10 punti del reddito di dignità

10 punti del reddito di dignità

Sono diversi gli accorgimenti sulla base dei quali è possibile varare una legge nazionale anche a partire dalle diverse proposte che sono già in campo. Tuttavia riteniamo utile segnalare le seguenti priorità.

  1. Un reddito individuale attraverso l’erogazione di un beneficio in denaro e destinato a sostenere la persona, ricordando che i sistemi di redditi minimi adeguati debbano stabilirsi almeno al 60% del reddito mediano dello Stato membro interessato (come espressamente previsto al punto 15 della Risoluzione del Parlamento europeo del 20 ottobre 2010 sul ruolo del Reddito Minimo, nella lotta contro la povertà e la promozione di una società inclusiva in Europa: e avvalorato dal Rapporto annuale 2014 dell’Istat su “La situazione del Paese”(pag. 227 228 – Tavola 5.17).
  2. Individuare i destinatari del Reddito Minimo o di Cittadinanza, considerando che per alcuni è uno strumento di valorizzazione ed autonomia di scelta del proprio percorso di vita, per altri sono necessarie misure di reinserimento sociale e per altri ancora è necessario attivare forme di promozione dell’occupazione.
  3. Stabilire una soglia di accesso tale da poter intervenire su tutti coloro che vivono al di sotto di una certa soglia economica (non meno del 60% del reddito mediano equivalente familiare disponibile) ed individuare eventualmente ulteriori interventi specifici, come quelli volti all’affermazione dell’autonomia sociale dei soggetti beneficiari compresi coloro che sono in formazione, cosi da garantire il diritto allo studio e, in particolare, per contrastare la dispersione scolastica e universitaria. Interventi che sono previsti nella maggior parte dei paesi dell’Unione europea sotto la forma di un “reddito di formazione” sia diretto che indiretto che si affianca al reddito minimo o di cittadinanza.
  4. I beneficiari dovranno essere residenti sul territorio nazionale.
  5. La durata temporale del beneficio sia destinata “fino al miglioramento della propria condizione economica” o comunque ad una replicabilità temporale dell’intervento cosi da non permettere che si rimanga senza alcun sostegno economico.
  6. Non contrapporre il Reddito Minimo o di Cittadinanza, e l’integrazione sociale e la garanzia ad una vita dignitosa attraverso l’obbligo all’integrazione lavorativa. In sostanza che“il coinvolgimento attivo non deve sostituirsi all’inclusione sociale e chiunque deve poter disporre di un Reddito Minimo, e di servizi sociali di qualità a prescindere dalla propria partecipazione al mercato del lavoro” (Relazione per Risoluzione europea sul Coinvolgimento delle persone escluse dal mercato del lavoro – 8 aprile 2009).
  7. Incentivare la libertà della scelta lavorativa come misura di contrasto dell’esclusione sociale può evitare la ricattabilità dei soggetti in difficoltà economica. In questo caso il concetto di “congruità dell’offerta di lavoro” e non dunque “l’obbligatorietà del lavoro purché sia” può ben riferirsi alla necessità di valorizzare il soggetto beneficiario ed a trovare tutti gli strumenti utili affinché l’integrazione al lavoro tenga conto delle sue esperienze, delle sue capacità e competenze e dunque a non generare comportamenti di vessazione e imposizione verso il beneficiario. Perché “la causa di un’apparente esclusione dal mondo del lavoro può risiedere nella mancanza di sufficienti opportunità occupazionali dignitose piuttosto che nella mancanza di sforzi individuali” (Risoluzione sul Coinvolgimento delle persone escluse dal mercato del lavoro– 8 aprile 2009).
  8. Costruire un sistema integrato, oltre l’erogazione del beneficio economico, con le altre misure di welfare sociale e di servizi di qualità con il coordinamento tra gli organi preposti alla loro erogazione (Regioni e Comuni) così da definire un ventaglio di interventi mirati e diversificati a seconda delle necessità e delle difficoltà della persona e che mirano ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa.
  9. Affiancare il Reddito Minimo o di Cittadinanza all’individuazione di un progetto di integrazione sociale individuale condiviso con il beneficiario che lo richiede.
  10. Rafforzare i servizi e il sistema dei centri per l’impiego pubblici destinandoli a centri per l’impiego ed i diritti in cui potersi rivolgere anche per l’erogazione del Reddito Minimo o di Cittadinanza.
29 Dicembre 2017 / by / in
Povertà: Berlusconi, mai discussa proposta reddito di dignità

ROMA 28 DICEMBRE – Dopo anni di tagli alle politiche sociali, di politiche di austerità, a favore delle grandi imprese, delle banche e dei più abbienti, causa di un aumento spropositato di disuguaglianze e povertà, e dopo aver drasticamente tagliato a 100 milioni nell’anno 2011 il Fondo per la non autosufficienza, ora Berlusconi, guarda caso proprio a ridosso della campagna elettorale, tenta di prendere in giro i cittadini parlando di reddito di dignità. Un’ipocrisia enorme ancor più grave perchè agita da chi è stato il campione del liberismo economico per anni, il teorico dell’abbattimento del ruolo del pubblico in economia, lo stesso che ha prima negato l’arrivo della crisi nel 2008, per poi rimuoverla dall’agenda politica, invocando magari soluzioni come “sposati uno ricco”. Sono le politiche economiche e sociali portate avanti da Forza Italia e dal suo leader, purtroppo oggi portate avanti dai governi che si sono succeduti negli ultimi anni, ad aver fatto triplicare i numeri della povertà sino a 5 milioni ed a 18 milioni quelli a rischio esclusione sociale, mentre i miliardari nel paese sono triplicati arrivando ad essere 342.
Il reddito di dignità è una campagna promossa da Libera-Gruppo Abele ed ora confluita nella Rete dei Numeri Pari, che mette insieme centinaia di realtà del sociale, parrocchie, sindacati, giuristi ed economisti come quelli del Basic Income Network che hanno elaborato la proposta alimentandola con studi, risoluzioni europee o documenti relativi a Carte o Trattati europei, e anni di lotte sul campo. Tra questi principi irrinunciabili che hanno definito la proposta, per citarne alcuni, ci sono: l’individualità della misura, la non vessazione del beneficiario attraverso stringenti contropartite e forme di condizionamento, l’accessibilità per coloro che ne hanno diritto, la residenza e non la cittadinanza, il diritto a servizi di qualità oltre il beneficio economico, la durata e l’ammontare del beneficio.

Alla proposta promossa dalla Rete dei Numeri Pari hanno aderito i gruppi parlamentari del M5S, di SI e di una parte del PD. Proposta che non è mai stata calendarizzata per essere discussa in Parlamento. “Forza Italia non ha mai voluto discutere la proposta con noi – afferma Giuseppe De Marzo, coordinatore della RNP – nonostante più forze politiche fossero d’accordo. Ora abusa anche del nome della nostra campagna. Perché, invece, non ci hanno mai chiamato? Perché non hanno mai messo al centro delle loro politiche la lotta alla povertà ed alle disuguaglianze? Se vogliamo che anche nel nostro paese possa essere introdotta una misura universale di sostegno al reddito come avviene in tutti i paesi UE e come prevede l’art.34 della Carta di Nizza, Berlusconi può aderire alla nostra campagna e troveremmo in 5 minuti la maggioranza in Parlamento, vista la disponibilità delle altre forze politiche e di molti parlamentari. Bisogna essere seri e non prendere in giro chi è in difficoltà e merita risposte puntuali ed efficaci, non certo slogan”.

28 Dicembre 2017 / by / in
Roma 16 dicembre 2017: reddito e diritti in piazza senza confini

“Diritti senza confini”. Questo il titolo della manifestazione meticcia che ha attraversato Roma lo scorso 16 dicembre. Decine di migliaia di persone hanno animato una manifestazione inedita nella sua composizione, che ha denunciato la trasformazione del welfare in elemosina, l’individuazione dei poveri e dei migranti come nemici da combattere, la repressione del dissenso e della lotta per i diritti. Sono i dispositivi legislativi come la Bossi-Fini, la Minniti-Orlando, il decreto Lupi, il taglio del 90% al FNPS, l’assenza di una misura universale di sostegno al reddito, il pareggio di bilancio inserito in Costituzione con la modifica dell’art.81 a confermarlo.
La manifestazione promossa dai movimenti dei migranti, a partire dalla Coalizione Internazionale Sans Papier, da quelli per il diritto all’abitare, dalla rete dei Numeri Pari e da tantissime altre realtà sociali ha messo per la prima volta insieme proposte e pezzi di società, solo apparentemente diversi, impegnati nella difesa e nella conquista dei diritti che in questi ultimi anni sono andati perduti: casa, reddito, lavoro, diritti dei migranti e rifugiati, libertà, saperi e conoscenza. Ed è proprio perché rifiuta la categorizzazione e la semplificazione di questioni così complesse, legate così profondamente alla vita delle persone, che la manifestazione del 16 dicembre è riuscita a dar vita ad uno spazio pubblico in cui unire le voci, le proposte e le lotte di chi è convinto che i diritti sociali, la dignità di ogni essere umano e l’impegno contro ogni forma di ingiustizia sociale e razzismo siano le fondamenta sulle quali ricostruire democrazia e partecipazione.
È questo il tema ineludibile per il futuro dell’Italia e dell’Europa: la crisi la si sconfigge continuando a mettere al centro competitività e politiche di austerità oppure investendo per contrastare l’enorme aumento delle diseguaglianze e della povertà che minano coesione sociale, qualità dello sviluppo, a discapito della partecipazione dei cittadini alla vita pubblica? Siamo ancora disponibili a semplificare il dibattito sostenendo che non possiamo più permetterci i diritti sociali, la casa, un lavoro dignitoso, il diritto all’accoglienza, il sostegno al reddito, perché rappresentano un “costo” insostenibile, fingendo di non sapere che questo significa inevitabilmente la fine della democrazia per come l’abbiamo conosciuta in Europa? E siamo così sicuri di poter affermare che i diritti sociali siano un “costo” invece che un investimento ed un obbligo, così come previsto dalla nostra Costituzione, dalla stessa carta di Nizza e da numerose risoluzioni del PE?
Gli studi ed i dati sull’aumento delle diseguaglianze e sull’aumento delle grandi ricchezze private dimostrano come il problema della povertà in Europa non consista nella scarsità di risorse in tempi di crisi, ma nel modo in cui la ricchezza è distribuita, nei tagli al welfare e nella perdita di centralità delle politiche sociali e fiscali come strumento di contrasto alle disuguaglianze. Ad esempio nel nostro paese negli ultimi 9 anni la povertà assoluta è triplicata- oggi sono 4,8 milioni gli italiani in questa condizione- così come il numero dei miliardari, arrivati a 342. A questo dobbiamo aggiungere il fatto che la robotica, la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale hanno determinato un cambiamento irreversibile: la produzione di beni e servizi necessita sempre meno lavoro salariato. Ne conseguono condizioni sempre più sfavorevoli per i salariati, una disoccupazione in aumento con un inevitabile pressione alla riduzione ulteriore dei salari.
Ma quello che oggi preoccupa maggiormente è il silenzio del governo e della politica su quanto contenuto negli ultimi rapporti Istat, Eurostat e Censis. Tutti gli studi denunciano un sistema di protezione sociale tra i meno efficaci d’Europa, ormai incapace di far fronte all’aumento senza precedenti di diseguaglianza e povertà, un progressivo peggioramento del mercato del lavoro, un paese nel quale sono i giovani tra i 15 ed i 34 anni a pagare il prezzo più alto della crisi e, soprattutto, un paese nel quale più di 18 milioni di persone sono a rischio povertà ed esclusione sociale! Un dato senza precedenti nella storia repubblicana. Tutto questo avviene anche in presenza di una crescita economica, smentendo la famosa tesi liberista secondo la quale prima bisogna occuparsi della crescita, e poi di esseri umani ed ambiente. La verità è che di esseri umani e di ambiente non ci si occupa, perché questa governance produce norme e dispositivi disumanizzanti, che tutelano solo gli interessi delle elite economico e finanziarie. E’ questa a nostro avviso l’emergenza a cui siamo chiamati a dare priorità.  Ignorare questo gigantesco problema che riguarda un terzo della popolazione equivale ad infilare la testa sotto la sabbia, fingendo di non vedere che in assenza di risposte il vuoto viene già colmato da populismo, razzismo, nazionalismo. A questo si aggiungono le mafie, capaci di sfruttare la situazione di difficoltà e di maggiore ricattabilità di chi è in difficoltà o ai margini, aumentando il potere di penetrazione culturale, sociale ed economico, offrendo lavoro, welfare e sicurezza, sostituendosi alla Repubblica.
Che fare quindi per rimettere al centro del dibattito pubblico e politico, in questa nuova fase della storia, la centralità dei diritti e l’impegno per la giustizia sociale, contro ogni forma di razzismo ed esclusione? L’unica strada praticabile è quella di lavorare per costruire un nuovo blocco sociale che abbia nella testa e nel cuore la necessità di perseguire quei valori e quegli obblighi iscritti nella Costituzione italiana, mai così disattesa e tradita. Non ci sono altre strade, né scorciatoie che possano garantire la costruzione di un punto di vista culturale condiviso che possa ribaltare l’attuale stato di cose. Per questo la manifestazione del 16 con le sue proposte e con la sua composizione plurale, rappresenta un segnale di grande speranza per tutti e tutte. In piazza è sceso per la prima volta un nuovo blocco sociale, che non mette in contraddizione i diritti, riconosce ed accetta la complessità della crisi, e lavora per costruire un punto di vista che attraverso ciascuna lotta particolare diviene generale.
Per chi si batte da anni per istituire anche nel nostro paese una forma di reddito minimo garantito, lo spazio pubblico emerso attraverso la manifestazione del 16 rappresenta una gran bella notizia ed un’opportunità concreta per continuare a rafforzare nella società le alleanze e le ragioni culturali, politiche ed economiche del diritto al reddito.
Giuseppe De Marzo
Responsabile naz Libera per le Politiche Sociali

20 Dicembre 2017 / by / in ,
La vera misura della povertà

Sono trascorsi già quattro anni da quando il World Economic Forum di Davos ha identificato nella crescente disuguaglianza economica la maggiore minaccia alla stabilità sociale, tre da quando la Banca Mondiale ha dichiarato il proprio obiettivo di eradicazione della povertà e appena due da quando i leader mondiali hanno sottoscritto l’Agenda 2030 contenente i 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile mettendo al primo posto quello della “povertà zero”. Eppure il divario tra ricchi e poveri non solo si è allargato, ma ha raggiunto dimensioni allarmanti.

Secondo Oxfam, la ricchezza detenuta dall’1% della popolazione mondiale supera quella del restante 99%. Per dirla in parole povere, bastano 8 ‘Paperoni’ del pianeta per fare la ricchezza dei 3,6 miliardi più poveri. Ma questa è solo l’istantanea di un processo in corso. Notizie sempre più negative e sempre peggiori si susseguono ogni giorno e, in un mondo dove oltre un miliardo di persone vive con meno di 1,25 dollari al giorno e 1 su 9 non ha nemmeno abbastanza da mangiare, è proprio l’Italia a detenere uno dei primati in negativo.

Mentre si continua a dire che il PIL è cresciuto dell’1,7% sull’anno, i dati Eurostat raccontano però che l’Italia è il Paese che ha più poveri in Europa. L’Istat non è da meno: nel 2016, infatti, si stima siano ancora 1 milione e 619 mila le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta, nelle quali vivono 4 milioni e 742 mila individui, e 2 milioni 734mila famiglie, 8 milioni 465mila individui, che versano in uno stato di povertà relativa. La nostra penisola conta diciotto milioni di persone a rischio povertà o esclusione sociale, il 30% della popolazione residente. Il recente rapporto Censis sulla situazione sociale nel paese, restituisce la fotografia di un’evoluzione della povertà del 165% rispetto al 2007, ovvero prima della crisi.

L’aumento delle persone in povertà assoluta convive con l’intensificazione della condizione della povertà assoluta, poiché i redditi delle famiglie coinvolte si è allontanato ancor di più dalla soglia di accesso alla povertà. Sempre in parole spicciole: mentre i più ricchi, soprattutto i molto ricchi, diventano ancora più ricchi, così i poveri, soprattutto i molto poveri, diventano ancora più poveri in linea con le crescenti disuguaglianze socio-economiche di questi anni. Una concentrazione che vede protagonisti soprattutto le famiglie straniere, che è probabilmente il dato più nuovo su cui porre attenzione, i minori, i giovani e le famiglie numerose.

Sono aumentati i disoccupati e gli inoccupati, è cresciuto il numero dei lavoratori poveri il cui reddito insufficiente ne pregiudica le capacità di autodeterminazione, è peggiorata la condizione minorile e giovanile (ad esempio l’altissimo numero dei giovani che non studiano e non lavorano), si sono aggravate le discriminazioni di genere per quanto riguarda accesso al mercato del lavoro, retribuzione e assegni pensionistici. Inoltre, 100.000 italiani hanno lasciato il paese nell’ultimo anno in cerca di miglior fortuna, si è rafforzato il potere delle mafie e il loro potere di penetrazione economico culturale a causa del ricatto economico e si approfondisce la disuguaglianza territoriale aggravando ulteriormente la questione meridionale.

In tutti questi anni l’incremento della povertà ha comportato un aumento delle disuguaglianze. In Europa, stante all’indice Gini di disuguaglianza di reddito, solo la Gran Bretagna sembra aver fatto peggio dell’Italia. Non si è risposto alla crisi con più welfare, ma con meno welfare, che è stato uno degli ambiti maggiormente sacrificati per il recupero di risorse a favore di un auspicato nuovo sviluppo dell’economia. Anche nei settori in cui la spesa sociale non è arretrata, di fatto i livelli di welfare non sono stati in grado di contrastare l’erosione sociale di molte fasce di ceto popolare ed anche di ceto medio. Il dato delle 350.000 sentenze di sfratto negli ultimi 5 anni in Italia per “morosità incolpevole” è significativo della totale disattenzione nei confronti delle così dette “nuove povertà”.

È evidente che questo incremento mostruoso della povertà sia stato indotto anche dai massicci tagli alle spese sociali nei bilanci nazionali e, soprattutto, comunali. Ed ecco come l’impatto di politiche di bilancio che hanno privilegiato la sicurezza economica di una classe di privilegiati hanno invece lasciato soli e fragili non solo gli individui, ma anche tutti quegli organismi sociali, dal mondo del volontariato e del terzo settore, che tradizionalmente sono i primi ammortizzatori della povertà.

A niente servirà la recente misura del Reddito di Inclusione (REI) per cui verranno stanziati 1,7 miliardi nel 2018 e circa 1,8 nel 2019, con un recente aumento di 300 milioni, dato che per affrontare l’emergenza sociale sopra descritta ne servirebbero 5 in più all’anno. Dieci volte in più per una misura strutturale di reddito minimo, essenziale per affrontare il “rischio povertà”. Ed ecco che, di nuovo, si ripresenta la lotta del povero contro il più povero: infatti la misura ne raggiungerà solo 1 su 4.

In questo panorama, è chiaro che la principale vittima della disuguaglianza è la democrazia, in quanto i mezzi di sopravvivenza e di vita dignitosa, sempre più tagliati, sempre più scarsi, sempre più in mano a pochi, ricercati ed inaccessibili, diventano oggetto di una rivalità tra i privilegiati ed i bisognosi lasciati senza supporto, condannati a rimanere nella propria condizione. Una situazione che è la conseguenza diretta di aver sostituto la competizione e la rivalità alla cooperazione e alla coabitazione basata sulla reciprocità, sull’integrazione e l’inserimento sociale di chi è rimasto ai margini. Se lasciata senza controllo, la crescente disuguaglianza continuerà ad essere una lacerazione delle nostre società, causando un aumento della criminalità e dell’insicurezza e pregiudicando l’esito della lotta alla povertà.

Questo non è però un destino ineluttabile, esiste una visione positiva di un futuro possibile, che vede uniti, in una geografia della speranza, tutti i soggetti e le realtà del sociale convinte che i diritti sociali, la dignità di ogni essere umano e l’impegno contro ogni forma di ingiustizia sociale e razzismo siano le fondamenta sulle quali ricostruire democrazia e partecipazione.

Tutti e tutte quelle persone che auspicano l’istituzione di un Reddito di Dignità che metta finalmente al passo anche l’Italia con tutti gli altri Stati dell’Unione Europea. La Costituzione europea, infatti, detta dei criteri e stabilisce che nessun cittadino deve scendere in termini di reddito personale sotto la soglia del 60% del reddito mediano pro-capite dello Stato di riferimento, linea invalicabile per garantire l’intangibilità della dignità umana. Il Reddito di Dignità, così come pensato dalla Rete dei Numeri Pari, che unisce centinaia di realtà sociali diffuse in tutta Italia, permette di costruire un pensiero, una consapevolezza ed una proposta più forte per contrastare le pericolose tendenze culturali imposte dalle politiche di austerità: darwinismo sociale, universalismo selettivo e istituzionalizzazione della povertà. Si tratta non solo di superare lo “spezzatino” delle tante ma insufficienti, e a volte contraddittorie, misure assistenziali, ma anche di unire ad un doveroso atto di giustizia sociale l’occasione di riconnettere le risorse individuali e familiari alle esigenze scoperte delle comunità locali, restituendo protagonismo e autorevolezza sociale alle persone che vivono una condizione di marginalità e rischiano la deriva dell’emarginazione e della completa deprivazione sociale. Un reddito di dignità che coinvolga i residenti, e non solo i cittadini, e che superi così il pericoloso vuoto legislativo dello ius soli.

L’aumento del divario tra ricchi e poveri non è un fenomeno inevitabile, quindi, ma la conseguenza di scelte politiche il cui scopo era proprio quello. Non è un caso la situazione in cui ci troviamo. È compito della geografia della speranza, dei vinti che hanno subito le conseguenze della crisi e le pagano tutt’ora, mettersi insieme ed invertire la rotta. Ed è per questo che la manifestazione del 16 dicembre, che riunirà insieme i dannati della globalizzazione e della colonizzazione economico finanziaria, oggi più che mai rappresenta uno spazio pubblico in cui unire le voci e rimettere al centro dell’agenda politica la dignità umana.

 

 

16 Dicembre 2017 / by / in
Manifestazione Nazionale del 16 dicembre – APPELLO

      

Appello per uguali diritti e contro la ghettizzazione dei migranti/profughi

Manifestazione Nazionale del 16 dicembre

Ore 14°° – Piazza della Repubblica Roma

 

Siamo quelle donne e quegli uomini che attraversano il pianeta, decine di milioni di persone strappate alla loro terra e ai loro cari dalle scelte geopolitiche, economiche e ambientali dei potenti, costrette ogni giorno a combattere contro i fili spinati e i muri fisici e ideologici. Siamo i dannati della globalizzazione e delle politiche antisociali imposte dall’Unione europea e dalla Banca centrale europea (BCE) alle popolazioni d’Europa e d’Italia, che privano le persone del reddito, del lavoro e dell’alloggio indipendentemente dalla provenienza geografica.

Basta parlare di noi, su di noi, contro di noi, o al posto nostro. Basta fare affari sulla nostra pelle, basta guadagnare voti sulla scelta di accoglierci o di cacciarci. Non abbiamo bisogno di retorica interessata, abbiamo bisogno di fatti. Il razzismo, lo sfruttamento sociale e lavorativo che viviamo concretamente non è possibile batterlo con la carità né speculando sulle nostre vite. Il razzismo si sta diffondendo proprio tra chi sta più in difficoltà, tra le persone più povere. Il cambiamento che vogliamo non può riguardare solo la nostra condizione ma anche quella di quanti soffrono uno stato di ingiustizia e di privazione. Grazie ai tagli allo stato sociale e alla ghettizzazione di ampie fasce della società che molti territori, secondo una logica di confino e militarizzazione, sono stati trasformati in discariche di bisogni e depositi di ingiustizie sociali.

Partendo dall’impegno costante nei territori, creando e valorizzando buone pratiche condivise, le nostre storie si sono intrecciate nella condivisione dei bisogni comuni, consapevoli di dover prendere il nostro destino nelle nostre mani per ottenere il riscatto sociale e rifiutare le campagne xenofobe e razziste condotte sulla nostra pelle, di qualsiasi colore essa sia. Riteniamo l’insieme degli attuali dispositivi legislativi italiani (Bossi – Fini con il legame tra permesso di soggiorno e contratto di lavoro; Minniti – Orlando; decreto Lupi) ed europei (Regolamento Dublino III) un tentativo di camuffamento della realtà che vuole far passare i migranti e i profughi come i responsabili primi delle disuguaglianze sociali. Gli obiettivi dichiarati sono la trasformazione del welfare in elemosina da elargire agli ultimi e l’individuazione del povero e del migrante come nemico da combattere, specchio inquietante di una società che si vuole governare con la paura e lo sfruttamento, contrastando e reprimendo le forme di dissenso e di lotta per i diritti.

Consideriamo inaccettabile che chi nasce e cresce sul territorio italiano faccia fatica a essere riconosciuto come cittadino italiano. Basti osservare le reazioni scomposte al tentativo poco convinto di introdurre lo ius soli, alle quali opponiamo la certezza incrollabile che la politica si debba assumere la responsabilità di una legge sulla cittadinanza per le cosiddette seconde generazioni. Senza dimenticare la condizione dei minore straniero non accompagnato. Siamo convinti che una parte significativa della filiera dei centri d’accoglienza neghi quotidianamente i nostri diritti e faccia invece parte a pieno titolo del sistema di sfruttamento economico, lavorativo e sociale che nega i nostri bisogni e colpisce la dignità non solo dei profughi ma anche degli operatori. Si vogliono trasformare le persone in oggetti invisibili e senza diritti, esattamente come si sente invisibile chi è in un centro d’accoglienza o chi è ancora privo di un permesso di soggiorno. Crediamo che la regolarizzazione sia l’unica via per restituire dignità a queste persone.

Oggi la filiera dell’accoglienza è diventata troppo spesso la giustificazione umanitaria per alimentare un business che mantiene in una condizione di ricatto permanente le persone, permettendo l’arricchimento di cooperative e gestori dei centri.

A partire dal lavoro nei territori e dalle pratiche quotidiane, abbiamo condiviso la necessità di coniugare antirazzismo, antisessismo, lotta per la giustizia sociale e la libertà di circolazione e di residenza. È per questo che abbiamo deciso di organizzare una manifestazione nazionale a Roma il 16 dicembre per rivendicare la giustizia sociale e il diritto all’uguaglianza per tutte e tutti.

La manifestazione che vogliamo costruire è promossa pertanto proprio da noi, i dannati della globalizzazione e della colonizzazione economico finanziaria, uomini e donne in fuga o sfruttati. Non è la manifestazione che parla di noi, è la nostra manifestazione, per prendere parola e spiegare la nostra piattaforma rivendicativa, gli obiettivi concreti della nostra lotta.

Proponiamo ed invitiamo tutte le realtà laiche e religiose, i movimenti antirazzisti a condividere e promuovere questa manifestazione nazionale partendo da una piattaforma articolata sui seguenti punti:

  • Per la libertà di circolazione e di residenza;
  • Per il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari ai profughi a cui non è stata riconosciuta la protezione internazionale;
  • Per la regolarizzazione generalizzata dei migranti presenti in Italia; ·Per la solidarietà, l’antirazzismo e la giustizia sociale;
  • Per la regolarizzazione dei migranti presenti in Italia;
  • Per l’abolizione delle leggi repressive (Bossi-Fini, Minniti – Orlando e Dublino III); ·Per la rottura del vincolo permesso di soggiorno/contratto di lavoro e residenza; ·Per il diritto all’iscrizione anagrafica;
  • Contro i lager e gli accordi di deportazione;
  • Per la cancellazione dell’art 5 della legge Lupi e della legge sulla Sicurezza urbana; ·Per un’accoglienza un lavoro dignitosi per tutti e tutte;
  • Contro qualsiasi forma di ghettizzazione;
  • Per spese servizi sociali fuori dal patto di stabilità;
  • Per il diritto al reddito minimo per tutte e tutti

 

Gli aderenti

CISPM (Coalizione Internazionale Sans-Papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti asilo) – Movimento Migranti e Rifugiati – Ex OPG “Je So Pazzo” – Associazione Ivoriani e Fratelli di West Africa – Napoli Direzione Opposta (NDO) – Associazione Senegalese Torino – Comitato Solidarietà Migranti – Federazione del Sociale USB – Osservatorio sul disagio abitativo – Associazione ASAHI – Movimento Profughi Conetta-Cona – C.S.C Nuvola Rossa – Collettivo autonomo Altra Lamezia – C.S.O.A Angelina Cartella – SOS Rosarno – USB (Unione Sindacale di Base) – Askavusa – Collettivo Autogestito CasaRossa40 – Asd Atletico Brigante – Benevento Antirazzista – Movimento per il diritto all’abitare – Progetto Diritti – Coordinamento Lavoratori agricoli USB – Movimento Profughi – Associazione La Torre di Babele – Coordinamento Migranti Toscana Nord – Un Mondo di Mondi – Campagna #Overthe fortress – Progetto Melting Pot Europa – Centri Sociali Autogestiti Marche – Ambasciata dei Diritti Marche – Laboratorio Insurgencia – Associazione Senegalesi Napoli – Associazione il brigante Società dei territorialisti – Il Salto – JVP Italia – Associazione degli Ivoriani di Napoli – Fronte Popolare Autorganizzato-SI Cobas – LasciateCIEntrare – Contropiano – Rete Antirazzista Catanese – Piattaforma sociale Eurostop – Associazione Diaspora del centro Sud – Associazione culturale Cotroneinforma – Movimento Mamme del mondo – Movimento di lotta per l’abitare Napoli – TPO Bologna – Labàs Bologna – Comitato Immigrati Italia – Centri sociali Nord Est – AdL Cobas – Indigenous People of Biafra – Umangat-Migrante – Casamadiba – CISPM (Coalizione Internazionale Sans-Papiers, Migranti, Rifugiati e Richiedenti asilo) Germania – Sprar Roma WELLcHOME – Cobas Scuola di Catania – Associazione Transglobal – COASER (Coordinadora di Associazione Ecuador) – Rete Numeri Pari – Cinecittà Bene Comune – Asinitas – Baobab Experience – Vita di Donna Onlus – L’Altra Europa con Tsipras- Rifondazione Comunista – Comunità Emmaus Ferrara – L’AltraEuropa_Laboratorio Venezia- Collettivo Mamadou – WILPF- Italia (Womens International League for Peace and Freedom- Lega Internazionale delle donne per la Pace e la libertà)

Per promozione / informazioni /comunicazioni ed adesioni:

manifestazioneroma16dicembre@gmail.com

Scarica la cartellina con i materiali

3 Dicembre 2017 / by / in ,