ARTICOLIMUTUALISMO SOCIALE

Dall’ex clinica nasce un teatro “Ecco il senso della comunità”

Le famiglie dell’associazione di Casal Boccone hanno mantenuto la struttura, due palazzine di sei piani, un parco e una sala convegni: si sono autotassate per fare manutenzione, ripulire il parco e metterlo a disposizione dei residenti, soprattutto degli anziani.

Hanno recuperato un teatro per aprirlo al quartiere. Il modello per fronteggiare la fame di alloggi e di servizi sociali viene da Casal Boccone, poco più di diecimila residenti tra San Basilio, Castel Giubileo e la Marcigliana. Siamo nell’ex clinica Roma, fino al 2011 una casa di riposo per anziani gestita dal Comune, poi chiusa e abbandonata al suo destino. Nel corso degli anni è stata occupata e autogestita da oltre cento famiglie italiane e straniere, di cui molte residenti nel III municipio; tra di loro c’è chi ha perso la casa per uno sfratto, chi ha perso il lavoro e chi si deve accontentare di impieghi saltuari e stagionali. È nata così l’associazione Comunità di Casal Boccone, fatta di 130 famiglie che da anni gestiscono la struttura con un dialogo continuo con il municipio; giunte di centrodestra, 5Stelle e ora di centrosinistra, nessuna esclusa.

Un modello di condivisione che dà i suoi frutti. Le famiglie dell’associazione hanno mantenuto la struttura, due palazzine di sei piani, un parco e una sala convegni: si sono organizzati per fare manutenzione, ripulire il parco e metterlo a disposizione dei residenti, soprattutto degli anziani. E c’è anche uno spiazzo dove oltre 100 bambini trascorrono le giornate extrascolastiche sotto il controllo di adulti, si organizzano feste e iniziative di solidarietà. Non solo. La sala convegni è diventata un teatro sociale che aprirà sabato e sarà un punto di riferimento per il quartiere: la grande sala ospiterà gratis spettacoli, organizzerà laboratori di teatro, spazi espositivi e assemblee sui temi cari al quartiere, alcuni gruppi si sono fatti avanti e nei prossimi giorni inizieranno i primi stage.

A gestire il progetto è l’associazione delle famiglie che fa parte della Rete dei Numeri Pari, «una piattaforma che raccoglie circa 500 realtà sociali – spiega il responsabile Giuseppe De Marzo – che si batte contro la povertà e l’esclusione sociale». Il progetto Casal Boccone è nato anche con il confronto con il municipio : dialogo e cultura possono fronteggiare le emergenze sociali.

Magdalena Gavrilescu: “Far rivivere un edificio vuoto serve a contrastare il disagio”

Magdalena Gavrilescu, 39 anni, membro dell’associazione di Casal Boccone è in procinto di diventare un’assistente socio sanitario.

Perché è importante la vostra associazione e la Rete dei Numeri Pari?

Senza di noi la struttura sarebbe stata abbandonata, ci siamo occupati della manutenzione de due palazzi e del parco interno, pagando con i nostri soldi, i servizi sono lontani e facciamo tutto a nostre spese, non sempre è facile. Per i lavori tecnici paghiamo operai specializzati.

Vivere nello stesso spazio condiviso con il quartiere è un nuovo modello?

Bisogna cambiare visione, il palazzo era in condizione di degrado e gli anziani erano stati mandati via. Ora è una struttura aperta a tutti. Possiamo definirla un nuovo modello socio-abitativo, una soluzione all’emergenza casa.

Così si fa comunità e si lotta contro il disagio?

Abbiamo fatto spettacoli, assemblee, costruito una ludoteca. Nei palazzi vicini ci conoscono, ci apprezzano: dobbiamo rompere l’isolamento di chi vive in emergenza abitativa. Chi vive a Casal Boccone sa che può fare una passeggiata in un giardino curato, usufruire della ludoteca o organizzare gratis spettacoli teatrali. Un bene comune a disposizione di tutti.

Come sono i rapporti con il Comune?

Sono buoni, quando abbiamo aperto la ludoteca è venuta anche l’ex presidente del municipio, abbiamo sempre fatto tutti i passaggi con le istituzioni locali, d’altronde abbiamo 100 bambini iscritti nelle scuole di questo quartiere e stiamo tutelando famiglie che da sette anni vivono qui.

Cosa chiedete al Comune?

Tenere sempre presente il diritto alla casa: la maggior parte delle persone che vivono qui sono disoccupate, povere e senza questa struttura non avrebbero un tetto.

 

Serena Lacché: “Laboratori e spazi culturali aperti per tutto il quartiere”

Serena Lacché, 22 anni, è una delle volontarie che vie nel palazzo di Casal Boccone.

Come nasce il teatro?

L’idea nasce da una sala che altrimenti sarebbe rimasta abbandonata. Lo abbiamo ripulito e mantenuto in condizioni decorose: ci stavamo provando da sette anni, ora abbiamo trovato persone valide che ci hanno aiutato. Anche grazie a loro faremo laboratori e spettacoli gratuiti a offerta libera per mantenere la struttura in modo autosostenibile.

Quali sono le relazioni nel quartiere?

Ci siamo presentati agli altri residenti, abbiamo fatto una riunione in municipio e raccontato i nostri progetti. Tanti di loro già ci conoscono e si sono detti molto interessati. I rapporti con il quartiere sono molto buoni. Sono tutti invitati il 29 settembre: il teatro è per loro, è a loro disposizione.

C'è partecipazione intorno a voi?

Sì, contiamo anche su un professore universitario che farà corsi e laboratori a titolo gratuito. Vogliamo far capire che anche dalle emergenze abitative spesso nascono cose positive come questa, che c’è fermento culturale e proposte molto valide per favorire l’integrazione sociale e lottare contro il degrado. Tutto ciò ha un grande valore per tutta la comunità e il suo quartiere. Come nel caso del teatro chi è interessato e vuole organizzare una compagnia è sempre benvenuto.

Come farete a diffondere questo messaggio?

Da sabato studieremo un programma di iniziative e spettacoli. Molte persone ci hanno conosciuto durante il giro tra le occupazioni romane alla presenza del vicesindaco Luca Bergamo. Ripeto, l’inclusione sociale nasce così. L’alternativa all’emergenza casa non può essere dormire per strada: la cultura è sempre un fattore positivo e nel nostro caso rappresenta una soluzione.

 

25 settembre 2018, Salvatore Giuffrida, Repubblica

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