L’energia delle lotte illumina il 4 Stelle!

L’energia delle lotte illumina il 4 Stelle!

Il 10 novembre un incendio si è sviluppato nell’ex hotel 4 Stelle, danneggiando una piccola parte dell’immobile.
I vigili del fuoco hanno dichiarato l’intera struttura inagibile dal punto di vista impiantistico, ma nonostante il distacco dell’acqua e della luce gli abitanti si sono organizzati per resistere, grazie anche alla tanta solidarietà ricevuta.

Dal 6 dicembre 2012, l’hotel 4 Stelle è abitato da circa 500 persone, di cui 150 minori molti nati proprio lì, in lotta per il diritto all’abitare. Nel clima di guerra ai poveri che si respira in questa città, l’incidente avvenuto potrebbe accelerare le procedure di sgombero nei confronti di persone che non chiedono assistenzialismo ma rivendicano il diritto alla casa, a un lavoro non sfruttato, al reddito, alla dignità.

Per ringraziare tutt* della solidarietà ricevuta, per festeggiare i 6 anni di occupazione e per continuare a sostenere le bambine e i bambini, le donne e gli uomini del 4 Stelle vi invitiamo a partecipare alla giornata del 2 dicembre costruendola insieme, con il contributo che ognun* ha voglia di dare!

Fai la tua parte, porta la tua arte!

#4StelleResiste #stopsgomberi #stopdistacchi #indivisibili

https://www.facebook.com/events/2004030886344779/

30 Novembre 2018 / by / in ,
Sei 1 di noi | 1° dicembre manifestazione cittadina a Roma

Sei un fioraio egiziano che si spacca la schiena per portare a casa 600 euro al mese e, un giorno qualunque, vieni aggredito solo per il colore della tua pelle?

Sei uno di noi.

Sei una madre costretta a occupare un bene pubblico dismesso perché sei in attesa da anni di una casa popolare?

Sei una di noi.

Sei un giovane ragazzo obbligato a pedalare per tutta Roma, ricevendo una paga di 4 euro a consegna senza alcuna tutela?

Sei uno di noi.

Sei socia di cooperativa che, dopo lo scandalo di Mafia Capitale, si sente additata come criminale anche se si fa in quattro dalla mattina alla sera a fianco dei più deboli?

Sei una di noi.

Sei un laureato costretto al lavoro gratuito e la tua unica prospettiva è l’emigrazione?

Sei uno di noi

Sei una donna che non può permettersi un figlio e che rotola tra dieci lavoretti?

Sei una di noi

Sei un abitante di questa città costretto ad aspettare un anno per un’ecografia in un ospedale pubblico?

Sei uno di noi.

Sei una rifugiata che ha affrontato l’inferno libico e, dopo aver subito la mala-accoglienza, è stata sgomberata dall’ abitazione in cui aveva creato esperienze di autogestione e mutualismo con la propria comunità?

Sei una di noi.

Sei una persona che ne ama un’altra dello stesso sesso e hai sempre più paura a camminare per strada mano nella mano?

Sei una di noi.

Sei nato o cresciuto in Italia ma non hai la cittadinanza per la mancata riforma della legge?

Sei uno di noi.

Sei una maestra che prova a creare esperienze di convivenza e solidarietà in una delle tante scuole meticce della metropoli romana?

Sei una di noi.

Sei un commerciante romano che resiste alla violenza delle Mafie, che vorrebbero costringerti a pagare il pizzo?

Sei uno di noi.

Sei costretta alla falsa partita IVA, al lavoro a somministrazione, alla precarietà permanente?

Sei uno di noi

Sei la mamma di una bambina rom che, mentre passeggiava, ha visto la propria piccola colpita alla schiena da una pistola ad aria compressa?

Sei una di noi.

NOI SIAMO QUESTI
Quelli che tentano di sopravvivere in una città piena di disuguaglianze e miseria.

Quelli che resistono, facendo le capriole per far quadrare i conti.

Non cadiamo nella trappola di considerare causa dei nostri mali chi sta peggio di noi o chi è nato altrove, perché sappiamo di essere dalla stessa parte.

NOI NON SIAMO
Gli imprenditori dell’odio e del rancore che soffiano sul razzismo e rievocano il fascismo.

I grandi costruttori e le Mafie che saccheggiano le nostre città.

Le multinazionali e la finanza che sfruttano il nostro lavoro e speculano sui nostri soldi.

Quelli che, raggiunti i luoghi di governo, distruggono i servizi pubblici e dimenticano i beni comuni.

I grandi potentati economici che arricchiscono i ricchi e impoveriscono i poveri.

Chi usa il potere, l’odio e il rancore per nascondere e non risolvere i nostri problemi sociali ed economici, non ci inganna.

COSA VOGLIAMO? DIGNITÀ E GIUSTIZIA SOCIALE
Eguaglianza, solidarietà, pari opportunità, partecipazione e accoglienza sono i principi in cui crediamo e che rivendichiamo.

La sicurezza che cerchiamo è innanzitutto quella economica e sociale: lavoro, reddito e casa dignitosi. Una scuola e una sanità pubbliche, universali e efficienti. Verde e spazi sociali per i nostri bambini.

Una città libera dalle Mafie e dai grandi poteri finanziari ed economici.

Una società libera da ogni tipo di discriminazione e di razzismo, secondo i principi conquistati dalla Resistenza, sanciti dalla Costituzione e smarriti dalla Repubblica.

Per questo chiediamo a tutti e tutte di prendere parola, di uscire dalle case e dai luoghi di lavoro; di incontrarci per conoscerci e riconoscerci sabato 1 dicembre in un corteo che partirà da Piazza della Repubblica alle ore 14:00

https://sei1dinoi.org/

30 Novembre 2018 / by / in , ,
“Sei 1 di noi” 30/11 incontro pubblico su Servizi e sicurezza sociale

Che cos’è e chi riguarda la sicurezza sociale? Quali scelte politiche richiede, per essere garantita? Chi può contribuire a rafforzarla?
Queste alcune delle domande che ci poniamo e su cui vogliamo confrontarci in questa assemblea cittadina.

Definire una spesa per i servizi sociali, adeguata al livello di disagio che oggi esprimono tutti i territori della città, significa ripensare alle priorità. Il crescente approccio assistenzialista delle politiche messe in campo e i pesanti tagli previsti per i servizi alla persona, a partire da quelli per l’integrazione, delineano uno scenario futuro più che preoccupante.

Alto sarà il prezzo che la società pagherà in termini di rischi per la sicurezza, se non si sostengono adeguatamente fragilità sociali e non si investe su azioni di prevenzione. Assistiamo sempre più ad un rilevante passo indietro sulle tante buone pratiche che, in questi
anni, le Organizzazioni del sociale hanno messo in piedi. I grandi cambiamenti sulla spesa sociale devono avvenire a livello nazionale ma, già oggi, è necessario mobilitarsi per far crescere la partecipazione sul territorio cittadino e sollecitare i necessari ed urgenti cambiamenti, che da subito si possono attivare.

Le Organizzazioni del sociale sono certe di di poter dare quel contributo essenziale, per declinare il termine sicurezza con adeguate azioni ed interventi nei servizi sociali.

Ne parleranno con:
FRANCESCA DANESE Forum del Terzo Settore
MARIO GERMAN DE LUCA CESV
GIUSEPPE DE MARZO Libera
DON NICOLA DI PONZIO Vice parroco s. Giustino
MASSIMO MARTORANA Il Trattore cooperativa sociale
CONCETTA RICCO Cospexa cooperativa sociale
MAURIZIO SIMMINI Iskra cooperativa sociale
CLAUDIO TOSI Cemea
ANNA VETTIGLI Legacoopsociali Lazio

Verso la manifestazione del 1 dicembre: https://www.facebook.com/events/292793531443977/

Evento fb assemblea 30 novembre: https://www.facebook.com/events/331434274335326/

30 Novembre 2018 / by / in , ,
Comunicato stampa Ri-Maflow | Firmato protocollo con la Prefettura e rimandato lo sgombero: primo passo verso una Ri-maflow 2.0

Come da sempre auspicato dalle lavoratrici e dai lavoratori che hanno dato vita al progetto RiMaflow, si è firmato oggi alle 9.30 presso la Prefettura di Milano un Protocollo di intesa tra UCL-Unicredit Leasing e la Cooperativa RiMaflow, con un importante ruolo di garanzia dell’imprenditore Marco Cabassi e del Direttore della Caritas ambrosiana Luciano Gualzetti.

 

L’Ufficiale giudiziario, in base al percorso concordato tra le parti, che prevede verifiche puntuali nei prossimi mesi, ha sospeso lo sfratto previsto in data odierna rinviandolo in data successiva al prossimo 30 aprile, ossia al termine dell’iter previsto.

 

UCL per la prima volta riconosce i lavoratori e le lavoratrici di RiMaflow e la loro Cooperativa come “fabbrica recuperata” e come controparte.

 

Oggi non si conclude il contenzioso, ma inizia un percorso molto impegnativo per RiMaflow e per i garanti, finalizzato al rilancio delle attività economiche e produttive che consenta ai 120 operai e artigiani di consolidare il lavoro e quindi il reddito.

 

Avremo quindi il tempo necessario (6 mesi) per programmare la nuova RiMaflow, una RiMaflow 2.0, senza le pressioni – spesso sproporzionate – volte al rispetto di normative che, senza un titolo di occupazione, eravamo in difficoltà ad ottemperare se non in tempi congrui. Rivendichiamo il merito della trasformazione di gran parte del lavoro informale iniziale in lavoro oggi regolare nel corso di questi anni.

 

Tra le varie opzioni possibili discusse con i garanti figura l’acquisizione degli immobili per tutte le attività di RiMaflow da parte di un gruppo di soggetti finanziatori che condividono il percorso di autogestione intrapreso: ciò significherà la definitiva uscita di scena di UCL dopo il 30 aprile.

 

A fronte di una proposta di UCL superiore ai prezzi di mercato per i capannoni di via Boccaccio 1, interamente da bonificare (tetti in amianto e sottosuolo inquinato) e con seri problemi strutturali, che in questi anni ne hanno reso impraticabile la vendita, RiMaflow e i garanti hanno comunicato che tale possibile acquisizione di immobile si indirizzerà verso una struttura più consona e più efficiente presente nel nostro territorio. UCL darà un contributo al fondo Caritas per il sostegno al lavoro, come richiesto da RiMaflow.

 

La Cooperativa ha riaperto nel frattempo i contatti con il Ministero dello Sviluppo Economico che, attraverso la CFI, finanzia i progetti di cooperazione nati da crisi aziendali.

 

Tra la continuità di presenza nei prossimi anni di RiMaflow nell’attuale sito di via Boccaccio 1, auspicata da UCL con la vendita a ‘noi’ del suo sito, e un sito più efficiente abbiamo deciso quest’ultima strada, come a volte praticato dalle stesse fabbriche recuperate argentine, che ci hanno ispirato, a fronte di luoghi produttivi ormai obsoleti. Siamo convinti peraltro che UCL, che con tanta tenacia aveva chiesto fino ad oggi il nostro sgombero, si troverà sul groppone per anni un immobile totalmente privo di valore e da bonificare.

 

Il Protocollo di oggi è per RiMaflow più utile di quello ‘di compromesso’ proposto dalla Prefettura 18 mesi fa, da noi accettato e che UCL si è rifiutata di sottoscrivere, perché avrebbe comportato alla lunga oneri decisamente proibitivi.

 

Peraltro RiMaflow vigilerà insieme ai cittadini di Trezzano sulle bonifiche obbligatorie che UCL dovrà effettuare nel sito di via Boccaccio 1 per evitare i danni all’ambiente e alla salute provocati dai capannoni dismessi (vedi Demalena).

 

UCL – ne siamo certi – dichiarerà di aver dato una proroga a tempo rispetto allo sgombero, che comunque sarà effettuato dopo il 30 aprile. Ma RiMaflow 2.0 dopo il 30 aprile non avrà più bisogno di UCL e la saluta volentieri!

 

Ringraziamo il Prefetto di Milano, dott. Saccone, per la sensibilità dimostrata e la dott.sa Giusi Massa che per anni ha seguito la vertenza RiMaflow, cercando una composizione del contenzioso: la firma di questo Protocollo è un risultato molto positivo per tutti i lavoratori e le lavoratrici.

 

Ci dispiace che della partita non sia stato il Comune di Trezzano, che in questi anni non è stato in grado di cogliere le potenzialità del progetto RiMaflow e non ha svolto in nessun momento un ruolo propositivo per favorire un accordo tra le parti, appellandosi ad un astratto concetto di legalità. Quando la legalità non coincide con la giustizia sociale qualcosa non funziona, dovrebbe essere noto!

 

La realtà è una sola: solo la mobilitazione dal basso, che si è concretizzata nella presenza di centinaia di persone oggi venute da tutta Italia per impedire lo sfratto, così come la mobilitazione di realtà sociali che apprezzano le scelte di solidarietà e mutualismo tra i lavoratori ha ottenuto questo risultato, riportando UCL a negoziare nella sede naturale della Prefettura di Milano.

 

Ci auguriamo ora che nei prossimi giorni Massimo Lettieri, presidente della Cooperativa, termini la detenzione ai domiciliari, uscendo definitivamente da un processo che lo aveva visto accusato in modo infamante per smaltimento illecito di rifiuti. Massimo deve essere di nuovo tra noi per il rilancio della nuova RiMaflow 2.0

 

Dal 12 al 14 aprile 2019 presso il sito di via Boccaccio 1 è da tempo convocato il 3° Incontro europeo delle imprese recuperate, realizzato con la collaborazione della Libera Masseria di Cisliano e il patrocinio dello stesso Comune di Cisliano. Oggi siamo sicuri di poter ospitare l’evento nella ‘nostra fabbrica’.

 

Cooperativa RiMaflow 349.6489063

Associazione Occupy Maflow 335.1213067

Trezzano sul Naviglio, 28 novembre 2018

28 Novembre 2018 / by / in ,
Il 28 Novembre dalle 8 di mattina saremo tutte e tutti a RiMaflow!

La mattina di mercoledì 28 novembre Unicredit Leasing rischia di cancellare con la forza la RiMaflow di Trezzano sul Naviglio, un’esperienza di autogestione operaia e di mutualismo che in quasi sei anni ha creato dal niente e senza aiuto alcuno 120 posti di lavoro.

Il Leasing caccia lavoratori e lavoratrici attraverso un decreto di sfratto nei confronti di Virum, un’immobiliare inadempiente e inesistente da anni nel sito.

Il decreto del Tribunale permette di ottenere la liberazione dell’area da persone e da cose mentre le istituzioni sbandierano un’inchiesta sullo smaltimento illecito dei rifiuti, che ha portato all’accusa infamante di RiMaflow come parte di un’associazione a delinquere e all’arresto del presidente della Cooperativa Massimo Lettieri: ossia il rovescio esatto di quanto fatto in questi anni come scelta ambientalista e di contrasto della criminalità organizzata sul nostro territorio da parte di RiMaflow!

Di questa inchiesta non si parla già più e si concluderà forse senza neppure celebrare un processo, mentre Virum si è sciolta come neve al sole ma sembra rimanere in vita solo per essere … oggetto dello sfratto! Unicredit Leasing non accetta la regolarizzazione dell’occupazione, come proposto anche dalla Prefettura di Milano per l’alto valore sociale dell’esperienza operaia di tutti questi anni, anni in cui la fabbrica sarebbe stata magari riempita di rifiuti poi dati alle fiamme, come succede ormai quotidianamente proprio in questi territori. Mentre se ciò non è avvenuto, come non è avvenuta alcuna altra conseguenza devastante di inquinamento – dati i tetti in amianto e il sottosuolo contaminato -, è proprio per la custodia del bene da parte dei lavoratori e delle lavoratrici presidianti.

Nessuna istituzione ha dato una mano a trasformare decine e decine di occasioni di lavoro informale in posti di lavoro regolari, ma decine e decine di operai e artigiani sono riusciti a regolarizzarsi proprio attraverso l’attività della Cooperativa RiMaflow colpita e messa in mora dall’inchiesta giudiziaria.

Proprio come in questi giorni a Riace o al Baobab Experience di Roma le istituzioni cancellano esempi straordinari e a noi vicini di accoglienza nel nome della ripristinata ‘legalità’, così nei confronti di RiMaflow istituzioni inadempienti gioiscono della ripristinata ‘legalità’, provocando il licenziamento per la seconda volta di 120 persone e restituendo all’abbandono e al degrado 30mila metri quadri di capannoni!

Noi non accettiamo questa situazione! Sono migliaia le personalità, le associazioni e i movimenti anche su scala internazionale, così come i semplici cittadini che hanno manifestato solidarietà a RiMaflow e hanno chiesto e chiedono un tavolo negoziale che impedisca lo sgombero.

Lo rivendicheremo fino al 28 mattina quando saremo ancora una volta tutte e tutti insieme a spiegare all’Ufficiale giudiziario le nostre ragioni e le soluzioni possibili alla controversia.

RiMaflow deve continuare a vivere e vivrà!

https://www.facebook.com/events/284023438986257/

27 Novembre 2018 / by / in ,
RiMaflow, a rischio sgombero dieci anni di fabbrica recuperata e di lotta

Ri-Maflow. A Trezzano sul Naviglio gli operai hanno creato la «Cittadella dell’altra economia». Giovanni Impastato: «Massima vicinanza»

MILANO

Uno degli ultimi messaggi di solidarietà è arrivato pochi giorni fa da oltre mille chilometri di distanza: «Massima vicinanza a chi ha tentato di riqualificare una fabbrica destinata alla chiusura creando una Cittadella dell’altra economia che oggi qualcuno vuole bloccare». Parole pronunciate a Cinisi da Giovanni Impastato, fratello di Peppino, durante un incontro pubblico intitolato «disobbedire non è reato».

IMPASTATO HA ABBRACCIATO e salutato uno degli operai della RiMaflow sceso a Cinisi a raccontare la storia di questa fabbrica di Trezzano sul Naviglio, 10 Km in linea d’aria dal Duomo di Milano, che da sei anni è diventata la principale esperienza di fabbrica recuperata in Italia, un villaggio solidale dove la crisi ha cambiato verso grazie alla lotta degli operai diventando nuova opportunità di lavoro, socialità e integrazione. Ora però tutto questo rischia di finire, pende sulla RiMaflow lo sgombero annunciato per il 28 novembre, uno sgombero che al danno unisce la beffa.

UN’ESPERIENZA SOLIDALE nata contro la speculazione è finita in mezzo – letteralmente – ad un’inchiesta per traffico di rifiuti e ora la proprietà dei capannoni, la banca Unicredit, ha deciso di sfrattare i 120 lavoratori e le decine di soggetti che hanno trovato casa all’interno di quei capannoni. Quella della RiMaflow è una storia che getta i semi attorno al 2005, quando quei capannoni si chiamavano solo Maflow.

Era una fabbrica che impiegava 350 lavoratori e che produceva tubi per condizionatori e auto. Una delle tante aziende dell’hinterland di Milano che stavano scegliendo di lasciare questo Paese alla ricerca di manodopera a prezzi più bassi. La Maflow in quegli anni inizia a trasferire parti della produzione all’estero, mette in cassa integrazione i dipendenti, sposta i macchinari più importanti in Polonia, perde le principali commesse, come quella con la BMW.

UNA CASCATA DI EVENTI negativi che portano i lavoratori nel 2009 ad intraprendere una dura lotta fino all’occupazione dei capannoni. Non vogliono che i cancelli si chiudano e propongono soluzioni alternative. Tra loro c’è un sindacalista della Cub particolarmente testardo, Massimo Lettieri.

Chiede di incontrare il liquidatore, guardare la situazione reale dell’azienda, parlarsi, cercare insieme un nuovo investitore. Insomma, dare un futuro all’azienda e a 350 persone. I nuovi compratori polacchi vogliono tenere solo i lavoratori non iscritti al sindacato e nell’assenza di progettualità lentamente la Maflow muore. Picchetti, manifestazioni e incontri in Prefettura a Milano non impediscono la chiusura definitiva a dicembre 2012.

A QUEL PUNTO UN GRUPPO di operai decide che non si può tornare a casa così. «Facciamo come in Argentina, lavoriamo senza padroni» propone qualcuno. È l’anno del «We are the 99%», nasce Occupy Maflow che presto diventerà RiMaflow: fabbrica recuperata. Dalla produzione di tubi per auto si passa al riuso e riciclo di apparecchiature elettriche ed elettroniche.

La Cittadella dell’altra economia prende forma. Nasce la cooperativa il cui presidente è quel sindacalista testardo, Massimo Lettieri, che in quegli anni non si era mai arreso a chi aveva dichiarato fallimento portando il bene materiale più prezioso per un’azienda, i macchinari, altrove. Alla cooperativa poi negli anni si affiancano decine di altri soggetti tra falegnami, tappezzieri, artigiani che danno vita alla Casa del Mutuo Soccorso.

I SOCI DELLA CASA attraverso il versamento di una quota annuale possono operare all’interno della Cittadella. Si costruisce quella che diventerà la rete nazionale «Fuorimercato». RiMaflow aderisce alla rete di Communia, ha delle sorelle a Milano nello spazio sociale RiMake, collabora con Libera, si occupa di antimafia sociale in un territorio, il sud Milano, pesantemente infiltrato dalla ’ndrangheta. Anche Caritas Ambrosiana e Casa della Carità sostengono questa esperienza, così come il parroco di Trezzano, Don Franco, sempre al fianco dei lavoratori nei momenti difficili come in quelli gioiosi: sarà proprio Don Franco a sposare Massimo, il sindacalista testardo, e Anna.

Una grande festa in uno dei beni confiscati alle mafie nell’hinterland sud di Milano, la Masseria di Cisliano. Dalla collaborazione con gli Archivi della Resistenza di Fosdinovo nasce l’Amaro Partigiano, già un classico del Natale degli antifascisti. Per questi lavoratori la sfida più difficile è sempre stata quella di uscire dall’illegalità iniziale, l’occupazione della fabbrica, e regolarizzare le attività. Tenendo bene in mente una cosa: si fa tutto per il bene comune, mai per il profitto privato.

GLI SFORZI PER REGOLARIZZARSI crollano la mattina del 26 luglio 2018 quando nove persone vengono arrestate per traffico illecito di rifiuti. Tra loro c’è anche il sindacalista testardo, Massimo Lettieri, presidente della cooperativa. Uno dei capannoni sequestrati si trova all’interno della cittadella della RiMaflow, Massimo si ritrova accusato di «associazione per delinquere finalizzata al traffico di rifiuti».

PER LUI SCATTA LA MISURA cautelare in carcere, ci resterà quattro mesi. «Con le ditte che ci hanno conferito macchinari e materiali con regolari documenti di trasporto, alcune delle quali figurano tra quelle indagate, non abbiamo nulla a che fare per qualsiasi altra loro attività» scrivono i lavoratori a poche ore dall’arresto.

Al centro dell’inchiesta della procura di Milano finisce il progetto sulla lavorazione di scarti di produzione di carta da parati. «Siamo certi di poter dimostrare la nostra estraneità a questa vicenda e di poterne uscire appena inizierà il processo» ha detto più volte Gigi Malabarba, sindacalista, già parlamentare con Rifondazione Comunista che negli della lotta contro la chiusura della Maflow conobbe Massimo Lettieri e non lo mollò più.

«Se di Massimo si volesse sintetizzare la figura è proprio l’emblema vivente della lotta contro ciò per cui è stato arrestato». Qualche giorno fa Massimo e Gigi sono stati ospiti di Claudio Jampaglia a Radio Popolare, Malabarba in studio, Lettieri al telefono dagli arresti domiciliari. «Ormai sono 10 anni di lotta» ha detto Massimo un po’ emozionato al telefono. «Una lotta necessaria, il capitalismo ha preso il sopravvento sulle persone. Ora sono stato anche in galera, ho visto gli ultimi degli ultimi, conosco gli operai che perdono il lavoro, ci sono una marea di persone che non hanno voce. L’unica opportunità che abbiamo è organizzare esperienze positive che diano voce a queste persone». Tutto questo dal 28 novembre potrebbe non esistere più. O almeno non a Trezzano, in quella Cittadella autogestita senza padroni.

https://ilmanifesto.it/a-rischio-sgombero-dieci-anni-di-lotta-e-fabbrica-recuperata/

27 Novembre 2018 / by / in
Disuguaglianze sociali nelle città italiane

Disuguaglianze sociali in Italia | Città metropolitane Roma, Milano e Napoli sono le capitali d’Italia, ma in queste realtà metropolitane ci sono enormi disuguaglianze tra centri e periferie. Nelle nostre città abbiamo bisogno di politiche inclusive, spesa sociale e politiche per il lavoro.  

 

Dopo aver mostrato nel nostro precedente articolo su economiaepolitica l’esclusione sociale nel comune di Roma emersa nel progetto #mapparoma, in questo articolo intendiamo comparare le tre più popolose città metropolitane italiane: Roma, Milano e Napoli. A questo fine, mettiamo insieme le suddivisioni sub-comunali dei capoluoghi con gli altri comuni dell’hinterland: per Roma 155 zone urbanistiche e 120 comuni, per Milano 88 nuclei di identità locale e 133 comuni, per Napoli 30 quartieri e 91 comuni. Come nell’articolo precedente i dati, di fonte censuaria e illustrati dal presidente dell’Istat nella sua audizione alla Commissione parlamentare sulle periferie, sono resi disponibili in formato aperto (open data) e liberamente riutilizzabili.

 

Roma, Milano e Napoli, pur paragonabili in termini di popolazione residente, non lo sono in termini di superficie, forma urbana e performance economica. Rappresentano infatti bene lo storico divario tra il Nord e il Sud del Paese. Un divario che in seguito alla crisi scoppiata sul finire del 2007 risulta addirittura aumentato in termini di crescita, occupazione e benessere come mostra il capitolo di Riccardo Realfonzo, Paola Corbo e Angelantonio Viscione “Competitività e sviluppo nella città metropolitana di Napoli” pubblicato nel volume curato da Lucio D’Alessandro e Riccardo Realfonzo Per una strategia di sviluppo della Città metropolitana di Napoli. Per un approfondimento della competitività territoriale delle diverse città metropolitane rimandiamo al Primo rapporto della Scuola di Governo del Territorio, recensito per economiaepolitica.it da Stefano Lucarelli e Gaetano Perone.

 

Le tre città metropolitane hanno diverse dimensioni territoriali: Milano e Napoli raggiungono insieme 274mila ettari, la metà dell’estensione di Roma (536mila ettari), un dato ancora più evidente a livello comunale, dove la somma dei capoluoghi Milano e Napoli rappresenta solo il 23% del territorio di Roma Capitale. Roma è caratterizzata dall’eccezionale dimensione del comune capoluogo, il cui limite amministrativo include ampie porzioni di campagna, mentre le aree urbane di Milano e Napoli superano i limiti delle rispettive città metropolitane, andando a saldarsi con le province confinanti. In ogni caso le periferie non rimangono immutabili, ma cambiano forme e funzioni dando vita a peculiari conformazioni urbane sia con una distribuzione eterogenea dei luoghi a rischio di esclusione sia con un’alternanza di situazioni diversificate, che diventano ancora più forti quando l’analisi si allarga oltre i confini amministrativi comunali per arrivare a quelli metropolitani, come evidenzia bene l’introduzione “Milano città in uscita” di Rosangela Lodigiani al Rapporto sulla città di Milano 2018.

 

In questa sede ci concentriamo su tre dimensioni essenziali dello sviluppo economico: reddito medio per abitante, istruzione e occupazione, rimandando per un’analisi più dettagliata, comprendente anche altre dimensioni, al nostro lavoro “Disuguaglianze metropolitane: un confronto con Milano e Napoli” pubblicato nel volume curato da Ernesto d’Albergo e Daniela De Leo Politiche urbane per Roma: le sfide di una capitale debole.

Il reddito

Per quanto riguarda il reddito medio annuo per contribuente (Figura 1) è interessante osservare, da un lato, come quasi l’intero territorio della città metropolitana di Milano si collochi nella fascia di reddito superiore a 20.000 euro e, dall’altro, che Milano (30.600 euro) non è il comune più ricco essendo scavalcato da cinque comuni dell’hinterland i cui redditi medi superano i 31.000 euro (Basiglio, Cusago, Segrate, San Donato e Arese). Nella città metropolitana di Roma gli unici due comuni che superano, di poco, 25.000 euro di reddito medio sono Formello e Grottaferrata, situati nella prima cintura, mentre Roma rimane poco al di sotto (24.700 euro, un valore probabilmente “appiattito” per effetto della variabilità interna all’esteso territorio comunale) e la maggior parte dei comuni dell’hinterland si colloca nella fascia tra 15 e 22.000 euro. Ben diversa si presenta la situazione della città metropolitana di Napoli dove, ad esclusione di Capri, San Sebastiano al Vesuvio, Procida e Sorrento, il resto dei comuni non supera i 20.000 euro di reddito medio; Napoli è leggermente al di sotto (19.900 euro), e numerosi comuni hanno un reddito medio per contribuente inferiore ai 15.000 euro. Nei diagrammi a scatola (Figura 2) la variabilità di questi dati è mostrata in relazione a tutti i comuni delle tre città metropolitane*.

 

Figura 1 – Reddito medio per contribuente (€ 2015)

Fonte: elaborazione degli autori su dati Agenzia delle Entrate.

 

Figura 2 – Variabilità del reddito medio per contribuente (€ 2015)

Fonte: elaborazione degli autori su dati Agenzia delle Entrate.

I laureati

La distribuzione della popolazione residente con più di venti anni per titolo di studio è fra le caratteristiche socio-demografiche che maggiormente condizionano la composizione socio-economica delle diverse aree urbane. Se a Roma e Milano la quota di laureati più elevata si osserva nei quartieri più centrali e in pochi altri comuni dell’hinterland, a Napoli il disagio socio-economico di parte del centro storico fa sì che i titoli di studio più elevati siano concentrati soprattutto nelle zone benestanti semicentrali (Figura 3).

 

A Roma, come già descritto su EticaEconomia, la distanza dal centro è anche una distanza sociale. Infatti, i laureati ai Parioli (49,2%) sono ben otto volte quelli della periferia di Tor Cervara (6%): la loro percentuale supera il 42% nei quartieri benestanti a nord, mentre scende sotto al 10% soprattutto nelle periferie esterne o prossime al GRA a est, e anche nell’hinterland i laureati non superano mai il 25%.

 

Anche a Milano le differenze tra centro e periferia sono nette, poiché i laureati a Pagano e Magenta-San Vittore (entrambi 51,2%) sono sette volte quelli di Quarto Oggiaro (7,6%). La quota di residenti laureati supera il 42% in tutto il centro all’interno della cerchia dei Bastioni e nei quartieri limitrofi, mentre è inferiore al 12% in numerose periferie in tutti i quadranti. Nell’hinterland i valori sono più bassi, come nel caso romano, poiché – con una sola eccezione – i laureati non superano mai il 27%.

 

A Napoli le differenze sono ancora più marcate rispetto a Roma e Milano, in quanto i laureati a Posillipo, Chiaia e Vomero (circa 40%, dato comunque inferiore rispetto ai valori massimi delle altre due città) sono nove volte quelli di Scampia, San Giovanni a Teduccio e Miano (4,5%). Anche nell’hinterland i laureati sono pochi, al massimo il 15-17% della popolazione residente – è il caso di Nola e di alcuni comuni a est e nella penisola Sorrentina – una quota comunque inferiore a quella rilevata nelle città metropolitane di Roma e Milano. In un grande numero di comuni del napoletano – tra cui, considerando solo quelli più popolosi, molti a nord (il più popoloso è Afragola) e a sud-est – la quota di laureati è inferiore al 7%.

 

Nei diagrammi a scatola (Figura 4) la variabilità di questi dati è mostrata in relazione a tutti i comuni delle tre città metropolitane e alle suddivisioni sub-comunali dei capoluoghi.

 

Figura 3 – Laureati (% pop. 20+, 2011)

Fonte: elaborazione degli autori su dati ISTAT.

 

Figura 4 – Variabilità dei laureati (% pop. 20+, 2011)

Fonte: elaborazione degli autori su dati ISTAT.

L’occupazione

Per quanto riguarda il tasso di occupazione rispetto alla popolazione con più di 15 anni (Figura 5), a Roma supera il 55% solo nei nuovi insediamenti periferici con coppie giovani a sud-ovest (tra cui Malafede e Vallerano Castel di Leva) e ad est (tra cui Ponte di Nona e Casal Monastero), mentre è di poco superiore al 40% nei quartieri popolari della periferia storica a nord (Tufello) ed est (Torrespaccata, Casilino, Don Bosco, Gordiani), oltre che a Ostia Nord sul litorale. Nell’hinterland il tasso di occupazione risulta più basso: è intorno al 50-52% solo in alcuni comuni a nord nella valle del Tevere e a Monterotondo, e a sud-est (soprattutto Pomezia), oltre che a Fiumicino sul litorale, mentre è di poco superiore al 40% (guardando solo ai comuni più popolosi) nel litorale sud (Nettuno e Anzio) e a sud-est nei Castelli Romani.

 

A Milano il tasso di occupazione è mediamente più alto che a Roma, poiché, a parte tre nuclei poco popolosi, è compreso tra il 55 e il 60% nel centro storico e in vari quartieri limitrofi al centro stesso o più periferici a nord ed est. Il tasso rimane comunque inferiore al 45% in alcune periferie in tutti i quadranti (tra cui Gallaratese, Quarto Oggiaro e Niguarda Cà Granda). Anche nell’hinterland sono numerosi i comuni di media grandezza il cui tasso di occupazione è compreso tra il 55 e il 60%, quindi al di sopra dei valori romani, mentre è inferiore al 50% in tutta la popolosa cintura nord tra Milano e Monza (in particolare Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo e Cologno Monzese).

 

A Napoli i tassi di occupazione sono più bassi di quelli dell’area romana e le differenze tra quartieri molto più marcate, con il tasso di occupazione del 43% a Posillipo che è il doppio rispetto al bassissimo 22% di Scampia. Il tasso raggiunge valori intorno al 40-43%, tipici delle zone popolari di Roma, solo nei quartieri occidentali del ceto medio-alto (Posillipo, San Giuseppe, Chiaia, Vomero e Arenella), ed è inferiore al 30% nelle popolose periferie nord (tra cui Scampia e Secondigliano), est (in particolare Ponticelli e Barra) e ovest (Soccavo), oltre a Mercato e Pendino in centro. Anche nell’hinterland il tasso di occupazione supera il 40% esclusivamente nelle isole e nella penisola Sorrentina.

 

Anche in questo caso nei diagrammi a scatola (Figura 6) la variabilità dei dati è mostrata in relazione a tutti i comuni delle tre città metropolitane e alle suddivisioni sub-comunali dei capoluoghi.

 

Figura 5 – Tasso di occupazione (% pop. 15+, 2011)

Fonte: elaborazione degli autori su dati ISTAT.

 

Figura 6 – Variabilità del tasso di occupazione (% pop. 15+, 2011)

Fonte: elaborazione degli autori su dati ISTAT.

 

Spunti conclusivi

In conclusione, dal nostro lavoro emergono evidenti forme di esclusione sociale e di polarizzazione tra le periferie scarsamente dotate di opportunità e i quartieri centrali e benestanti, in una sorta di crescita a due velocità. Questo fenomeno è più evidente a Napoli e Roma, ma è presente anche a Milano, capitale dell’opulento Nord. Le città metropolitane escono dalla crisi più profonda che il nostro Paese abbia mai conosciuto con una classe di esclusi presenti peraltro non solo nelle periferie e nelle classi sociali meno abbienti, ma anche in quella che era un tempo la classe media. Le parti deboli della società non sono riuscite a cogliere i benefici apportati dalla crescita del settore terziario avanzato che si è verificata nell’ultimo decennio, sia pure con intensità diversa, a Milano, Napoli e Roma. Insufficiente attenzione è stata data alle aree periferiche, la povertà non è stata ridotta, e ampie fasce di popolazione soffrono l’esclusione sociale, essendo anche fisicamente lontane dalle zone più dinamiche delle città, dove sono maggiormente frequenti le interrelazioni sociali e l’offerta culturale. I ceti medi subiscono l’aumento del costo della vita e dei prezzi degli immobili che, nonostante il calo degli ultimi anni, rimangono spesso proibitivi.

 

Queste evidenze, emerse anche nella Relazione finale della Commissione parlamentare sulle periferie, suggeriscono la necessità di politiche specifiche non solo per le diverse aree metropolitane, ma anche internamente ad esse. Per combattere le disuguaglianze nelle realtà metropolitane è importante mettere al centro delle politiche gli individui, ossia ripartire innanzitutto dai loro bisogni. Per poter fare questo nella maniera più efficace, per non cadere nella trappola dei luoghi comuni, è indispensabile una migliore conoscenza del territorio nelle sue varie sfaccettature. Solo così può migliorare la capacità delle amministrazioni di elaborare politiche in grado di contrastare le diverse e nuove forme di marginalità ed esclusione sociale.

https://www.economiaepolitica.it/2018-anno-10-n-16-sem-2/disuguaglianze-sociali-citta-italiane/

Breve bibliografia

Alleva, G. (2017), Audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, Camera dei Deputati, Roma.

Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie (2017), Relazione sull’attività svolta dalla Commissione, Camera dei Deputati, Roma (parte II, cap. 1 “Roma”: 261-331 – cap. 2 “Napoli”: 333-354 – cap. 3 “Milano”: 355-380).

Lelo, K., Monni, S., Tomassi, F. (2018) “Urban inequalities in Italy: a comparison between Rome, Milan and Naples”, di prossima pubblicazione in Entrepreneurship and Sustainability Issues.

Lelo, K., Monni, S., Tomassi, F. (2018) “Disuguaglianze metropolitane: un confronto con Milano e Napoli” in d’Albergo, E., De Leo, D. (2018), Politiche urbane per Roma: le sfide di una capitale debole, Sapienza Università Editrice, Roma: 17-35.

Lelo, K., Monni, S., Tomassi, F. (2017) “Roma, tra centro e periferie: come incidono le dinamiche urbanistiche sulle disuguaglianze socio-economiche”, Roma Moderna e Contemporanea, 25, 1-2: 131-146.

Lodigiani, R. (a cura di) (2018) “Milano 2018 – Agenda 2040, Rapporto sulla citta”, Rapporto di Ambrosianeum Fondazione Culturale, Franco Angeli, Milano.

Realfonzo, R. (a cura di) (2016) “La competitività italiana Le imprese, i territori, le città metropolitane. Primo rapporto della Scuola di Governo del Territorio”, Franco Angeli, Milano.

Realfonzo, R., Corbo, P., Viscione, A. (2018) ”Competitività e sviluppo nella città metropolitana di Napoli” in D’Alessandro, L., Realfonzo, R. (a cura di) (2018) “Per una strategia di sviluppo della Città metropolitana di Napoli”, Franco Angeli, Milano.

* “Baffo” superiore = massimo, lato superiore della scatola = terzo quartile, linea dentro la scatola = secondo quartile (mediana), lato inferiore della scatola = primo quartile, “baffo” inferiore = minimo.

24 Novembre 2018 / by / in
Centocelle, nasce il coordinamento degli insegnanti anti-mafia

L’incontro nell’Istituto Comprensivo di via dei Sesami precede la manifestazione cittadina di sabato 1 dicembre promossa dal nuovo movimento “Sei Uno di Noi” che raggruppa centinaia di realtà sociali

 

Un coordinamento cittadino di insegnanti antimafia. Il battesimo è avvenuto nel corso di un’assemblea pubblica con cittadini, docenti, genitori, studenti, comitati, associazioni, movimenti, cooperative, giornaliste e giornalisti, parrocchie e reti sociali impegnati nel contrasto alle disuguaglianze, alla povertà ed alle mafie. L’incontro nell’Istituto Comprensivo di via dei Sesami a Centocelle è uno degli ultimi di una serie di iniziative organizzate per preparare la manifestazione cittadina di sabato 1 dicembre promossa dal nuovo movimento “Sei Uno di Noi” che raggruppa centinaia di realtà sociali  molto differenti tra loro: dalle parrocchie ai sindacati fino ai comitati per l’abitare contro disuguaglianze, mafie e razzismo.

Una rete eterogenea che però si riconosce in un comune sentire: “Noi siamo quelli che tentano di sopravvivere in una città piena di disuguaglianze e miseria. Quelli che resistono, facendo le capriole per far quadrare i conti. Non cadiamo nella trappola di considerare causa dei nostri mali chi sta peggio di noi o chi è nato altrove, perché sappiamo di essere dalla stessa parte – si legge nel manifesto – Cosa Vogliamo? Eguaglianza, solidarietà, pari opportunità, partecipazione e accoglienza sono i principi in cui crediamo e che rivendichiamo. La sicurezza che cerchiamo è innanzitutto quella economica e sociale: lavoro, reddito e casa dignitosi. Una scuola e una sanità pubbliche, universali e efficienti. Verde e spazi sociali per i nostri bambini. Una città libera dalle mafie e dai grandi poteri finanziari ed economici. Una società libera da ogni tipo di discriminazione e di razzismo, secondo i principi conquistati dalla Resistenza, sanciti dalla Costituzione e smarriti dalla Repubblica. Dignità e giustizia sociale. Per tutti”.

https://roma.repubblica.it/cronaca/2018/11/23/news/centocelle_nasce_il_coordinamento_degli_insegnanti_aniti-mafia-212447370/

24 Novembre 2018 / by / in ,
Progetto Famiglie in Rete: la testimonianza sull’esperienza dell’accoglienza e dell’affido

Siamo Chiara, Ilaria ed Elena e abbiamo 20, 19 e 17 anni. Siamo state introdotte nel mondo dell’accoglienza fin da piccole quando per tre anni di seguito, durante le vacanze estive, nel mese di luglio, ospitavamo a casa nostra una bambina della nostra età che proveniva dalla Bielorussia. Questa breve esperienza, seppur con le sue difficoltà, ci ha fatto capire realmente cosa significa condividere i propri spazi con qualcuno estraneo alla nostra famiglia.

 

Dopo un paio di anni, una decina di anni fa, con la nascita della rete di famiglie abbiamo iniziato a vivere più consapevolmente l’accoglienza. All’inizio, quando i nostri genitori partecipavano agli incontri, per noi era ancora una realtà molto lontana e astratta perché non la vivevamo in prima persona. Quando poi però c’è stata la prima proposta di accogliere, per un pomeriggio a settimana, una bambina di origini marocchine che faceva le elementari con noi, c’è un po’ crollato il mondo addosso. Noi per prime infatti avevamo dei pregiudizi nei suoi confronti e la nostra paura era che i nostri amici ci giudicassero e allontanassero per una decisione che non dipendeva da noi.

 

In questa esperienza infatti ci siamo lasciate coinvolgere il minimo indispensabile.

 

Ci siamo fatte trascinare sicuramente di più nella seconda accoglienza: due fratelli che venivano da noi qualche sera a settimana e che prima non conoscevamo. Vivevamo questa nuova situazione con più entusiasmo e disponibilità. Per questo motivo riconosciamo che i rapporti che si sono creati erano più forti e ancora oggi, quando capita di incrociarli, ci vengono in mente bei ricordi.

 

Nel complesso l’esperienza di accoglienza vissuta con la rete di famiglie se da un lato non ci ha risparmiato il peso del pregiudizio che sentivamo che gli altri avrebbero avuto su di noi, dall’altro ci ha permesso di aprire gli occhi sul fatto che c’erano tanti bambini, anche vicino a noi, che non avevano le nostre fortune e le nostre possibilità.

 

Questa esperienza, nella sua caratteristica di avere un tempo limitato e ben definito (per noi qualche ora a settimana) ci ha lasciato una certa libertà nello scegliere come vivere questi rapporti e sicuramente il fatto di essere tre sorelle ci ha permesso, in diverse occasioni, di prenderci i nostri spazi e vivere l’accoglienza con i tempi e i modi che decidevamo noi.

 

L’appartenenza dei nostri genitori alla rete di famiglie ci ha fatto entrare a piccoli passi nel contesto dell’affido.

 

In questa occasione, mentre i nostri genitori frequentavano il corso per prepararsi, anche se non eravamo del tutto convinte di quello che stavano facendo, abbiamo cominciato a immaginarci ipoteticamente chi sarebbe potuto venire a casa nostra, sempre però pensandoci in modo positivo.

 

La realtà è che siamo state catapultate nella prima esperienza di affido da un momento all’altro senza aver avuto la possibilità di confrontarci bene con i nostri genitori e per questo fin dall’inizio abbiamo vissuto con insofferenza l’arrivo di una bambina di dieci anni in casa nostra.

 

Anche se dopo un paio di mesi questo affido si è rivelato essere davvero difficile e impegnativo possiamo dire che questo ha permesso di unirci molto come famiglia ma in particolare come sorelle. L’esperienza di affido infatti inevitabilmente ha cambiato le dinamiche della nostra famiglia perché in ogni caso la persona che accogli invade in modo consistente i tuoi spazi e stravolge i ritmi ad esempio pranza e cena sempre con te, usa il tuo bagno, condivide la stanza, richiede le attenzioni dei tuoi genitori.

 

La particolare difficoltà di questo affido ci ha dato modo però di rafforzare le motivazioni che ti portano a prendere certe decisioni. Infatti quando ai nostri genitori, qualche mese dopo la chiusura del primo affido, è stato proposto quello di una bambina di cinque anni in carrozzina abbiamo detto tutti insieme di sì dopo averci pensato bene.

 

Quest’ultima esperienza, iniziata nell’ottobre del 2016, ci ha proprio cambiato la vita perché, ormai anche noi più grandi, con una sensibilità diversa e più matura, abbiamo davvero colto in profondità il senso dell’essere una famiglia accogliente. Questo affido inoltre ci ha aiutato ad aprire il cuore e gli occhi anche alla realtà della disabilità fisica.

 

Sicuramente il nostro coinvolgimento attivo nelle varie esperienze di accoglienza è dipeso da chi abbiamo ospitato perché si tratta di bambini e ragazzi con culture, storie e caratteri diversi. Per questa ragione il coinvolgimento cambia anche rispetto a chi realmente e fisicamente ci troviamo davanti.

 

Di fronte all’esperienza dell’affido ci siamo rese conto che, oltre che alle dinamiche, cambiano anche le nostre priorità attraverso un nuovo spirito di collaborazione che si è creato all’interno della nostra famiglia.

 

Noi ci siamo rese conto che abbiamo ricevuto davvero tanto dai nostri genitori che ci hanno sempre voluto bene e non ci hanno mai fatto mancare niente e hanno contribuito in maniera fondamentale a essere ciò che siamo e allora perché non dare questa possibilità di crescere in un ambiente di vita sereno anche ad altri bambini e bambine?

http://progettofamiglieinrete.it/

24 Novembre 2018 / by / in ,
“Sei 1 di noi” 23/11 incontro pubblico su Mafie, corruzione, zona grigia – Così rispondono le periferie!

Liberiamo Roma dalle mafie, dalla corruzione e dalla zona grigia. Basta far finta di niente. Non possiamo più sopportare quanto sta avvenendo in città. C’è troppo silenzio e troppa sottovalutazione del problema della crescita delle mafie, della corruzione e della cosiddetta zona grigia nella nostra città. Si fa finta di non vedere perché conviene a molti ignorare. Ma la verità è diversa. Le mafie sono un cancro per tutti, divorano diritti e giustizia, distruggono democrazia e territori, devastano coscienze e società. Dobbiamo alzare la voce mentre in molti preferiscono un triste silenzio, e fare ciascuno la propria parte per costruire una nuova consapevolezza e mettere in campo risposte efficaci a partire dalle nostre comunità.

Sarà un’assemblea pubblica cittadina insieme a cittadini e alle cittadine, docenti, genitori, studenti e studentesse, comitati, associazioni, movimenti, cooperative, giornaliste e giornalisti, parrocchie e reti sociali impegnati nel contrasto alle disuguaglianze, alla povertà ed alle mafie.

Solo una presa di coscienza dal basso e la costruzione di proposte che mettano insieme la lotta alle disuguaglianze con la lotta contro le mafie e la corruzione sarà possibile sconfiggere la criminalità e il ricatto sui nostri territori. Solo garantendo educazione, istruzione, servizi sociali e diritto alla salute sarà possibile sconfiggere la rete di relazione e convergenze che hanno dato vita alla cosiddetta terra di nessuno, al “mondo di mezzo”, a quella zona grigia che favorisce e rafforza le mafie distruggendo diritti e democrazia. Solo mettendo insieme gli sforzi e costruendo percorso di corresponsabilità, partecipazione, impegno e cooperazione è possibile dare risposte concrete a partire dalle nostre vite, dai nostri territori, dalla nostra città.

Ne discutono: Floriana Bulfon (giprnalista de l’Espresso), Giuseppe De Marzo (Libera), don Nicola Di Ponzio (Vice Parroco San Giustino), Emilia Fragale (Insegnante), Roberto Giordano (CGIL), don Paolo Lojudice (Vescovo ausiliario di Roma-Sud), Alessandro Natalini (Collaboratore del dirigente scolastico), Antonella Mancuso (Insegnante), Annalisa Rossi (Associazione Keccevò), Aboubakar Soumahoro (Coalizione Internazionale Sans Papiers), Salvatore Vecchio (Familiare vittima innocente di Mafia), Anna Vettigli (Legacoopsociali).

Venerdì 23 novembre alle ore 18:00 presso l’Istituto Comprensivo di Via dei Sesami n°20.

Verso la manifestazione cittadina del primo dicembre!

22 Novembre 2018 / by / in ,