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Europa, come ti vorrei.

A cura di:
Associazione per il rinnovamento della Sinistra
Centro per le riforme dello Stato
Coordinamento per la democrazia costituzionale

– Maggio 2019 –

Europa, come ti vorrei

Le prossime elezioni fanno presagire un ridimensionamento della costruzione dell’Unione europea e il rischio di un cedimento a una politica reazionaria, basata sulle paure e il senso di insicurezza di donne e uomini.

Si respira un’inquietante aria “nera”, con terribili rigurgiti del passato. I rischi di guerra aumentano e la difesa della pace torna di estrema attualità.

Le migrazioni, frutto della gestione “coloniale” degli scambi con l’Africa e, in particolare, con i paesi del sud del Mediterraneo sono utilizzate come pretesto dell’ondata sovranista, e producono odio invece che proposte.

La costruzione europea, disegnata nei Trattati in luogo di costituire una società democratica, ha realizzato un ordine giuridico ed un sistema di poteri fondati sul primato del mercato: non solo nelle relazioni economiche, ma pure in quelle sociali e politiche.

Negli anni della recessione, con i dogmi dell’ austerità e della stabilità finanziaria, si è rafforzato il potere della tecnocrazia e si è consegnato il mondo del lavoro e del welfare nelle mani delle multinazionali, in particolare quelle dell’era digitale. Gli Stati più forti dettano legge su quelli più deboli mentre distruggono i diritti fondamentali dei loro cittadini.

Una situazione insostenibile che rende l’Ue una costruzione fragile e incerta, e spinge tutto il continente in una posizione gregaria e subalterna nel nuovo ordine geopolitico che si profila nel mondo. Con l’allargamento della forbice tra chi ha e chi non ha l’attuale assetto socio-economico produce non solo disoccupazione e precarietà, bensì anche disorientamento, infelicità senza desideri. Ne consegue una realtà sociale di relazioni disordinate sempre più segnate dalla violenza, ed i tentativi politici, altrettanto violenti, di restaurare l’ordine “naturale” delle identità nazionali e dei rapporti tra i sessi.

La politica non sa e non vuole nominare la singolarità delle vite e la complessità dei problemi.

Per esprimerci, nel voto e non solo, sulle sorti comuni e per contrastare disagio e rabbia contro la sussunzione delle vite alla forma globale del capitalismo dobbiamo rovesciare il messaggio, divenuto senso comune, “ce lo chiede l’Europa”.

Siamo noi che chiediamo all’Europa, come spazio fisico, sociale e culturale, di diventare un luogo vivibile.

Per cominciare a costruirla abbiamo deciso di partire da noi, dai soggetti sessuati, differenti che siamo, dalle pratiche che sperimentiamo, dalle relazioni con cui facciamo legame sociale. Dal momento che il deficit di relazioni pesa quanto il deficit di beni, si tratta di riaprire il conflitto tra capitale e vite. Per questo proponiamo cinque punti su cui organizzare l’azione politica europea: democrazia digitale, migrazioni, cittadinanza sociale, ambiente e lavoro, diseguaglianze.

Non ci interessa un astratto modello di società, bensì la capacità di ripartire dai soggetti e dalle loro pratiche. Dalle molte e diverse esperienze che mirano non solo alla resistenza, ma soprattutto alla costruzione di spazi di libertà sia in Italia sia in Europa.

Muoviamo dalla consapevolezza che, per opera del femminismo e della libertà delle donne, è in atto una trasformazione radicale. Al potere maschile è infatti venuta meno la fondamentale base di appoggio, quella dell’autorità patriarcale. Ne risultano aggravati l’uso del potere, lo sfruttamento e l’ingiustizia.

Ma nella realtà vi è anche rivolta a tutto questo, e nel segno femminista dell’inclusione e della collaborazione tra le varie lotte comincia a delinearsi un percorso comune, come è avvenuto con la grande manifestazione femminista di Verona il 30 marzo scorso in concomitanza con il “Congresso mondiale delle famiglie”.

Sono esperienze orientate dal desiderio di trasformare le vite e la politica, mettendo al centro altre priorità e proponendo risposte diverse al malessere e alle aspettative. Ed è tornato il desiderio di immaginare un’Europa diversa e migliore, e di lavorare per realizzarla.

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