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Elezioni europee: un’occasione persa. Ancora una volta

30 maggio 2019 – di Giuseppe De Marzo

Le elezioni europee sono state un’occasione per discutere dei motivi dell’aumento senza precedenti delle disuguaglianze e della relazione tra l’aumento della povertà e la crisi ecologica? Ci hanno consentito di discutere del fatto che esista la possibilità attraverso la riconversione delle attività produttive e della filiera energetica di rimettere insieme il diritto al lavoro con il diritto alla salute? Ci hanno dato la possibilità di chiederci quale ruolo l’Europa debba giocare in un mondo che sarà sempre più ridefinito da come ci adatteremo ai cambiamenti climatici? Ci hanno spiegato l’impatto devastante delle politiche di austerità e come queste abbiano determinato i tagli alle politiche sociali ed il conseguente aumento senza precedenti di povertà e disuguaglianze? Ci hanno detto quali tipi di investimenti vanno fatti per rispondere alla crisi e su quale base produttiva? Ci hanno offerto una visione di insieme e delle alternative praticabili in grado di costruire speranza e fiducia nel futuro?

Chiedetelo in queste ore ai cittadini dell’Emilia Romagna che combattono contro le alluvioni qual è il “clima” della democrazia del nostro paese. Chiedetelo agli agricoltori che hanno perso un frutto su quattro nelle campagne e sanno sulla loro pelle quanto le questioni sociali ed occupazionali siano collegate agli impatti dei cambiamenti climatici. Chiedetelo alle decine di migliaia di ragazzi del Friday for future che il 24 maggio hanno manifestato per la giustizia climatica e che dopo aver posto domande e proposte forti sono stati silenziati da quegli stessi media che ne evocavano la presenza. Potremmo estendere la domanda a tantissime categorie e soggetti, non fa differenza perchè ci riguarda tutti. Democrazia e clima sono due cose ormai dannatamente collegate nella sostanza delle nostre vite.

E non ci scoraggeranno di certo perché un italiano su tre (di quelli andati alle urne) ha votato Salvini. In molti non siamo meravigliati. Quel voto è in larga parte un voto di disperazione e protesta nei confronti di chi non ha fatto nulla per mettere al centro le priorità del paese: l’esclusione sociale, la lotta alle mafie, le disuguaglianze, le ingiustizie ambientali, la questione meridionale, il lavoro. È la conseguenza dell’assenza di soggetti politici credibili, coerenti e autorevoli (non credenti, ipocriti e autoritari) a spiegare il perché nel nostro paese, a differenza di altri in Europa, non siano cresciute quelle forze che a parole evocano quanto dicono i movimenti. Lo hanno detto gli stessi ragazzi dello sciopero climatico che non si fideranno e non daranno fiducia a quelle forze politiche che oggi dicono le stesse nostre cose ma che in passato quando è stato il loro turno di governare hanno fatto ben altro.

Que se vayan todos! Ecco la verità. Questa classe dirigente che avrebbe dovuto difendere e promuovere la giustizia sociale ed ambientale deve farsi da parte per consentire che questi temi possano essere riconnessi in unico punto di vista, al di fuori delle rendite ideologiche delle forze politiche che nel ‘900 ne hanno parlato in maniera frammentaria.

Elezioni europee: un’occasione persa. Ancora una volta

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