ARTICOLIMUTUALISMO SOCIALE

Facciamo nascere insieme una sartoria popolare nella periferia di Torino

Immagina un posto dove donne di ogni provenienza possano crearsi un’occasione di lavoro. Immagina i colori delle stoffe, le mani che muovono gli aghi, il rumore delle macchine per cucire. Immagina la magia antica di un tessuto grezzo che diventa un capo di abbigliamento. Unico e irripetibile.

Noi lo abbiamo già immaginato.

In-Tessere è una sartoria popolare per donne a Barriera di Milano, a Torino.

  • è lavoro: una sartoria popolare per donne vulnerabili
  • è relazione: tra culture, provenienze, religioni e linguaggi diversi
  • è casa: come è casa la Drop House, il centro diurno del Gruppo Abele in cui ha sede, una porta aperta sulla strada che ospita donne che vivono un momento difficile della propria vita
  • è uno spazio di libertà: pensato per dare dignità a un quartiere a rischio di Torino e a chi lo abita

La storia di Merize: dalla guerra alla speranza

La storia che mi ha raccontato Merize è stata quella di un lungo viaggio. Ha avuto inizio nel Kurdistan turco, dove ha vissuto l’infanzia e i primi anni da adulta tra lotte e persecuzioni, perché nata dalla parte sbagliata del suo paese. Il ricordo che ha di quegli anni è di profondo disagio e paura.

Mentre racconta la sua storia, di lei mi colpiscono i grandi occhi neri dentro i quali leggo coraggio e determinazione, lo stesso coraggio che un giorno le ha fatto prendere la decisione di scappare insieme a suo marito dalla sua terra per cercare di raggiungere un paese lontano, nel quale rincominciare una nuova vita. Dopo interminabili settimane trascorse a bordo di un camion, Merize giunge in Italia; i primi tempi per lei sono stati davvero difficili, spesi a cercare di ambientarsi in un paese così distante dal suo per tradizione e cultura e non sempre ben disposto nei confronti “dell’altro”, dello “straniero”. 

L’arrivo a Torino, la nascita delle sue bambine, i primi lavori, la prima casa, hanno il volto di una normalità che sembra piano piano prender piede. Ma la stabilità per lei e la sua famiglia dura poco, perché a causa di uno sfratto Merize perde di nuovo tutto e quel futuro sereno al quale con tanta forza si era aggrappata fuggendo dalla sua terra torna ad essere di nuovo distante.

Per lei e la sua famiglia ora si tratta di nuovo di ricominciare, di ritrovare una nuova forza per andare avanti e ripartire. Come madre, guardando i volti smarriti delle sue bambine, sente di aver fallito; ha infranto la promessa fatta con se stessa, di proteggere la sua famiglia e iniziare una nuova vita in un luogo sicuro. E quando sembrava davvero tutto perso, un giorno conosce Amira, che le parla di una casa particolare dal nome forse un po’ difficile, la Drop House, un luogo aperto a tutte le donne e ai loro bambini, che ormai frequenta con regolarità da due anni. Le dice di andare con lei, che le presenterà delle persone che potranno aiutare lei e la sua famiglia.

Ed così che quattro anni fa ho conosciuto Merize e insieme abbiamo iniziato a costruire un nuovo presente per lei e per la sua famiglia.

La Drop House è in primo luogo una casa, dove ogni donna, giovane o meno giovane, straniera o italiana,cerca di lasciarsi alle spalle storie e vicende spesso molto dolorose. Qui viene accolta in una grande famiglia allargata e insieme iniziano percorsi per uscire dall’isolamento e dall’emarginazione. Qui imparano l’italiano per poter acquisire autonomia e iniziare relazioni. Qui trovano nuove prospettive che diventano terreno di crescita, opportunità di lavoro e riscatto sociale, per creare una vita migliore per loro e per le loro famiglie.

 

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