Giornata mondiale per l’eliminazione della povertà: anche L’Espresso all’assemblea della Rete dei Numeri Pari

Quei 18 milioni di poveri che la politica ignora da anni

Proposte chiare ed efficaci per affrontare il principale problema del nostro paese: l’aumento senza precedenti di disuguaglianze e povertà. Questo chiedono più di 600 realtà della Rete dei Numeri Pari che il 17 ottobre, nella giornata mondiale per l’eliminazione della povertà, si ritroveranno per un’assemblea nazionale a Roma presso il Teatro Ambra Jovinelli. Un’alleanza per la giustizia sociale ed ambientale, questo rappresenta la rete con la sua composizione plurale e ampia nata due anni fa: cooperative sociali, presidi antimafia, comitati di quartiere, movimenti per il diritto all’abitare, scuole pubbliche, parrocchie, docenti impegnati a contrastare la dispersione scolastica e il razzismo, coordinamenti di giuristi e insegnanti per la democrazia e la difesa della Costituzione, famiglie in difficoltà, centri antiviolenza, case delle donne, occupazioni per emergenza abitativa, spazi liberati, associazioni di volontariato, progetti di mutualismo solidale, fattorie sociali, organizzazioni di lavoratori, reti di giornalisti e singoli cittadini. Unità nella diversità per portare avanti obiettivi condivisi e ottenere risultati che possano migliorare la condizione materiale ed esistenziale di un terzo della popolazione in grave difficoltà. E tra questi tanti di noi, che hanno capito come nessuno ce la possa fare da solo.

Dovremmo tornare ai tempi della guerra per avere parametri e numeri simili a quelli che sono sotto i nostri occhi oggi: 18,6 milioni a rischio esclusione sociale, 9,6 in povertà relativa, 5 in povertà assoluta, 11 non si possono più curare, 4 sono lavoratori poveri, più di un milione i minori nell’indigenza. Una vergogna internazionale che è stata elusa e resa invisibile in questi anni. Nel frattempo sono triplicati i miliardari: più di 40. A dimostrazione che i soldi ci sono mentre ci veniva detto il contrario. Si è preferito spostare l’attenzione altrove e personalizzare il dibattito politico, invece che affrontare le ragioni che ci hanno portato ad una situazione insostenibile e lavorare per costruire le alternative ad una situazione che non vogliamo, ne dobbiamo, ne possiamo più accettare. Dopo 10 anni di politiche sbagliate gli esiti sono disastrosi e rappresentano una minaccia per la Democrazia. 

Chiunque abbia governato ha portato sostanzialmente avanti le stesse ricette: tagli al sociale, austerità, fiscalità regressiva, nessuna riforma del welfare, mancate bonifiche ambientali, precarizzazione del lavoro, privatizzazioni, sovrautilizzo del territorio e delle sue risorse, mancati investimenti al sud. Aumento delle disuguaglianze, istituzionalizzazione della povertà, darwinismo sociale, universalismo selettivo, criminalizzazione della solidarietà, delegittimazione dei corpi sociali intermedi, calo della partecipazione dei cittadini alle scelte politiche, guerra tra poveri, maggiore capacità di penetrazione delle mafie nei territori in difficoltà grazie al ricatto economico, aumento della corruzione, imbarbarimento culturale, crescita dei movimenti razzisti e xenofobi e della cosiddetta zona “grigia”, il sud alla deriva. Queste alcune delle conseguenze. Scelte che hanno costruito e rafforzato la paura, minando nel fondo la nostra democrazia, fondata invece sulla necessità di garantire l’intangibilità della dignità umana per evitare di ripetere quei drammatici errori che hanno contributo alla tragedia della guerra e della Shoà nel ‘900. 

Il nuovo governo con la sua nota sul DEF ci dimostra di voler continuare sulla stessa strada che ha provocato questo disastro sociale e culturale. Per questo abbiamo la necessità e l’urgenza di farci sentire, di rimettere al centro la voce dei Diritti: maggiori risorse e riforma del welfare, piano strutturale per garantire il diritto all’abitare, servizi sociali fuori dal patto di stabilità, reddito di dignità, cancellazione dei decreti Salvini e stop all’autonomia differenziata. Queste le proposte che risolverebbero i problemi di milioni di cittadini sulle quali chiediamo un incontro al Governo ed alle forze politiche.

Giuseppe De Marzo, responsabile Libera per le politiche sociali e coordinatore nazionale della Rete dei Numeri Pari

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