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Coronavirus, la mobilitazione dei movimenti per l’abitare: “Serve un reddito di quarantena”

Andrà tutto bene con casa e reddito per tutti”. Scritte a mano su lenzuola bianche. In tempi di quarantena sono i cancelli e i portoni delle occupazioni abitative a parlare. Anche i Movimenti per il diritto all’abitare romani lanciano la campagna nazionale per chiedere misure di sostegno al reddito per quanti, tra la crisi sanitaria ed economica dovuta al diffondersi del Coronavirus, hanno perso qualunque tipo di entrata economica.

Venerdì scorso, dalle 14, in tutta Italia è scattato un mail bombing verso il Governo, l’Inps, la Regone e i comuni per chiedere “con urgenza misure immediate per garantire a tutti/e di restare a casa con un salario pieno ed un reddito di quarantena”. Questa la richiesta: “Dal prossimo decreto economico, si trovino le risorse per non lasciare nessuno indietro”. Un’iniziativa che ha funzionato, hanno raccontato i movimenti, in quanto poche ore dopo molte mail “hanno iniziato a tornare indietro perché le caselle di posta erano piene”.

Ad essere colpiti dal blocco delle attività e dalle restrizioni alla mobilità imposte dall’emergenza sanitaria, in particolare, i lavoratori in nero, saltuari o i precari che sono rimasti esclusi dagli ammortizzatori sociali messi in campo dal governo con il decreto Cura Italia. Solo alcune collaboratrici domestiche o baby sitter sono state regolarizzate così da poter continuare a svolgere le proprie mansioni all’interno delle case, raccontano dalle occupazioni. Ma molti altri sono rimasti senza nulla: chi lavorava in nero nei cantieri edili o faceva le pulizie oggi non può uscire perché non può mostrare alcuna autocertificazione, chi era impiegato senza contratto in bar e ristoranti chiusi non può dimostrare di aver perso il lavoro. Fino ad oggi la macchina della solidarietà e del mutuo aiuto all’interno delle occupazioni ha funzionato. Mentre all’esterno, tra quanti stanno vivendo la stessa situazione nei propri appartamenti in affitto, la rete delle associazioni ha cercato di non fermarsi nonostante le difficoltà. Ma la campagna per il reddito mette nero su bianco che questa situazione non potrà durare a lungo.

L’annuncio del Governo di stanziare 400 milioni di euro per tutti i comuni italiani da destinare agli aiuti alimentari, che dovrebbero essere erogati dai municipi anche con il “supporto delle reti territoriali di parrocchie e associazioni di volontariato, così da intercettare anche chi non si è rivolto ai servizi sociali”, ha spiegato l’assessora alle Politiche Sociali, Veronica Mammì, è considerata insufficiente. Le famiglie non hanno più soldi, l’allarme che arriva dalle occupazioni, e senza altri interventi economici sarà sempre più difficile andare avanti.

“Pensano di cavarsela così dopo aver distrutto welfare e servizi pubblici, dopo aver cancellato diritti primari come quello alla salute e all’abitare, per non parlare del lavoro e della sua costante precarizzazione”, scrivono i movimenti in un comunicato. “Credono che possa bastare questa manciata di denaro per affrontare povertà relativa e assoluta, due categorie che stanno diventando di fatto una sola e per questo molto ampia e per di più assai infuriata”. Poi aggiungono: “È possibile ed urgente con una tassa sui grandi patrimoni un allargamento del reddito di cittadinanza per garantire a tutti di continuare la quarantena senza garanzie economiche: non abbiamo bisogno di elemosina”.

Per questo gli occhi sono puntati sulla manovra economica di aprile. La richiesta, spiega Paolo Di Vetta del Movimento per il diritto all’abitare romano è quella di “una misura di sostegno al reddito che sia strutturale e non emergenziale perché siamo di fronte a una crisi profonda che durerà a lungo e la platea di persone che ne avranno bisogno sarà sempre più numerosa”. La misura, aggiunge ancora, “non dovrà quindi essere temporanea e nemmeno legata al lavoro, come avviene per il reddito di cittadinanza, perché questo lavoro non ci sarà”.

La protesta, quindi, è destinata a proseguire. “Ci dicono di stare a casa, ma se la misura economica è questa non potremo farlo”, denunciano ancora i movimenti, “dovremo uscire per prenderci quello che ci spetta, ciò che ci serve. Che la pazienza stia per finire è chiaro a tutti e non sarà certo un’autocertificazione a fermare chi deve procurarsi da mangiare”. Così dopo l’allarme lanciato da precari e partite iva nei giorni scorsi, la richiesta di un reddito di quarantena è sempre più forte.

Un reddito di base è da sempre anche una battaglia della Rete dei numeri pari. “Sono 12 anni che denunciamo come le politiche di austerità nel nostro paese hanno impoverito milioni di persone”, denuncia Giuseppe De Marzo. “Ed è per questo che, da sempre, vista l’impossibilità di una piena occupazione rivendichiamo un reddito di base incondizionato come una misura per garantire dignità. A distanza di 12 anni l’epidemia dimostra la fragilità della nostra società e anche della città di Roma, dove un terzo della popolazione è a rischio esclusione sociale e oggi non avrà più nemmeno i soldi per mangiare. Pretendiamo una misura strutturale perché non siamo di fronte a una crisi passeggera. Il primo passaggio che chiediamo di fare è l’estensione del reddito di cittadinanza con l’Isee raddoppiato e senza l’obbligo di prestare lavoro”.

Non manca una denuncia verso le istituzioni capitoline. Conclude De Marzo: “Le istituzioni romane si stanno dimostrando incapaci a gestire una partita così complessa. La distanza della Raggi dai corpi sociali intermedi rende oggi ancor più difficile accorciare le distanze tra chi non ha nulla e le istituzioni. Le politiche sociali devono essere costruite insieme al terzo settore e alle realtà sociali ai quali non si può chiedere di fare i garzoni per portare i pacchi della spesa”.
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