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Un esercito di poeti sociali

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Il racconto di Giuseppe De Marzo sull’incontro Mondiale dei Movimenti Popolari con papa Francesco.

Sabato 24 ottobre si è svolto l’Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari con papa Francesco. Un percorso cominciato nel 2014 in Vaticano, proseguito in Bolivia nel 2015, ancora in Vaticano nel 2016 ed in Cile nel 2018. Un incontro, quello con i movimenti sociali, indispensabile per costruire il futuro, come ha sottolineato Francesco. Rispetto al passato la riunione si è svolta in videoconferenza a causa della pandemia. Presenti circa 150 rappresentanti dei movimenti sociali che hanno risposto alla lettera indirizzata da Francesco la scorsa Pasqua. Voci e volti di ogni parte del pianeta. La UTEP argentina che mette insieme i lavoratori dell’economia popolare, La Via Campesina che raggruppa centinaia di milioni di contadini nel mondo, gli Slum Dwellers dell’India che rappresentano i poveri delle città, le Comunità afro indigene boliviane, il Movimento dei giovani di strada del Guatemala, il Movimento africano dei bambini e dei giovani che lavorano della Costa d’Avorio, le Brigate di pace del Messico, la Rete di solidarietà popolare dell’Africa meridionale e tanti altri. Per l’Italia erano presenti La Lega dei Braccianti, Libera, Mediterranea e la Rete dei Numeri Pari. L’incontro è stato moderato dal cardinale Michael Czerny ed è stato concluso dall’intervento del cardinale Peter Turkson, Sottosegretario e Prefetto del Dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale. Tre gli obiettivi della riunione: 1) approfondire la riflessione sulle cosiddette 3T, “tierra, techo, trabajo”, vale a dire Terra, Casa e Lavoro, i diritti “sacri” su cui è nata l’alleanza tra movimenti e Francesco; 2) condividere le riflessioni sull’ultima enciclica “Fratelli tutti”; 3) discutere le prospettive e le proposte della “economia di Francesco”, che saranno al centro dell’incontro che si terrà ad Assisi dal 19 al 21 novembre tra il papa e centinaia di under35 impegnati su questi temi. Perché non possiamo pensare di essere sani in un mondo malato. Una consapevolezza acquisita e condivisa dai movimenti popolari, da Francesco e dalla scienza.

Il principale ostacolo al cambiamento urgente e necessario di cui abbiamo tutti e tutte bisogno, come ha spiegato Francesco nelle sue ultime encicliche, viene dal sistema economico globale. Il liberismo economico, definito dal papa “sistema del denaro”, è all’origine delle crisi mondiali e delle diverse forme di terrorismo. Su questo non ci possono essere ambiguità, come è stato detto da tutti gli interventi dei rappresentanti dei movimenti durante l’incontro. Nonostante in molti, come ha ricordato Marina Oliveira dei lavoratori cristiani brasiliani, “cercano di ridurre e catturare le parole di Francesco all’interno del sistema, sappiamo bene che la crisi non può essere superata dentro il capitalismo: per questo l’economia di Francesco e Chiara è anticapitalista”. I movimenti popolari mettendo al centro della loro azione la lotta per la dignità degli “scartati” dal sistema, rappresentano oggi più che mai il soggetto sociale della trasformazione. Come è stato affermato in diversi interventi, non ascoltano il papa in maniera passiva ma lo interrogano, costruendo percorsi e proposte condivise. “Il nostro progetto è fuori da questo meccanismo produttivo ed estrattivo”, ha rimarcato la ricercatrice brasiliana Juliana Fumo.

La necessità di un cambio profondo, radicale e sistemico rappresenta il principale obiettivo politico del documento che sarà presentato dai Movimenti Popolari ad Assisi all’incontro sull’economia di Francesco. L’economista Andres Cappa ha spiegato quelli che sono pensati nel documento come i cinque assi del cambiamento: 1) ecologia integrale e beni comuni; 2) democrazia economica, reddito di base universale e nuove istituzioni finanziarie; 3) Terra, casa e lavoro, per uno sviluppo integrale ed un’economia popolare dei poveri, non per i poveri; 4) educazione, salute e tecnologia; 5) pace e sovranità. Un’economia che persegua il “buon vivere”, non la crescita economica, come ha ricordato Jean Pierre da Haiti. Perché questo sistema, denuncia Jao Pedro Stedile di Via Campesina, non garantisce le necessità fondamentali delle persone, il cibo, la casa, il lavoro, la salute, l’educazione, la partecipazione. “Niente per noi, senza di noi!”, ha infatti denunciato Rose Molokoane, coordinatrice della Federazione Africana che mette insieme e sostiene i poveri dei centri urbani.

Il riconoscimento dei nuovi soggetti sociali, delle conoscenze e dei saperi rappresenta un terreno di grande conflitto tra movimenti popolari ed accademia. Lo scarto tra accademia e la realtà delle persone è stato un altro dei temi dell’incontro. Il linguaggio tecnico non è in grado di riconoscere il sapere dei poveri, della Terra. L’accademia occidentale non riconosce il sapere popolare ed attraverso il metodo scientifico lo frammenta, rinunciando ad un approccio sistemico. La necessità di riconoscere e sistematizzare il sapere popolare è invece alla base del progetto dell’Università Latinoamericana delle periferie, Ulpe, che darà concretezza alla “educazione integrale emancipatoria”. Il progetto è stato presentato durante l’incontro da padre Charly Olivero, dei parroci delle periferie argentine, e sarà finanziato dal dicastero per lo Sviluppo Umano Integrale. Un apporto fondamentale e concreto al progetto educativo dell’ultima enciclica “Fratelli Tutti” ed al sostegno dell’azione dal basso dei movimenti popolari.

Sono evidenti i segni che dimostrano “la putrefazione dello stato di cose nell’economia liberista” ha affermato l’argentino Juan Grabois, rappresentante dei lavoratori dell’economia popolare ed informale. Ad essere messo in discussione è oggi il nostro diritto all’esistenza. La pandemia mette ancora di più in evidenza come il “sistema economico e politico abbia un grande deficit di dignità umana”, ha affermato in conclusione dell’incontro il cardinale Turkson. Un deficit ormai insostenibile ed incompatibile con il nostro carattere comune di “fratelli che condividono il ventre della Storia”.

Dobbiamo lottare per mettere l’economia al servizio dei popoli con l’obiettivo di raggiungere giustizia sociale ed ambientale, riconoscendo i diritti di «Madre Terra» da cui ogni entità vivente, essere umano incluso, dipende per vivere e prosperare. Siamo gli uni collegati agli altri: quello che succede alla Terra succede a noi. È quello che anche la crisi pandemica provocata dal Covid19 ha messo in evidenza più di ogni altra cosa. C’è una relazione, una interdipendenza, una connessione, una corrispondenza tra tutte le entità vivente. Non aver difeso la nostra casa comune ha esposto ad un rischio enorme anche la famiglia umana. Fragilità ed interdipendenza sono l’espressione del nostro legame con tutte le entità viventi.

Questo vuol dire “Ecologia integrale”: tutto è connesso ed interdipendente, relazionato e corrispondente. Per questo non possiamo affrontare una crisi sistemica e strutturale come quella che stiamo vivendo senza un approccio sistemico. Un’economia che produce scarti non garantisce la vita. La natura invece pondera ogni entità vivente, ritenendola utile al continuum della vita. Per questo abbiamo il dovere ed il bisogno di produrre, distribuire e consumare in maniera diversa. Ed è possibile farlo senza scarti ed all’interno delle capacità di autorigenerazione ed autorganizzazione del pianeta, progettando per la vita ed imparando e cooperando con la natura. Abbiamo infatti imparato che la vita è una rete di relazioni inseparabili. È questo il senso profondo dell’ecologia integrale che ci mette insieme tutti e tutte.

I movimenti popolari insieme a Francesco rappresentano oggi l’unico spazio politico che nel mondo si sta seriamente ponendo fino in fondo le questioni legati al nostro tempo, dando risposte non solo alla crisi ma innovando nella costruzione delle relazioni, nelle conoscenze, nei linguaggi e nelle proposte per ricostruire la speranza ed agire il cambiamento. Il cammino è lungo, ma la strada è quella giusta.

Giuseppe De MarzoResponsabile di Libera per le politiche sociali

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