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RiMaflow, a rischio sgombero dieci anni di fabbrica recuperata e di lotta

Ri-Maflow. A Trezzano sul Naviglio gli operai hanno creato la «Cittadella dell’altra economia». Giovanni Impastato: «Massima vicinanza»

MILANO

Uno degli ultimi messaggi di solidarietà è arrivato pochi giorni fa da oltre mille chilometri di distanza: «Massima vicinanza a chi ha tentato di riqualificare una fabbrica destinata alla chiusura creando una Cittadella dell’altra economia che oggi qualcuno vuole bloccare». Parole pronunciate a Cinisi da Giovanni Impastato, fratello di Peppino, durante un incontro pubblico intitolato «disobbedire non è reato».

IMPASTATO HA ABBRACCIATO e salutato uno degli operai della RiMaflow sceso a Cinisi a raccontare la storia di questa fabbrica di Trezzano sul Naviglio, 10 Km in linea d’aria dal Duomo di Milano, che da sei anni è diventata la principale esperienza di fabbrica recuperata in Italia, un villaggio solidale dove la crisi ha cambiato verso grazie alla lotta degli operai diventando nuova opportunità di lavoro, socialità e integrazione. Ora però tutto questo rischia di finire, pende sulla RiMaflow lo sgombero annunciato per il 28 novembre, uno sgombero che al danno unisce la beffa.

UN’ESPERIENZA SOLIDALE nata contro la speculazione è finita in mezzo – letteralmente – ad un’inchiesta per traffico di rifiuti e ora la proprietà dei capannoni, la banca Unicredit, ha deciso di sfrattare i 120 lavoratori e le decine di soggetti che hanno trovato casa all’interno di quei capannoni. Quella della RiMaflow è una storia che getta i semi attorno al 2005, quando quei capannoni si chiamavano solo Maflow.

Era una fabbrica che impiegava 350 lavoratori e che produceva tubi per condizionatori e auto. Una delle tante aziende dell’hinterland di Milano che stavano scegliendo di lasciare questo Paese alla ricerca di manodopera a prezzi più bassi. La Maflow in quegli anni inizia a trasferire parti della produzione all’estero, mette in cassa integrazione i dipendenti, sposta i macchinari più importanti in Polonia, perde le principali commesse, come quella con la BMW.

UNA CASCATA DI EVENTI negativi che portano i lavoratori nel 2009 ad intraprendere una dura lotta fino all’occupazione dei capannoni. Non vogliono che i cancelli si chiudano e propongono soluzioni alternative. Tra loro c’è un sindacalista della Cub particolarmente testardo, Massimo Lettieri.

Chiede di incontrare il liquidatore, guardare la situazione reale dell’azienda, parlarsi, cercare insieme un nuovo investitore. Insomma, dare un futuro all’azienda e a 350 persone. I nuovi compratori polacchi vogliono tenere solo i lavoratori non iscritti al sindacato e nell’assenza di progettualità lentamente la Maflow muore. Picchetti, manifestazioni e incontri in Prefettura a Milano non impediscono la chiusura definitiva a dicembre 2012.

A QUEL PUNTO UN GRUPPO di operai decide che non si può tornare a casa così. «Facciamo come in Argentina, lavoriamo senza padroni» propone qualcuno. È l’anno del «We are the 99%», nasce Occupy Maflow che presto diventerà RiMaflow: fabbrica recuperata. Dalla produzione di tubi per auto si passa al riuso e riciclo di apparecchiature elettriche ed elettroniche.

La Cittadella dell’altra economia prende forma. Nasce la cooperativa il cui presidente è quel sindacalista testardo, Massimo Lettieri, che in quegli anni non si era mai arreso a chi aveva dichiarato fallimento portando il bene materiale più prezioso per un’azienda, i macchinari, altrove. Alla cooperativa poi negli anni si affiancano decine di altri soggetti tra falegnami, tappezzieri, artigiani che danno vita alla Casa del Mutuo Soccorso.

I SOCI DELLA CASA attraverso il versamento di una quota annuale possono operare all’interno della Cittadella. Si costruisce quella che diventerà la rete nazionale «Fuorimercato». RiMaflow aderisce alla rete di Communia, ha delle sorelle a Milano nello spazio sociale RiMake, collabora con Libera, si occupa di antimafia sociale in un territorio, il sud Milano, pesantemente infiltrato dalla ’ndrangheta. Anche Caritas Ambrosiana e Casa della Carità sostengono questa esperienza, così come il parroco di Trezzano, Don Franco, sempre al fianco dei lavoratori nei momenti difficili come in quelli gioiosi: sarà proprio Don Franco a sposare Massimo, il sindacalista testardo, e Anna.

Una grande festa in uno dei beni confiscati alle mafie nell’hinterland sud di Milano, la Masseria di Cisliano. Dalla collaborazione con gli Archivi della Resistenza di Fosdinovo nasce l’Amaro Partigiano, già un classico del Natale degli antifascisti. Per questi lavoratori la sfida più difficile è sempre stata quella di uscire dall’illegalità iniziale, l’occupazione della fabbrica, e regolarizzare le attività. Tenendo bene in mente una cosa: si fa tutto per il bene comune, mai per il profitto privato.

GLI SFORZI PER REGOLARIZZARSI crollano la mattina del 26 luglio 2018 quando nove persone vengono arrestate per traffico illecito di rifiuti. Tra loro c’è anche il sindacalista testardo, Massimo Lettieri, presidente della cooperativa. Uno dei capannoni sequestrati si trova all’interno della cittadella della RiMaflow, Massimo si ritrova accusato di «associazione per delinquere finalizzata al traffico di rifiuti».

PER LUI SCATTA LA MISURA cautelare in carcere, ci resterà quattro mesi. «Con le ditte che ci hanno conferito macchinari e materiali con regolari documenti di trasporto, alcune delle quali figurano tra quelle indagate, non abbiamo nulla a che fare per qualsiasi altra loro attività» scrivono i lavoratori a poche ore dall’arresto.

Al centro dell’inchiesta della procura di Milano finisce il progetto sulla lavorazione di scarti di produzione di carta da parati. «Siamo certi di poter dimostrare la nostra estraneità a questa vicenda e di poterne uscire appena inizierà il processo» ha detto più volte Gigi Malabarba, sindacalista, già parlamentare con Rifondazione Comunista che negli della lotta contro la chiusura della Maflow conobbe Massimo Lettieri e non lo mollò più.

«Se di Massimo si volesse sintetizzare la figura è proprio l’emblema vivente della lotta contro ciò per cui è stato arrestato». Qualche giorno fa Massimo e Gigi sono stati ospiti di Claudio Jampaglia a Radio Popolare, Malabarba in studio, Lettieri al telefono dagli arresti domiciliari. «Ormai sono 10 anni di lotta» ha detto Massimo un po’ emozionato al telefono. «Una lotta necessaria, il capitalismo ha preso il sopravvento sulle persone. Ora sono stato anche in galera, ho visto gli ultimi degli ultimi, conosco gli operai che perdono il lavoro, ci sono una marea di persone che non hanno voce. L’unica opportunità che abbiamo è organizzare esperienze positive che diano voce a queste persone». Tutto questo dal 28 novembre potrebbe non esistere più. O almeno non a Trezzano, in quella Cittadella autogestita senza padroni.

https://ilmanifesto.it/a-rischio-sgombero-dieci-anni-di-lotta-e-fabbrica-recuperata/

27 Novembre 2018 / by / in
Disuguaglianze sociali nelle città italiane

Disuguaglianze sociali in Italia | Città metropolitane Roma, Milano e Napoli sono le capitali d’Italia, ma in queste realtà metropolitane ci sono enormi disuguaglianze tra centri e periferie. Nelle nostre città abbiamo bisogno di politiche inclusive, spesa sociale e politiche per il lavoro.  

 

Dopo aver mostrato nel nostro precedente articolo su economiaepolitica l’esclusione sociale nel comune di Roma emersa nel progetto #mapparoma, in questo articolo intendiamo comparare le tre più popolose città metropolitane italiane: Roma, Milano e Napoli. A questo fine, mettiamo insieme le suddivisioni sub-comunali dei capoluoghi con gli altri comuni dell’hinterland: per Roma 155 zone urbanistiche e 120 comuni, per Milano 88 nuclei di identità locale e 133 comuni, per Napoli 30 quartieri e 91 comuni. Come nell’articolo precedente i dati, di fonte censuaria e illustrati dal presidente dell’Istat nella sua audizione alla Commissione parlamentare sulle periferie, sono resi disponibili in formato aperto (open data) e liberamente riutilizzabili.

 

Roma, Milano e Napoli, pur paragonabili in termini di popolazione residente, non lo sono in termini di superficie, forma urbana e performance economica. Rappresentano infatti bene lo storico divario tra il Nord e il Sud del Paese. Un divario che in seguito alla crisi scoppiata sul finire del 2007 risulta addirittura aumentato in termini di crescita, occupazione e benessere come mostra il capitolo di Riccardo Realfonzo, Paola Corbo e Angelantonio Viscione “Competitività e sviluppo nella città metropolitana di Napoli” pubblicato nel volume curato da Lucio D’Alessandro e Riccardo Realfonzo Per una strategia di sviluppo della Città metropolitana di Napoli. Per un approfondimento della competitività territoriale delle diverse città metropolitane rimandiamo al Primo rapporto della Scuola di Governo del Territorio, recensito per economiaepolitica.it da Stefano Lucarelli e Gaetano Perone.

 

Le tre città metropolitane hanno diverse dimensioni territoriali: Milano e Napoli raggiungono insieme 274mila ettari, la metà dell’estensione di Roma (536mila ettari), un dato ancora più evidente a livello comunale, dove la somma dei capoluoghi Milano e Napoli rappresenta solo il 23% del territorio di Roma Capitale. Roma è caratterizzata dall’eccezionale dimensione del comune capoluogo, il cui limite amministrativo include ampie porzioni di campagna, mentre le aree urbane di Milano e Napoli superano i limiti delle rispettive città metropolitane, andando a saldarsi con le province confinanti. In ogni caso le periferie non rimangono immutabili, ma cambiano forme e funzioni dando vita a peculiari conformazioni urbane sia con una distribuzione eterogenea dei luoghi a rischio di esclusione sia con un’alternanza di situazioni diversificate, che diventano ancora più forti quando l’analisi si allarga oltre i confini amministrativi comunali per arrivare a quelli metropolitani, come evidenzia bene l’introduzione “Milano città in uscita” di Rosangela Lodigiani al Rapporto sulla città di Milano 2018.

 

In questa sede ci concentriamo su tre dimensioni essenziali dello sviluppo economico: reddito medio per abitante, istruzione e occupazione, rimandando per un’analisi più dettagliata, comprendente anche altre dimensioni, al nostro lavoro “Disuguaglianze metropolitane: un confronto con Milano e Napoli” pubblicato nel volume curato da Ernesto d’Albergo e Daniela De Leo Politiche urbane per Roma: le sfide di una capitale debole.

Il reddito

Per quanto riguarda il reddito medio annuo per contribuente (Figura 1) è interessante osservare, da un lato, come quasi l’intero territorio della città metropolitana di Milano si collochi nella fascia di reddito superiore a 20.000 euro e, dall’altro, che Milano (30.600 euro) non è il comune più ricco essendo scavalcato da cinque comuni dell’hinterland i cui redditi medi superano i 31.000 euro (Basiglio, Cusago, Segrate, San Donato e Arese). Nella città metropolitana di Roma gli unici due comuni che superano, di poco, 25.000 euro di reddito medio sono Formello e Grottaferrata, situati nella prima cintura, mentre Roma rimane poco al di sotto (24.700 euro, un valore probabilmente “appiattito” per effetto della variabilità interna all’esteso territorio comunale) e la maggior parte dei comuni dell’hinterland si colloca nella fascia tra 15 e 22.000 euro. Ben diversa si presenta la situazione della città metropolitana di Napoli dove, ad esclusione di Capri, San Sebastiano al Vesuvio, Procida e Sorrento, il resto dei comuni non supera i 20.000 euro di reddito medio; Napoli è leggermente al di sotto (19.900 euro), e numerosi comuni hanno un reddito medio per contribuente inferiore ai 15.000 euro. Nei diagrammi a scatola (Figura 2) la variabilità di questi dati è mostrata in relazione a tutti i comuni delle tre città metropolitane*.

 

Figura 1 – Reddito medio per contribuente (€ 2015)

Fonte: elaborazione degli autori su dati Agenzia delle Entrate.

 

Figura 2 – Variabilità del reddito medio per contribuente (€ 2015)

Fonte: elaborazione degli autori su dati Agenzia delle Entrate.

I laureati

La distribuzione della popolazione residente con più di venti anni per titolo di studio è fra le caratteristiche socio-demografiche che maggiormente condizionano la composizione socio-economica delle diverse aree urbane. Se a Roma e Milano la quota di laureati più elevata si osserva nei quartieri più centrali e in pochi altri comuni dell’hinterland, a Napoli il disagio socio-economico di parte del centro storico fa sì che i titoli di studio più elevati siano concentrati soprattutto nelle zone benestanti semicentrali (Figura 3).

 

A Roma, come già descritto su EticaEconomia, la distanza dal centro è anche una distanza sociale. Infatti, i laureati ai Parioli (49,2%) sono ben otto volte quelli della periferia di Tor Cervara (6%): la loro percentuale supera il 42% nei quartieri benestanti a nord, mentre scende sotto al 10% soprattutto nelle periferie esterne o prossime al GRA a est, e anche nell’hinterland i laureati non superano mai il 25%.

 

Anche a Milano le differenze tra centro e periferia sono nette, poiché i laureati a Pagano e Magenta-San Vittore (entrambi 51,2%) sono sette volte quelli di Quarto Oggiaro (7,6%). La quota di residenti laureati supera il 42% in tutto il centro all’interno della cerchia dei Bastioni e nei quartieri limitrofi, mentre è inferiore al 12% in numerose periferie in tutti i quadranti. Nell’hinterland i valori sono più bassi, come nel caso romano, poiché – con una sola eccezione – i laureati non superano mai il 27%.

 

A Napoli le differenze sono ancora più marcate rispetto a Roma e Milano, in quanto i laureati a Posillipo, Chiaia e Vomero (circa 40%, dato comunque inferiore rispetto ai valori massimi delle altre due città) sono nove volte quelli di Scampia, San Giovanni a Teduccio e Miano (4,5%). Anche nell’hinterland i laureati sono pochi, al massimo il 15-17% della popolazione residente – è il caso di Nola e di alcuni comuni a est e nella penisola Sorrentina – una quota comunque inferiore a quella rilevata nelle città metropolitane di Roma e Milano. In un grande numero di comuni del napoletano – tra cui, considerando solo quelli più popolosi, molti a nord (il più popoloso è Afragola) e a sud-est – la quota di laureati è inferiore al 7%.

 

Nei diagrammi a scatola (Figura 4) la variabilità di questi dati è mostrata in relazione a tutti i comuni delle tre città metropolitane e alle suddivisioni sub-comunali dei capoluoghi.

 

Figura 3 – Laureati (% pop. 20+, 2011)

Fonte: elaborazione degli autori su dati ISTAT.

 

Figura 4 – Variabilità dei laureati (% pop. 20+, 2011)

Fonte: elaborazione degli autori su dati ISTAT.

L’occupazione

Per quanto riguarda il tasso di occupazione rispetto alla popolazione con più di 15 anni (Figura 5), a Roma supera il 55% solo nei nuovi insediamenti periferici con coppie giovani a sud-ovest (tra cui Malafede e Vallerano Castel di Leva) e ad est (tra cui Ponte di Nona e Casal Monastero), mentre è di poco superiore al 40% nei quartieri popolari della periferia storica a nord (Tufello) ed est (Torrespaccata, Casilino, Don Bosco, Gordiani), oltre che a Ostia Nord sul litorale. Nell’hinterland il tasso di occupazione risulta più basso: è intorno al 50-52% solo in alcuni comuni a nord nella valle del Tevere e a Monterotondo, e a sud-est (soprattutto Pomezia), oltre che a Fiumicino sul litorale, mentre è di poco superiore al 40% (guardando solo ai comuni più popolosi) nel litorale sud (Nettuno e Anzio) e a sud-est nei Castelli Romani.

 

A Milano il tasso di occupazione è mediamente più alto che a Roma, poiché, a parte tre nuclei poco popolosi, è compreso tra il 55 e il 60% nel centro storico e in vari quartieri limitrofi al centro stesso o più periferici a nord ed est. Il tasso rimane comunque inferiore al 45% in alcune periferie in tutti i quadranti (tra cui Gallaratese, Quarto Oggiaro e Niguarda Cà Granda). Anche nell’hinterland sono numerosi i comuni di media grandezza il cui tasso di occupazione è compreso tra il 55 e il 60%, quindi al di sopra dei valori romani, mentre è inferiore al 50% in tutta la popolosa cintura nord tra Milano e Monza (in particolare Sesto San Giovanni, Cinisello Balsamo e Cologno Monzese).

 

A Napoli i tassi di occupazione sono più bassi di quelli dell’area romana e le differenze tra quartieri molto più marcate, con il tasso di occupazione del 43% a Posillipo che è il doppio rispetto al bassissimo 22% di Scampia. Il tasso raggiunge valori intorno al 40-43%, tipici delle zone popolari di Roma, solo nei quartieri occidentali del ceto medio-alto (Posillipo, San Giuseppe, Chiaia, Vomero e Arenella), ed è inferiore al 30% nelle popolose periferie nord (tra cui Scampia e Secondigliano), est (in particolare Ponticelli e Barra) e ovest (Soccavo), oltre a Mercato e Pendino in centro. Anche nell’hinterland il tasso di occupazione supera il 40% esclusivamente nelle isole e nella penisola Sorrentina.

 

Anche in questo caso nei diagrammi a scatola (Figura 6) la variabilità dei dati è mostrata in relazione a tutti i comuni delle tre città metropolitane e alle suddivisioni sub-comunali dei capoluoghi.

 

Figura 5 – Tasso di occupazione (% pop. 15+, 2011)

Fonte: elaborazione degli autori su dati ISTAT.

 

Figura 6 – Variabilità del tasso di occupazione (% pop. 15+, 2011)

Fonte: elaborazione degli autori su dati ISTAT.

 

Spunti conclusivi

In conclusione, dal nostro lavoro emergono evidenti forme di esclusione sociale e di polarizzazione tra le periferie scarsamente dotate di opportunità e i quartieri centrali e benestanti, in una sorta di crescita a due velocità. Questo fenomeno è più evidente a Napoli e Roma, ma è presente anche a Milano, capitale dell’opulento Nord. Le città metropolitane escono dalla crisi più profonda che il nostro Paese abbia mai conosciuto con una classe di esclusi presenti peraltro non solo nelle periferie e nelle classi sociali meno abbienti, ma anche in quella che era un tempo la classe media. Le parti deboli della società non sono riuscite a cogliere i benefici apportati dalla crescita del settore terziario avanzato che si è verificata nell’ultimo decennio, sia pure con intensità diversa, a Milano, Napoli e Roma. Insufficiente attenzione è stata data alle aree periferiche, la povertà non è stata ridotta, e ampie fasce di popolazione soffrono l’esclusione sociale, essendo anche fisicamente lontane dalle zone più dinamiche delle città, dove sono maggiormente frequenti le interrelazioni sociali e l’offerta culturale. I ceti medi subiscono l’aumento del costo della vita e dei prezzi degli immobili che, nonostante il calo degli ultimi anni, rimangono spesso proibitivi.

 

Queste evidenze, emerse anche nella Relazione finale della Commissione parlamentare sulle periferie, suggeriscono la necessità di politiche specifiche non solo per le diverse aree metropolitane, ma anche internamente ad esse. Per combattere le disuguaglianze nelle realtà metropolitane è importante mettere al centro delle politiche gli individui, ossia ripartire innanzitutto dai loro bisogni. Per poter fare questo nella maniera più efficace, per non cadere nella trappola dei luoghi comuni, è indispensabile una migliore conoscenza del territorio nelle sue varie sfaccettature. Solo così può migliorare la capacità delle amministrazioni di elaborare politiche in grado di contrastare le diverse e nuove forme di marginalità ed esclusione sociale.

https://www.economiaepolitica.it/2018-anno-10-n-16-sem-2/disuguaglianze-sociali-citta-italiane/

Breve bibliografia

Alleva, G. (2017), Audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie, Camera dei Deputati, Roma.

Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie (2017), Relazione sull’attività svolta dalla Commissione, Camera dei Deputati, Roma (parte II, cap. 1 “Roma”: 261-331 – cap. 2 “Napoli”: 333-354 – cap. 3 “Milano”: 355-380).

Lelo, K., Monni, S., Tomassi, F. (2018) “Urban inequalities in Italy: a comparison between Rome, Milan and Naples”, di prossima pubblicazione in Entrepreneurship and Sustainability Issues.

Lelo, K., Monni, S., Tomassi, F. (2018) “Disuguaglianze metropolitane: un confronto con Milano e Napoli” in d’Albergo, E., De Leo, D. (2018), Politiche urbane per Roma: le sfide di una capitale debole, Sapienza Università Editrice, Roma: 17-35.

Lelo, K., Monni, S., Tomassi, F. (2017) “Roma, tra centro e periferie: come incidono le dinamiche urbanistiche sulle disuguaglianze socio-economiche”, Roma Moderna e Contemporanea, 25, 1-2: 131-146.

Lodigiani, R. (a cura di) (2018) “Milano 2018 – Agenda 2040, Rapporto sulla citta”, Rapporto di Ambrosianeum Fondazione Culturale, Franco Angeli, Milano.

Realfonzo, R. (a cura di) (2016) “La competitività italiana Le imprese, i territori, le città metropolitane. Primo rapporto della Scuola di Governo del Territorio”, Franco Angeli, Milano.

Realfonzo, R., Corbo, P., Viscione, A. (2018) ”Competitività e sviluppo nella città metropolitana di Napoli” in D’Alessandro, L., Realfonzo, R. (a cura di) (2018) “Per una strategia di sviluppo della Città metropolitana di Napoli”, Franco Angeli, Milano.

* “Baffo” superiore = massimo, lato superiore della scatola = terzo quartile, linea dentro la scatola = secondo quartile (mediana), lato inferiore della scatola = primo quartile, “baffo” inferiore = minimo.

24 Novembre 2018 / by / in
Centocelle, nasce il coordinamento degli insegnanti anti-mafia

L’incontro nell’Istituto Comprensivo di via dei Sesami precede la manifestazione cittadina di sabato 1 dicembre promossa dal nuovo movimento “Sei Uno di Noi” che raggruppa centinaia di realtà sociali

 

Un coordinamento cittadino di insegnanti antimafia. Il battesimo è avvenuto nel corso di un’assemblea pubblica con cittadini, docenti, genitori, studenti, comitati, associazioni, movimenti, cooperative, giornaliste e giornalisti, parrocchie e reti sociali impegnati nel contrasto alle disuguaglianze, alla povertà ed alle mafie. L’incontro nell’Istituto Comprensivo di via dei Sesami a Centocelle è uno degli ultimi di una serie di iniziative organizzate per preparare la manifestazione cittadina di sabato 1 dicembre promossa dal nuovo movimento “Sei Uno di Noi” che raggruppa centinaia di realtà sociali  molto differenti tra loro: dalle parrocchie ai sindacati fino ai comitati per l’abitare contro disuguaglianze, mafie e razzismo.

Una rete eterogenea che però si riconosce in un comune sentire: “Noi siamo quelli che tentano di sopravvivere in una città piena di disuguaglianze e miseria. Quelli che resistono, facendo le capriole per far quadrare i conti. Non cadiamo nella trappola di considerare causa dei nostri mali chi sta peggio di noi o chi è nato altrove, perché sappiamo di essere dalla stessa parte – si legge nel manifesto – Cosa Vogliamo? Eguaglianza, solidarietà, pari opportunità, partecipazione e accoglienza sono i principi in cui crediamo e che rivendichiamo. La sicurezza che cerchiamo è innanzitutto quella economica e sociale: lavoro, reddito e casa dignitosi. Una scuola e una sanità pubbliche, universali e efficienti. Verde e spazi sociali per i nostri bambini. Una città libera dalle mafie e dai grandi poteri finanziari ed economici. Una società libera da ogni tipo di discriminazione e di razzismo, secondo i principi conquistati dalla Resistenza, sanciti dalla Costituzione e smarriti dalla Repubblica. Dignità e giustizia sociale. Per tutti”.

https://roma.repubblica.it/cronaca/2018/11/23/news/centocelle_nasce_il_coordinamento_degli_insegnanti_aniti-mafia-212447370/

24 Novembre 2018 / by / in ,
Progetto Famiglie in Rete: la testimonianza sull’esperienza dell’accoglienza e dell’affido

Siamo Chiara, Ilaria ed Elena e abbiamo 20, 19 e 17 anni. Siamo state introdotte nel mondo dell’accoglienza fin da piccole quando per tre anni di seguito, durante le vacanze estive, nel mese di luglio, ospitavamo a casa nostra una bambina della nostra età che proveniva dalla Bielorussia. Questa breve esperienza, seppur con le sue difficoltà, ci ha fatto capire realmente cosa significa condividere i propri spazi con qualcuno estraneo alla nostra famiglia.

 

Dopo un paio di anni, una decina di anni fa, con la nascita della rete di famiglie abbiamo iniziato a vivere più consapevolmente l’accoglienza. All’inizio, quando i nostri genitori partecipavano agli incontri, per noi era ancora una realtà molto lontana e astratta perché non la vivevamo in prima persona. Quando poi però c’è stata la prima proposta di accogliere, per un pomeriggio a settimana, una bambina di origini marocchine che faceva le elementari con noi, c’è un po’ crollato il mondo addosso. Noi per prime infatti avevamo dei pregiudizi nei suoi confronti e la nostra paura era che i nostri amici ci giudicassero e allontanassero per una decisione che non dipendeva da noi.

 

In questa esperienza infatti ci siamo lasciate coinvolgere il minimo indispensabile.

 

Ci siamo fatte trascinare sicuramente di più nella seconda accoglienza: due fratelli che venivano da noi qualche sera a settimana e che prima non conoscevamo. Vivevamo questa nuova situazione con più entusiasmo e disponibilità. Per questo motivo riconosciamo che i rapporti che si sono creati erano più forti e ancora oggi, quando capita di incrociarli, ci vengono in mente bei ricordi.

 

Nel complesso l’esperienza di accoglienza vissuta con la rete di famiglie se da un lato non ci ha risparmiato il peso del pregiudizio che sentivamo che gli altri avrebbero avuto su di noi, dall’altro ci ha permesso di aprire gli occhi sul fatto che c’erano tanti bambini, anche vicino a noi, che non avevano le nostre fortune e le nostre possibilità.

 

Questa esperienza, nella sua caratteristica di avere un tempo limitato e ben definito (per noi qualche ora a settimana) ci ha lasciato una certa libertà nello scegliere come vivere questi rapporti e sicuramente il fatto di essere tre sorelle ci ha permesso, in diverse occasioni, di prenderci i nostri spazi e vivere l’accoglienza con i tempi e i modi che decidevamo noi.

 

L’appartenenza dei nostri genitori alla rete di famiglie ci ha fatto entrare a piccoli passi nel contesto dell’affido.

 

In questa occasione, mentre i nostri genitori frequentavano il corso per prepararsi, anche se non eravamo del tutto convinte di quello che stavano facendo, abbiamo cominciato a immaginarci ipoteticamente chi sarebbe potuto venire a casa nostra, sempre però pensandoci in modo positivo.

 

La realtà è che siamo state catapultate nella prima esperienza di affido da un momento all’altro senza aver avuto la possibilità di confrontarci bene con i nostri genitori e per questo fin dall’inizio abbiamo vissuto con insofferenza l’arrivo di una bambina di dieci anni in casa nostra.

 

Anche se dopo un paio di mesi questo affido si è rivelato essere davvero difficile e impegnativo possiamo dire che questo ha permesso di unirci molto come famiglia ma in particolare come sorelle. L’esperienza di affido infatti inevitabilmente ha cambiato le dinamiche della nostra famiglia perché in ogni caso la persona che accogli invade in modo consistente i tuoi spazi e stravolge i ritmi ad esempio pranza e cena sempre con te, usa il tuo bagno, condivide la stanza, richiede le attenzioni dei tuoi genitori.

 

La particolare difficoltà di questo affido ci ha dato modo però di rafforzare le motivazioni che ti portano a prendere certe decisioni. Infatti quando ai nostri genitori, qualche mese dopo la chiusura del primo affido, è stato proposto quello di una bambina di cinque anni in carrozzina abbiamo detto tutti insieme di sì dopo averci pensato bene.

 

Quest’ultima esperienza, iniziata nell’ottobre del 2016, ci ha proprio cambiato la vita perché, ormai anche noi più grandi, con una sensibilità diversa e più matura, abbiamo davvero colto in profondità il senso dell’essere una famiglia accogliente. Questo affido inoltre ci ha aiutato ad aprire il cuore e gli occhi anche alla realtà della disabilità fisica.

 

Sicuramente il nostro coinvolgimento attivo nelle varie esperienze di accoglienza è dipeso da chi abbiamo ospitato perché si tratta di bambini e ragazzi con culture, storie e caratteri diversi. Per questa ragione il coinvolgimento cambia anche rispetto a chi realmente e fisicamente ci troviamo davanti.

 

Di fronte all’esperienza dell’affido ci siamo rese conto che, oltre che alle dinamiche, cambiano anche le nostre priorità attraverso un nuovo spirito di collaborazione che si è creato all’interno della nostra famiglia.

 

Noi ci siamo rese conto che abbiamo ricevuto davvero tanto dai nostri genitori che ci hanno sempre voluto bene e non ci hanno mai fatto mancare niente e hanno contribuito in maniera fondamentale a essere ciò che siamo e allora perché non dare questa possibilità di crescere in un ambiente di vita sereno anche ad altri bambini e bambine?

http://progettofamiglieinrete.it/

24 Novembre 2018 / by / in ,
Le mani per soccorrere, la voce per denunciare: le parole di Don Ciotti in occasione della II Giornata Mondiale dei poveri

“In Italia ci sono 5 milioni di poveri assoluti e 9 milioni di poveri relativi. Nel mondo circa un miliardo di persone soffrono per la mancanza di cibo. Una politica al servizio del bene comune deve affrontare la fame materiale senza dimenticare quella di speranza e dignità”, così don Ciotti sul settimanale cattolico in occasione della II Giornata mondiale dei poveri del 18 novembre.

 

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18 Novembre 2018 / by / in
Bari, lavanderia solidale nella parrocchia di San Sabino: doccia e abiti puliti per tutti

Lavatrice e asciugatrice a disposizione tutti i giovedì mattina per chi abbia necessità di accedere alla lavanderia solidale. Ogni sabato si può invece fare una doccia gratuitamente

Lavatrice e asciugatrice a disposizione tutti i giovedì mattina per chi abbia necessità di accedere alla lavanderia solidale. Ogni sabato si può invece fare una doccia gratuitamente nei locali messi a disposizione dalla parrocchia di San Sabino, a pochi passi da Pane e Pomodoro e parco Perotti.

Sono partiti sabato 3 novembre i servizi di lavanderia e doccia solidali voluti dall’associazione Giuseppe Moscati onlus, inaugurati lo scorso giugno e ora finalmente operativi, grazie al contributo economico della fondazione Megamark e alla sensibilità di don Angelo Cassano, che ha adibito due stanze della parrocchia del quartiere Madonnella per accogliere chi non ha modo di lavare e asciugare i propri vestiti o curare come vorrebbe l’igiene personale.

Una equipe di volontari e la segreteria della parrocchia raccolgono le prenotazioni il lunedì, giovedì e sabato dalle 10 alle 12.30 e dalle 17.30 alle 20. In alternativa è possibile telefonare al numero 080.558.81.83. “Il desiderio che ci accomuna e quello a cui miriamo è stare insieme in un luogo accogliente dove ognuno si senta a casa propria – dicono i volontari- Non solo un servizio, ma un luogo di incontro dove ognuno ha qualcosa da dare o semplicemente da raccontare. Il nostro desiderio è fare famiglia con chi ha voglia di una famiglia”. La piccola lavanderia “Solidali dalla testa ai piedi” è aperta il giovedì mattina dalle 9 alle 12, la doccia il sabato mattina dalle 9 alle 10.30.

https://bari.repubblica.it/cronaca/2018/11/14/news/bari_lavanderia_solidale-211602698/

17 Novembre 2018 / by / in , ,
10 anni di Famiglie in Rete, uno sguardo al presente per costruire un futuro di equità e reciprocità

Domenica 18 novembre 2018 dalle 14.30 alle 18.30 presso la struttura Polivalente della parrocchia di Falzè di Trevignano in via 4 Novembre, 2.

Il progetto “Famiglie in Rete” nasce nel 2008 dalla collaborazione tra il consultorio familiare dell’Ulss 2 Marca Trevigiana – distretto di Asolo, i comuni e le famiglie del territorio. Nel 2012 lo stesso distretto di Asolo viene incaricato dalla Regione Veneto per promuovere questa progettualità in tutto il territorio regionale: ad oggi il progetto è realizzato in 13 ex aziende Ulss del territorio veneto. Il progetto si pone l’obiettivo di affiancare e sostenere, in un’ottica di prevenzione, le famiglie che stanno attraversando un momento di difficoltà relazionale, educativa o organizzativa e che non hanno le risorse personali o famigliari necessarie ad affrontarla. Concretamente, nei comuni del nostro territorio, sono attivi 23 gruppi di persone, che in sinergia con i servizi specialistici dell’ulss e i servizi sociale dei comuni, si ritrovano mensilmente per confrontarsi e attivare dei percorsi di accoglienza; con l’auspicio di ridare dignità alle persone e favorire la crescita di una comunità più equa e solidale.

 

Programma

14.30 Accoglienza

14.45 Avvio di lavori e saluti del sindaco

15.00 “10 anni di famiglie in rete: come sono cambiato?”

Interventi del dott. P. Borsellino, di alcuni operatori e di alcune famiglie delle reti.

16.00 “” Intervento del dott. G. De Marzo

17.00 Confronto 18.00 Buffet

 

volantino 18.11.2018

16 Novembre 2018 / by / in ,
Continua l’assedio al 4stelle: domani 16/11 ore 12 conferenza stampa in via Prenestina 944

Da sabato scorso, giorno in cui si è sviluppato un incendio che ha danneggiato una parte minima della struttura, l’occupazione abitativa del 4 stelle è sotto assedio da parte di istituzioni irresponsabili che, invece di preoccuparsi di 500 persone che stanno resistendo in mezzo a mille difficoltà, hanno deciso di utilizzare l’incidente per produrre lo sgombero.

A 48 ore dal sopralluogo della Commissione stabili pericolanti non si ha ancora l’esito sull’agibilità della struttura ma l’atteggiamento aggressivo di Acea svela perfettamente la strategia dell’assedio che il Comune di Roma ha deciso di mettere in campo, come già accaduto nell’occupazione di via Quintavalle a Cinecittà nell’agosto 2017.

Dopo aver staccato l’acqua e la luce sabato all’intero stabile, portandosi via la cabina elettrica e nella notte anche i tubi dalla strada, questa mattina Acea è intervenuta nuovamente per staccare un collegamento che garantiva da ieri sera un minimo di erogazione di acqua.

Di fronte all’inconsistenza delle proposte offerte dalla Sala operativa sociale, poche decine di posti in emergenza, peraltro da verificare, nella struttura della Croce Rossa a via Ramazzini, gli abitanti del 4 stelle hanno deciso di resistere per difendere la loro casa, consapevoli che l’unica prospettiva offerta dalle istituzioni è la strada.

Di fronte a questo atteggiamento aggressivo nei confronti di chi sta provando ad andare avanti, compresi 141 minori che continuano regolarmente a frequentare le scuole, dobbiamo difenderci collettivamente. L’acqua è un bene comune e in quanto tale va garantita, per questo non è tollerabile il comportamento di un’azienda come Acea.

Domani alle ore 12 invitiamo tutt* a sostenere e prendere parola nella conferenza stampa che stiamo convocando per mostrare qual è la situazione reale dello stabile e le condizioni delle persone che hanno deciso di resistere.

#stopdistacchi #acquax4stelle #indivisibili

Movimento per il diritto all’abitare

http://www.abitarenellacrisi.org/wordpress/2018/11/15/continua-lassedio-al-4stelle-domani-1611-ore-12-conferenza-stampa-in-via-prenestina-944/

 

15 Novembre 2018 / by / in
Iniziano i laboratori di mutualismo sociale alla Romanina!

Sono iniziati ieri i laboratori di mutualismo sociale portati  avanti dalle Realtà della Rete dei Numeri Pari che operano nel quartiere della Romanina a Roma, come la Camera del Lavoro, Cinecittà Bene Comune, il Comitato di quartiere, Libera e la Rete Nobavaglio.

Al momento sono attivi i laboratori di letteratura dell’infanzia con la scuola materna e le prime elementari – sui temi della non discriminazione e dell’inclusione – e i laboratori sul tema della giustizia sociale portati avanti da Libera nelle classi della scuola primaria e secondaria. Nelle prossime settimane saranno attivati anche i laboratori di scrittura e lettura critica dei giornali, ideati dalle giornaliste e dai giornalisti della Rete Nobavaglio e il laboratorio radiofonico.

L’obiettivo del percorso portato avanti dalle diverse realtà che operano sul territorio è quello di attivare anche dei laboratori extra scolastici destinati a tutto il quartiere e andando a coinvolgere tutta la cittadinanza. Verranno realizzati cineforum, laboratori teatrali con attrici professioniste e l’apertura di uno sportello di assistenza ai lavoratori e alle lavoratrici da parte della Camera del Lavoro.

 

9 Novembre 2018 / by / in
UNDP: Human Development Indices and Indicators 2018 statistical update

Oggi, le persone, le nazioni e le economie sono più collegate che mai, così come lo sono i problemi di sviluppo globale che stiamo affrontando. Questi problemi si estendono ai confini, a cavallo dei settori sociale, economico e ambientale. Dall’urbanizzazione alla creazione di posti di lavoro per milioni di persone, le sfide del mondo saranno risolte solo con approcci che tengono conto sia della complessità che del contesto locale.

Ineguaglianza e conflitto sono in aumento in molti posti. I cambiamenti climatici e altre preoccupazioni ambientali stanno indebolendo lo sviluppo ora e per le generazioni future. Poiché il nostro pianeta sembra essere sempre più ineguale, più instabile e più insostenibile, offrire dati dettagliati e affidabili non è mai stato così importante.

La disuguaglianza,  è diventata una questione determinante del nostro tempo, in molti luoghi è causa di incertezza e vulnerabilità radicate. L’ineguaglianza riduce l’HDI globale di un quinto infliggendo il colpo più duro ai paesi nelle categorie di sviluppo medio-basse.

La disuguaglianza di genere rimane uno dei maggiori ostacoli allo sviluppo umano. L’ISU medio per le donne è inferiore del 6% a quello degli uomini, mentre i paesi della categoria di sviluppo basso subiscono le maggiori lacune. Dati gli attuali tassi di progresso, potrebbero essere necessari oltre 200 anni per colmare il divario di genere economico in tutto il pianeta.

Inoltre, i conflitti in molte parti del mondo rimangono la norma piuttosto che l’eccezione. La violenza non solo minaccia la sicurezza umana ma erode anche i progressi dello sviluppo. Tra il 2012 e il 2017, i conflitti in Siria, Libia e Yemen hanno contribuito a far scivolare verso il basso l’ISU, a causa di cali significativi della loro aspettativa di vita o di battute d’arresto economiche. Occorreranno anni, se non decenni, per tornare ai livelli di sviluppo pre-violenza.

Infine, come mostrano gli indicatori ambientali, i progressi di oggi stanno arrivando a scapito dei nostri figli. Un clima che cambia, una massiccia diminuzione della biodiversità e l’esaurimento delle risorse di terra e di acqua dolce rappresentano gravi minacce per l’umanità. Richiedono un cambiamento immediato e ambizioso nei modelli di produzione e consumo. Sebbene le prove rimangano la linfa vitale di decisioni informate, molti decisori politici lottano comprensibilmente per sapere a chi rivolgersi per ottenere informazioni attendibili e facilmente comprensibili in mezzo all’attuale valanga di nuovi indici, indicatori e statistiche. La raccolta, l’integrazione e il filtraggio di nuovi dati sono necessari per vedere l’immagine più grande e sviluppare soluzioni migliori.

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29 Ottobre 2018 / by / in