Come investono i Comuni italiani: “Milano batte Roma 11 a 1”

Come investono i Comuni italiani: “Milano batte Roma 11 a 1”

Da Il Sole 24 ore

La rete stradale di Milano e la Tramvia di Firenze. Sono la viabilità e i trasporti a segnare le differenze tra i bilanci dei Comuni, separando le città che provano a spingere sugli investimenti da quelle che viaggiano su una gestione “ordinaria”.

Il risultato è che i numeri dei preventivi 2018 appena approvati dalle città (la scadenza era il 31 marzo) indicano che in rapporto agli abitanti Milano batte Roma 11 a 1 nei programmi di investimento, e che le spese correnti dominano anche a Torino e Bologna. Qualche sorpresa arriva dai conti di Napoli, che stando ai programmi ha in proporzione il costo del personale più leggero fra le grandi, mentre rientra fra i fenomeni più prevedibili il dominio fiorentino nella spesa per i beni culturali o quello milanese alla voce «sviluppo economico».

I numeri dei conti
Le cifre che riempiono i grafici sono tratte dai preventivi delle città maggiori (Palermo manca all’appello perché il bilancio è in ritardo), e mettono a confronto i programmi che le amministrazioni locali hanno saputo o potuto mettere in campo in un quadro di finanza locale che finalmente ha trovato un po’ d’ordine dopo gli anni difficili dei tagli e del patto di stabilità. Certo, si tratta di progetti, e bisognerà vedere a consuntivo l’effettiva capacità di tradurre in pratica i piani e le ambizioni scritte nei conti: ma le centinaia di tabelle dei preventivi, che quasi nessuno legge nonostante la pubblicazione su Internet imposta dalle leggi sulla trasparenza, sono il cuore della politica locale perché traducono in cifre le scelte (e le eredità) delle amministrazioni. I singoli numeri dipendono da mille variabili, anche congiunturali, ma è il loro insieme a definire pesi e misure dell’attività amministrativa. E a indicare che i Comuni italiani sono molto diversi fra loro.

Spese fisse e investimenti
Il primo dato chiave è quello degli investimenti, ed è qui che il derby Roma-Milano mostra il risultato più plateale. La Capitale ha messo in programma per quest’anno una spesa da 467,5 milioni di euro, che significano 163 euro ad abitante e una flessione del 15% rispetto al preventivo dello scorso anno. A Milano la stessa casella registra 2,41 miliardi (-3,1% rispetto alle previsioni 2017), cioè 1.786 euro ad abitante: 11 volte tanto il dato capitolino. Per centrare l’obiettivo, Palazzo Marino dovrà riuscire anche a portare al traguardo l’ambizioso piano di alienazioni immobiliari che dovrebbe portare in cassa 834 milioni. Anche perché lo stock di debito già accumulato nel passato costa già 205 euro ad abitante fra interessi e quota capitale.

Una distanza di valori così stellare si spiega con la diversa struttura dei due Comuni, plasmata dal territorio (Roma è grande oltre sette volte Milano) e soprattutto con una storia che negli anni ha schiacciato il Campidoglio sotto il peso di una spesa corrente rigida e di una difficoltà amministrativa a programmare e realizzare nuove opere. Se il bilancio, complici anche i buchi nella riscossione, riesce a reggere a stento i 4,7 miliardi di spesa corrente che se ne vanno ogni 12 mesi,e che rappresentano il 91% della torta, per gli investimenti resta poco fiato. E le conseguenze pratiche si incontrano per esempio per strada, cioè alla voce «trasporti e mobilità», a cui Roma dedica 293 milioni in conto capitale contro gli 1,34 miliardi di Milano (cifra che non considera i costi della nuova linea metropolitana, la M4, che transitano per la società di scopo in cui Palazzo Marino ha i due terzi delle quote). Forte anche la spesa di Firenze, che nel 2018 registra però una gobba legata alle vicende contabili dell’investimento nella tranvia: la spesa in conto capitale di quest’anno a Firenze vola a 629 milioni, contro i 270 dell’anno scorso, ma ridiscenderà ai livelli ordinari dal 2019. A Torino, invece, gli investimenti sono tenuti bassi anche dal livello di indebitamento raggiunti dal Comune negli anni delle trasformazioni urbane e delle Olimpiadi invernali, che non lascia molto spazio a nuovi slanci.

Dove vanno i soldi locali
Ma i bilanci locali, trasformati dalla riforma contabile, dicono molto di più. L’articolazione per «missioni», cioè per i diversi settori di attività a cui vengono destinate le risorse, permette di misurare l’impegno finanziario dedicato alle ramificazioni di un ente come il Comune che entra in tutti i campi della vita dei cittadini. Anche in questo caso le cifre sono il frutto di un mix fra storia, scelte politiche e possibilità pratiche; e in rapporto alla popolazione, Milano spende più delle altre città per quasi tutte le principali missioni. A parte il capitolo «trasporti», dove pesano anche il criterio di calcolo dei costi al lordo e il fatto che la rete dell’Atm serve un hinterland fitto di Comuni chiamati a rimborsare parte della spesa (fenomeno che si vede sul lato delle entrate), Palazzo Marino è in testa in voci chiave come la gestione del territorio e l’ambiente, che contempla anche la raccolta e smaltimento dei rifiuti, fino allo sviluppo economico (servizi alle imprese, al commercio e così via) e al welfare locale. Due sono invece i primati fiorentini. Oltre a quello sui beni culturali, facile da spiegare, va segnalata la spesa per «giovani e sport», dove il capoluogo toscano batte tutte le città del Nord mentre Roma chiude con soli 4 euro ad abitante.

Dare e avere
I diversi livelli di attività si riflettono in modo diretto nei costi del personale, che a Milano sono più pesanti che altrove (471 euro a cittadino), pur essendo per quest’anno previsti in leggera discesa (-4,1%) nonostante il rinnovo dei contratti. In coda, con 325 euro, c’è Napoli, dove la cura portata dai molteplici tentativi di rientro dal rischio dissesto su cui la città balla ininterrottamente dal 2012 ha limitato organici e turn over, senza però finora riuscire a riavviare il funzionamento della macchina comunale

Del resto proprio il rapporto fra il «dare» dei costi pubblici e l’«avere» dei servizi per motivare il giudizio (e i voti) dei cittadini restano i grandi assenti nella finanza locale. Anni di cantiere su federalismo fiscale e fabbisogni standard non sono riusciti a fare luce su questo tema cruciale: ma un po’ di numeri dei bilanci possono dare una mano.

Da Il Sole 24 ore

16 aprile 2018 / by / in
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