LiberaMente in azione: Emilia e Marco raccontano l’esperienza dei laboratori di mutualismo sociale ad Alessandrino

LiberaMente in azione: Emilia e Marco raccontano l’esperienza dei laboratori di mutualismo sociale ad Alessandrino

Un’orchestra e corsi di cucina “Così salviamo i nostri ragazzi”

Una pagina per raccontare le attività dei comitati e delle associazioni che non si arrendono all’abbandono dei propri quartieri.

Il comitato di San Giustino è l’esempio di come le parrocchie siano sempre di più il punto di riferimento per organizzare iniziative di solidarietà e integrazione a favore del quartiere e di chi ci vive. Siamo nell’Alessandrino, periferia est della città, fra Tor Sapienza e Centocelle: viale Alessandrino taglia in due un’area urbana estesa quanto una media città italiana, circa 200mila abitanti, che comprende anche il Quarticciolo, una volta cuore della resistenza all’occupazione nazista. Proprio sul viale si trova la parrocchia di San Giustino: da due anni un gruppo di genitori che frequentano la parrocchia ha creato un comitato con le altre famiglie per realizzare laboratori gratuiti per insegnare ai giovani cucina, cucito, musica ma anche robotica, elettronica e artigianato; tutti inaugurati da don Luigi Ciotti di Libera e monsignor Paolo Lojudice. Ogni settimana, a giorni fissi, un laboratorio diverso: è nata una comunità che vede coinvolte più di cento famiglie e che organizza anche iniziative culturali e cene di solidarietà: c’è Eleonora, 18 anni diplomata in scuola di Moda, che insegna come cucire e riciclare con “ago, filo e fantasia”; Stefano, 24 anni, insegna a lavorare la cera; Naomi, 22 anni laureata, insegna chitarra insieme a Giuseppe Cirimele, idraulico di 45 anni. L’obiettivo è chiaro: fare comunità e togliere i ragazzi dai rischi della strada.

Tutto è nato nell’aprile 2014 da un’idea di Marco Fallocco di fare un laboratorio di chitarra.

L’ultima iniziativa, ad aprile 2018, è l’orchestra di San Giustino: dodici ragazzi dai 12 ai 19 anni che hanno imparato a suonare violoncello, tastiera, oboe, clarinetto; a settembre i primi concerti in parrocchia e nei centri culturali. A condurre i laboratori sono i genitori, professionisti o esperti della materia, disponibili a fare lezioni gratis; sono tutti del quartiere, entrati a far parte del comitato di San Giustino. Che nei prossimi mesi inizierà a collaborare con altre associazioni: a partire da settembre l’orchestra suonerà anche con altri ragazzi, soprattutto figli di immigrati o di seconda generazione nati in Italia.

Emilia Fragale, 43 anni, insegna percussioni presso una scuola media a indirizzo musicale. Fa parte della rete dei laboratori.

Perché è importante fare rete?

«È indispensabile: la società è complessa e da soli non si può costruire molto. Solo con il concetto del “Noi” si possono trovare soluzioni ai problemi della città, soprattutto in periferia, e togliere i ragazzi dalle tentazioni della strada».

Quali sono?

«Disagio sociale, mancanza di stimoli culturali, di attività educative e formative. Nelle periferie dove c’è disuguaglianza sociale, i ragazzi affrontano già in famiglia problemi legati alla povertà: i genitori stanno molto tempo fuori casa per lavoro e i ragazzi spesso si trovano da soli. Noi diamo l’opportunità di non essere abbandonati a se stessi. Le scuole sono presenti ma spesso sono l’unico presidio e c’è bisogno di altro».

Ad esempio?

«Le politiche sociali sono indispensabili per combattere la disuguaglianza e i problemi che sono complessi e interconnessi perché mettono insieme emergenza lavoro, precariato, crisi, emergenza casa. C’è anche bisogno di sensibilizzare su temi come la presenza della mafia in alcune zone: uno dei problemi da noi ad esempio è l’usura e il sovraindebitamento».

L'orchestra è uno dei fiori all'occhiello della comunità.

«La musica è per definizione uno strumento per integrare perchè è un linguaggio che parla al di là delle parole. La musica ha messo in connessione non solo i bambini dell’orchestra ma anche i loro genitori e persone che prima neanche si salutavano e ora hanno creato una comunità».

Vuole fare un appello?

«Sarebbe bello che chi abbia uno strumento non usato lo metta a disposizione dell’orchestra: molti ragazzi non hanno disponibilità e comprare gli strumenti costa».

 

Marco Fallocco, 55 anni, progettista meccanico, vive all’Alessandrino dal 1984. È tra i fondatori e coordinatori del comitato dei genitori di San Giustino.

Come è nata l'idea di andare oltre la semplice frequentazione di una parrocchia?

«Nel 2014, per fare un laboratorio per insegnare la chitarra in modo gratuito e amatoriale. Poi ho visto che c’era parecchia partecipazione e ho pensato di proporre anche altre materie, spargendo la voce tra gli adulti per insegnare ai ragazzi le loro passioni e competenze. Oggi abbiamo decine di laboratori».

Qual è la maggiore soddisfazione?

«Tra i ragazzi c’è tanta curiosità e quando li tieni impegnati, si dimenticano pure del cellulare. E questa è una grande conquista. Inoltre si è creata una sorta di mutualismo e i ragazzi si aiutano fra loro. Ad esempio un membro dell’orchestra si è offerto di insegnare la tastiera gratis. Questa solidarietà si è estesa anche ai genitori che mettono a disposizione gratis ciò che è di loro competenza, nei limiti delle loro possibilità. Organizziamo cene e ognuno cerca di aiutare il prossimo come può».

C'è sempre bisogno di un punto di riferimento? Ad esempio un parco, una parrocchia, una scuola.

«Certamente, senza i locali della parrocchia messi a disposizione da don Stefano e don Nicola, che poi ci ha presentato anche a Giuseppe De Marzo e don Luigi Ciotti di Libera, non potevamo fare ciò che stiamo facendo. Inoltre dobbiamo ringraziare monsignor Paolo Lojudice che è stato sempre presente alle inaugurazioni dei laboratori e dell’orchestra».

Vede partecipazione tra i ragazzi?

«Non è vero che i giovani non hanno voglia di fare, siamo noi adulti che dovremmo fare e insegnare ciò che ognuno sa fare, dal pane al sapone ai robot. Bisogna stimolare la curiosità».

– s.giuf.

15 agosto 2018 – Repubblica

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30 agosto 2018 / by / in
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