Appuntamento alle ore 13:00 davanti le terme di Diocleziano in Piazza della Repubblica per camminare tutte e tutti insieme
Domani 25 ottobre, dalle ore 13:00 in Piazza della Repubblica, saremo con la Cgil per dire no a una Legge di bilancio che taglia le politiche sociali, sostiene l’industria del fossile e delle armi e reprime chi lotta per la giustizia sociale e ambientale.
In Italia oggi sono 14,4 milioni le persone impoverite; 4 milioni i lavoratori e le lavoratrici povere; 1 persona su 3 è a rischio esclusione sociale e 6 milioni di persone non possono più curarsi o devono fare debiti per accedere alle cure. Aumentano le disuguaglianze di genere e secondo il Gender Equality Index 2024 l’Italia è al 14° posto nell’UE e secondo il Global Gender Gap Report 2025 è all’85° posto a livello globale. La dispersione scolastica colpisce circa 500mila minori e l’analfabetismo di ritorno tocca il 35% delle persone tra i 15 e 65 anni. Crescono enormemente anche le disuguaglianze causate dall’impatto dei cambiamenti climatici e dalle conseguenze della crisi ecologica che hanno reso il nostro Paese uno dei peggiori per degrado ecologico e uno dei più a rischio per emergenza idrica, consumo di suolo, riduzione della biodiversità e dissesto idrogeologico. A tutto questo il Governo risponde tagliando le risorse al welfare, attuando politiche autoritarie che prevedono il carcere per chi lotta per i propri diritti, nega il collasso climatico e avvia il piano di riarmo dirottando i soldi ai produttori di armi, all’economia di guerra e all’industria del fossile. Allo stesso tempo il Governo si è impegnato a portare al 5% del PIL la spesa per le armi come richiesto dalla Nato, facendo l’ennesimo regalo ai costruttori di bombe.
Invitiamo tutte e tutti a partecipare alla manifestazione nazionale per dire no al ricatto del riarmo affinché nessun@ sia costrett@ a scegliere tra il diritto al lavoro e la giustizia sociale e ambientale. Un tranello simile a quello già sperimentato con la contrapposizione tra il diritto alla salute e il diritto al lavoro e di cui abbiamo visto le drammatiche conseguenze. Investire sull’economia di guerra, oltre che ingiusto, è un pessimo affare: un miliardo di euro speso in armi crea solo 3mila nuovi posti di lavoro, mentre nel settore dell’istruzione lo stesso investimento ne creerebbe quasi 14mila, più di 12mila nella sanità e quasi 10mila nuovi posti nella protezione ambientale.
È urgente invertire la rotta delle politiche economiche che hanno determinato l’attuale situazione e per farlo c’è bisogno di una ‘legge di bilancio disarmata’. Il Governo fermi l’ennesimo favore all’industria fossile e all’economia di guerra e si occupi delle priorità della maggioranza delle persone.
Mobilitiamoci per dire no alla transizione bellica e a un’economia di morte e ad un modello di società autodistruttivo e sì ad un’economia di pace, alla riconversione ecologica delle attività produttive e della filiera energetica e ad una società basata sulla Giustizia sociale, ambientale ed ecologica.
Ufficio stampa
Elisa Sermarini 347 393 5956