La necessità e l’urgenza di scioperare ancora. E ancora. E ancora. verso e oltre l’8 e 9 marzo.
Di Non una di meno Roma – 7 marzo 2026
Nel Gender gap index del World Economic Forum l’Italia ha perso 22 posizioni negli ultimi 3 anni.
Italia: 85esimo posto su 148 nella classifica mondiale al contrasto del divario di genere.
L’Italia è all’ultimo posto nell’UE per occupazione femminile.
Il gap tra uomini e donne è quasi il doppio della media UE.
(Eurostat)
LE DISUGUAGLIANZE SONO SISTEMICHE E STRUTTURALI
Nonostante l’occupazione femminile sia in crescita, è stratificata:
per età: per la fascia 25-34 anni l’aumento è stato solo dell’1,4%
per contesto territoriale: il Sud resta fermo sotto il 50%.
Cresce l’inattività: circa una donna su tre tra i 15 e i 64 anni non lavora e non cerca lavoro.
(Istat)
FEMMINILIZZAZIONE DELLA POVERTÀ
Il 9,20% delle donne nel mondo vive in condizioni di povertà estrema (meno di 2,15$ al giorno).
Oltre 5,7 milioni di persone in Italia vivono in povertà assoluta, con una quota significativa rappresentata dalle donne, specialmente se madri sole o anziane sole.
Sono circa 3,4 milioni gli italiani in condizione di insicurezza alimentare, il 7,8% delle famiglie composte da un solo genitore (nella stragrande maggioranza dei casi, madri sole).
Le donne incontrano maggiori ostacoli nell’accesso alle cure specialistiche per motivi economici e soffrono maggiormente di problemi di salute cronici.
(Istat, Caritas, Oxfam, UN Women)
INEGUALE PARTECIPAZIONE AL MERCATO DEL LAVORO
Solo il 53,3% delle donne è occupato, rispetto al 71,1% degli uomini, con un divario pari al 17,8%.
Le assunzioni a tempo indeterminato rappresentano solo il 36,7% del totale.
Le donne che hanno contratto part time tra pubblico e privato sono circa il doppio degli uomini.
Le donne che hanno accettato il part time involontariamente sono il 13,7%, a fronte del 4,6% degli uomini: non hanno trovato un impiego a tempo pieno o hanno necessità di cura familiare.
(Istat, Inps)
LAVORO “INVISIBILE”: LA CURA
La nascita di un figlio rimane il principale ostacolo al mantenimento del lavoro e alla carriera e spinge verso la dipendenza economica o il lavoro “a tempo”, povero e informale.
Le donne sostengono oltre 15 milioni di giornate di congedo parentale contro i 2,8 milioni degli uomini.
Se entrambi i partner lavorano, le donne svolgono il 61,6% del totale delle ore di lavoro familiare.
In Italia vengono prestate circa 60,7 miliardi di ore di lavoro di cura non retribuito all’anno, pari al 26% del PIL nazionale.
Le donne sostengono il 71% di questo valore economico totale.
(Istat, Inps, Cnel, Oxfam, Bankitalia)
DISPARITÀ SALARIALE
le donne guadagnano mediamente oltre l 20% in meno rispetto agli uomini.
Solo il 21.8% dei ruoli dirigenziali è ricoperto da donne
Non è solo una uestione di inquadramento contrattuale, ma anche di incidenza del part time. di non disponibilità al lavoro straordinario, di debole contrattazione individuale.
Il divario di genere sulle pensioni di vecchiaia raggiunge il 44%.
Il 54% delle donne che giungono alla pensione di vecchiaia non laggiungono mille euro al mese.
(Istat, Inps)
LO STRESS DA “DOPPIO CARICO”
Il 76% dei casi di stress da lavoro riguarda il genere femminile su circa 6 milioni di italiani.
Circa il 35% delle dimissioni volontarie femminili è dovuto alla icerca di un migliore equilibrio vita-lavoro.
Il bornout è superiore del 15% nelle donne. Sintomi: ansia (45%), sindrome premestruale (43%), irritabilità (41%), insonnia (39%) e depressione (20%).
MOLESTIE SUL LAVORO
Il 38% delle donne nell’UE ha subito molestie sessuali sul lavoro nel corso della vita.
Circa 1 donna su 3 tra i 15 e i 70 anni ha subto una forma di molestia sessuale nel corso della vita lavorativa.
I più colpiti sono i giovani tra i 15 e i 24 anni. Il 21,2% delle donne in questa fascia di età ha subito molestie.
Il 25% di dimette dopo aver subito violenze, mentre il 14% viene licenziata.
Oltre l80% non parla dell’accaduto e pochissime sporgono denuncia formale.
Il settore sanitario e dell’assistenza è quello più colpito (43% dei casi). Seguono i settori dei trasporti, dei servizi e del commercio (alberghiero-ristorazione).
SOGGETTI “INVISIBILI”
Gli strumenti di conciliazione, di tutela della maternità ma anche le tutele sociali in generale (malattia, sospensione dell’attività lavorativa o disoccupazione) o non sono previsti o sono poco incisivi per le lavoratrici autonome.
Le persone trans e non binarie sono invisibili nelle classificazioni e discriminate nell’accesso al lavoro e alla formazione.