Primo incontro nazionale per gli aderenti – 25 febbraio 2017

Primo incontro nazionale per gli aderenti – 25 febbraio 2017

10:30   Accoglienza partecipanti

11:30   Plenaria

  • Don Armando Zappolini, portavoce Rete Numeri Pari
  • Giuseppe De Marzo, rete Miseria Ladra-Libera/Gruppo Abele

12:00 -13:30   Prima sessione dei  gruppi di lavoro

  • Gruppo 1– Reddito di Dignità: Martina Carpani, Rete della Conoscenza – Sandro Gobetti, BIN Italia – Giuseppe Bronzini del BIN Italia
  • Gruppo 2– Welfare di Comunità: Relazione introduttiva a cura del CNCA
  • Gruppo 3– Revisione art.81 e servizi sociali fuori dal patto di stabilità: Gaetano Azzariti, prof. Diritto Costituzionale, La Sapienza- Grazia Naletto, ass. Lunaria-campagna Sbilanciamoci
  • Gruppo 4– Migranti ed Accoglienza: Nicola Teresi – Emmaus Italia, Rete Roma Accoglie- Casa della Carità Milano, don Angelo Cassano, parrocchia San Sabino Bari, Vito Mariella CNCA Puglia

13:30 – 14:30 Pranzo con  prodotti della terra  dell’Agricoltura Bio-sociale

14:30 -15:00  seconda sessione dei gruppi di lavoro

15:00 – 17:00  Plenaria finale – restituzione dei gruppi, approvazione documenti, interventi dei coordinatori dei gruppi

  • approvazione dei documenti presentati
  • come comunicare ed essere in rete tra noi: Martina Di Pirro, campagna Miseria Ladra
  • saluti del CATDM, rete italiana Giubileo del debito, Antonio De Lellis
  • Proposte sul percorso della rete: Martina Carpani, Rete della Conoscenza – Carlo De Angelis, CNCA – Simona Panzino, Social Pride – Giuseppe De Marzo, Libera/Gruppo Abele
  • Conclusioni della giornata: Leopoldo Grosso, portavoce rete Numeri Pari

 

Come raggiungerci: 

  • Fattoria sociale della Tenuta della Mistica, via della Tenuta della Mistica s.n.c., Roma
  • Sarà messa a disposizione per i gruppi che arriveranno da fuori Roma e per chi è di Roma ma senza auto, una navetta all’ uscita della metro A di Anagnina alle ore 10.30. L’ incontro inizierà alle 11.00 e terminerà alle 17.00 e al termine dell’ iniziativa, sempre la navetta vi riaccompagnerà alla metro Anagnina.
  • Per qualsiasi necessità contattarci a: info@numeripari.org oppure dipirromartina@gmail.com 

E’ NECESSARIO CONFERMARE LA PRESENZA A: info@numeripari.org

23 Febbraio 2017 / by / in
Disuguaglianze e debito nel tempo della misericordia

di mons. Tommaso Valentinetti e Antonio De Lellis

E’ il tempo della misericordia! Con queste parole, accolte come invito ed auspicio della Lettera Apostolica “Misericordia et Misera” di Papa Francesco, vogliamo accompagnare questo contributo alla Rete dei Numeri Pari che si avvale di autorevoli soggetti di diverse appartenenze sociali e religiose, i quali hanno accettato la sfida della costruzione di una visione comune liberatrice.

Lo specifico che qui vogliamo evidenziare e proporvi, parte dal considerare il grande tema del debito come un paradigma economico, finanziario, politico, sociale, ambientale, storico e religioso della nostra società. Il debito come paradigma su cui ragionare e dalla cui conoscenza partire, per costruire percorsi di aggregazione che possano cambiare le sorti dell’umanità sofferente e del pianeta, per riportarlo su binari di convivialità, giustizia, sostenibilità, uguaglianza e pace, affinché ci sia per tutti Terra, Casa e Lavoro (le tre T di Francesco).

Tra le forme in cui il mondo continua a generare nuove forme di povertà vi è sicuramente il debito pubblico e privato, generatore di profonde disuguaglianze e tassello fondamentale per comprendere cosa ci sta accadendo, perché e come possiamo uscirne.

Chiunque si accinga ad affrontare questo tema spero venga investito dalla contro narrazione che del debito dovremmo fare. Spero sia un tuffo salutare per non sentirsi più debitori e colpevoli, ma creditori e affrancati da un potere che ci vuole ignoranti, afflitti e obbedienti e al quale dovremmo rispondere con il nostro contropotere fatto di conoscenze, gioia e autorganizzazione.

Non vogliamo limitarci a tratteggiare la realtà che il debito esprime ancora oggi come espressione della sopraffazione delle grandi banche d’affari, delle grandi organizzazioni mondiali economiche e finanziarie saldate con gli interessi delle multinazionali della morte, ma dare spazio anche ad una grande speranza che la carta di Genova (http://it.cadtm.org/2016/08/22/carta-di-genova/) e il discorso di Francesco, al termine del terzo incontro mondiale dei movimenti popolari, offrono con vibrante intensità e visione profetica.

Dopo tutti i segnali che stanno caratterizzando la “bancarotta dell’umanità”, vogliamo offrirvi,  un contributo per una visione possibile di modelli sociali, che la Rete dei Numeri Pari esprime con sorprendente capacità profetica, ispirati a valori universali, a partire dallo sguardo di coloro che si sono incamminati e che hanno accettato la sfida evangelica del “Venite e vedrete”.

Ci proponiamo di coinvolgere tutte le realtà ed i soggetti che considerano il debito pubblico, a partire da quello italiano, e non solo, un tema centrale per affrontare le questioni del lavoro, della terra, del futuro dei giovani, della valorizzazione dei beni comuni dentro modelli sociali alternativi che, guardando al presente e al futuro, sia attento al recupero e al ritorno di principi comuni e universali di convivenza conviviale.  L’obiettivo del Cadtm è anche quello di sensibilizzare i popoli sulle conseguenze del debito sovrano (pubblico) e di far conoscere la sua natura, evoluzione e aspetti illegali (indagine sul debito o Audit). Il Cadtm resta un centro studi orientato all’azione ed alla sensibilizzazione popolare sul debito, speriamo strumento utile, in questa fase, e al servizio di tutte le realtà come la vostra.

Dimostriamo che il bersaglio è la povertà, la disuguaglianza, il debito e non gli ultimi, i poveri o i migranti e i profughi! Ri-orientiamo il bersaglio che il sistema finanziario vorrebbe non vedessimo: il debito.  La finalità è dichiarare illegittimo gran parte del debito pubblico italiano.

L’appuntamento per la prima uscita pubblica è per il 4 marzo allorquando a Roma verrà costituita la Commissione popolare di indagine sulla verità del debito pubblico italiano. Gli altri obiettivi saranno: far costituire comitati locali sul debito; ri-socializzare la Cassa Depositi e Prestiti a partire da una legge di iniziativa popolare già predisposta; attivare scuole popolari di connessione al debito; aprire una grande vertenzialità che metta in relazione il malessere sociale e il debito; far partire campagne di boicottaggio e obiezione di coscienza e fiscale.

Vi diamo appuntamento al

4 MARZO 2017

c/o Spin Time Lab – Via S. Croce in Gerusalemme 55

ROMA

ore 10-17

VERITA’ E GIUSTIZIA

SUL DEBITO PUBBLICO ITALIANO

21 Febbraio 2017 / by / in
Don Ciotti: “La politica si metta al servizio della società (civile)”

“Dignità, è questa la parola chiave”. Riconquistare la dignità perduta. Don Luigi Ciotti riparte da qui. Prete, una vita in mezzo alla strada dedicata ai più poveri e agli emarginati. Con il Gruppo Abele si è occupato di problemi sociali (droga, Aids, prostituzione, immigrazione), con Libera si prefigge invece di contrastare mafie ed illegalità diffusa. Ora, a 71 anni, ha ancora mordente e voglia di riscatto. Dopo la campagna Miseria Ladra, ha promosso recentemente Numeri Pari, una federazione di associazioni della società civile che si presenta come inedita “rete contro la disuguaglianza e per la giustizia sociale”. Tra gli obiettivi una campagna contro gli sfratti e per l’introduzione di un reddito di dignità nel Paese. Una gamba sociale, al momento, esterna a qualsiasi forza partitica: “È ora – dice – che i partiti, non solo quelli di sinistra, riscoprano la politica come servizio alla comunità, partendo dai bisogni e dalle speranze delle persone”. Il punto di riferimento, per il tenace prete, è ancora Papa Francesco, il solo che con le sue parole “scuote le coscienze di tanti, credenti e laici, perché hanno la forza della ricerca di verità e la credibilità della coerenza tra la parola e la vita”.

Dall’ultimo rapporto Oxfam si evince che otto super miliardari detengono la stessa ricchezza netta (426 miliardi di dollari!) di metà della popolazione più povera del mondo, vale a dire 3,6 miliardi di persone. Il gap tra ricchi e poveri aumenta. Intanto in Italia cresce la disoccupazione giovanile. Come si può, nel concreto, rilanciare politiche di giustizia sociale e di redistribuzione del reddito?

Il problema non è solo politico ma culturale. Sicuramente le disuguaglianze vanno combattute sia sotto il profilo etico, perché umiliano la pari dignità delle persone, che pratico, perché disgregano la coesione sociale e il senso di comunità. Ma contestualmente è necessaria una rivoluzione culturale, cioè un impegno educativo di lungo e lunghissimo periodo – non possiamo aspettarci frutti immediati – che ci aiuti a ripensare le basi della relazione umana, della convivenza sociale, dei bisogni essenziali di una persona. Senza questa cornice è difficile che i singoli provvedimenti abbiano effetti al di là della contingenza. La questione credo sia stata messa a fuoco con grande lucidità da Papa Francesco nella Laudato sì, là dove si parla di “conversione ecologica”: bisogna ribaltare il rapporto tra economia e ecologia, perché l’economia, a dispetto della sua posizione egemonica, è solo una parte dell’ecologia, che comprende in sé sia la dimensione ambientale, sia quella sociale, sia appunto quella economica. Un’economia senza questa visione alta del bene comune diventa una forza distruttiva, un sistema di sfruttamento. Che lo sia diventata è anche responsabilità della politica, troppo spesso ridotta a strumenti di ratifica di quanto viene deciso nelle sedi economiche e finanziarie.

Passiamo alla misure concrete per contrastare precarietà e diseguaglianze. In Parlamento giacciono ben tre proposte di legge sul reddito minimo garantito, una di Sel, una del Pd e una del Movimento 5 Stelle. La vostra è l’ennesima proposta di reddito, non sono troppe? E che rapporti avete coi partiti, ci sarà collaborazione?

La nostra è una proposta di “reddito di dignità”, perché dignità è la parola chiave. Dignità di un lavoro che si cerca ma non si trova, o viene concesso in forme degradanti o umilianti, come dimostrano le tante forme di precariato, per non parlare dello sfruttamento o del caporalato. Poi che ci siano tante proposte non mi sembra in sé un fatto negativo, perché in ciascuna ci può essere del buono e del ragionevole. Certo è necessario arrivare a una sintesi, anche per venire a capo della situazione attuale, in cui abbiamo una sorta di spezzatino – o di pasticcio – di misure assistenziali insufficienti o persino contraddittorie. Detto questo, l’obiettivo è arrivare a una forma di reddito minimo garantito – come accade in quasi tutti i Paesi europei – contrattando se necessario una deroga del patto di stabilità sulla spesa sociale.

Ma quale rapporto avrete coi partiti?

Siamo disponibili a collaborare con chiunque si impegni su questi punti con coerenza e trasparenza.

Non trova che questo cosiddetto 1% di superpaperoni, oltre alla ricchezza, detenga anche il potere a scapito delle nostre democrazie? Senza considerare il tema della corruzione endemica alle forme di governo. Lotta alla diseguaglianza e lotta all’illegalità, sono due battaglie congiunte?

Sono profondamente intrecciate. È assodato che la corruzione cresce più facilmente in contesti di forte disuguaglianza, che lei stessa, d’altro canto, alimenta. Per non parlare delle mafie e delle organizzazioni criminali, che hanno nella corruzione il loro apripista. Questione sociale e questione criminale – dove nel “criminale” ci mettiamo la corruzione, le mafie, l’illegalità diffusa – sono vasi comunicanti e questa è un’ulteriore prova di come il tema dei “diritti” non sia solo etico ma politico. Una società senza diritti, o dove i diritti regrediscono a privilegi, è una società che non evolve sul piano sociale, culturale e nemmeno su quello economico, perché lascia spazio alle tante forme di corruzione e di criminalità che aggrediscono e derubano il bene comune.

Avete lanciato “Numeri Pari”, un’associazione che vede al proprio interno molte realtà sociali. È ora che i partiti della sinistra si mettano da parte per lasciare spazio a comitati territoriali, società civile e associazionismo vario?

È ora – lo dico con umiltà ma anche con convinzione – che i partiti, non solo quelli di sinistra, riscoprano la politica come servizio alla comunità, partendo dai bisogni e dalle speranze delle persone. Altrimenti la politica cancella la sua stessa funzione, che è quella di garantire il bene comune. Però è anche ora che la società civile, nel suo insieme, diventi società civile responsabile, consapevole cioè che l’essere oggi cittadini non può limitarsi all’esprimere opinioni via web o dare le proprie virtuali adesioni a questa o quella campagna: occorre mettersi in gioco in prima persona, costruendo insieme agli altri e anche insieme a chi fa politica di professione – c’è chi lo fa con onestà e competenza – progetti di interesse collettivo.

Il nuovo punto di riferimento per le realtà dal basso – che si battono contro diseguaglianze e povertà – è veramente il Papa? Al di là dei suoi proclami, all’interno del Vaticano non ci sono ancora mille contraddizioni da esplicitare?

Mi sembra riduttivo e fuorviante parlare di proclami. Quelle del Papa sono sollecitazioni che scuotono le coscienze di tanti, credenti e laici, perché hanno la forza della ricerca di verità e la credibilità della coerenza tra la parola e la vita. Questo sotto il piano etico e morale. Rispetto a quello intellettuale, credo che il discorso del Papa, al di là degli orientamenti politici e culturali di ciascuno, abbia una grande forza di persuasione perché denuncia ciò che la politica e l’economia tacciono o dicono in forme prudenti e reticenti, ossia che questo sistema e questo modello di vita sono da cambiare alla radice, e che se c’è una speranza, una via d’uscita dal circolo vizioso, comincia dal ridare dignità, lavoro e cittadinanza alle milioni di persone a cui sono state sottratti. È un discorso politico nel senso più vasto e alto del termine, e che lo faccia un Papa è certo molto significativo dei vuoti della politica. Se “libertà, uguaglianza, fraternità” sono stati i principi su cui abbiamo edificato le società moderne occidentali, è paradossale che sia un Papa a ricordarci che senza uguaglianza, senza pari dignità delle persone, la fraternità e la libertà rischiano di essere soltanto parole.

Nelle campagne sociali che ha in mente, quale posto occupa la Costituzione. Soprattutto dopo il referendum del 4 dicembre scorso, dove è stata bocciata la riforma Boschi/Renzi, non dobbiamo riaffermare i valori della nostra Carta?

La Costituzione attende ancora una completa realizzazione, soprattutto per quel che riguarda la prima parte. Ciò detto, nessuno mette in dubbio, anche dopo l’esito referendario, che il sistema politico vada rinnovato, alleggerito nei costi, semplificato in certi meccanismi. Ma un conto è questo rinnovamento, un altro è il disegno – in atto da diverse stagioni – che mira a modificare la delicata ossatura della Costituzione, volta a impedire le concentrazioni di potere, le gestioni “personali” o private degli interessi pubblici, la pretesa di uno o di pochi di decidere al posto degli altri. Questa è una deriva a cui bisogna dire no, perché umilia lo spirito democratico e porta da un lato allo smantellamento dei diritti fondamentali – quindi del lavoro, della casa, dell’istruzione, dell’assistenza sanitaria – dall’altro alla riduzione del bene comune a offerta elargita, paternalisticamente, dall’alto. Il linguaggio della democrazia è corresponsabilità, alfabeto del “noi”, non monologo e parola dell’io. E la Costituzione resta la più alta sintesi del linguaggio della democrazia e delle responsabilità che essa ci affida.

Spesso lei è stato accostato, proprio per la battaglia sul reddito, vicino al M5S. Qual è il suo giudizio sul movimento di Grillo?

Tali accostamenti, al di là del M5S, sono semplificazioni prive di fondamento. Rispondono più a un gioco delle parti che a un’analisi profonda dei problemi. Libera e il Gruppo Abele sono (e saranno) realtà apartitiche ma non apolitiche, nel senso che collaboreranno, senza “accostamenti” e confusione di ruoli, sulla base di un rapporto franco, diretto, con chiunque dentro e fuori dalla politica s’impegni in modo concreto per la giustizia sociale, per la dignità e la libertà delle persone.

Intervista a don Luigi Ciotti di Giacomo Russo Spena (20 febbraio 2017)

 

http://temi.repubblica.it/micromega-online/don-ciotti-politica-si-metta-al-servizio-della-societa-civile/

21 Febbraio 2017 / by / in
Risoluzione europea: è urgente contrastare la crescente miseria

Il Parlamento Europeo lo scorso 19 gennaio ha approvato una Risoluzione che afferma la necessità urgente di contrastare la crescente miseria e l’aumento senza precedenti delle disuguaglianze attraverso la costruzione di un “pilastro europeo dei diritti sociali”, che vede al centro del suo programma il Reddito Minimo Garantito. Un’ottima notizia per tutte le realtà impegnate a promuovere forme di sostegno al reddito che garantiscano dignità ed inclusione sociale.

La Risoluzione mette finalmente in evidenza l’importanza di regimi adeguati di reddito minimo per preservare l’intangibilità della dignità umana e contrastare l’esclusione sociale, rifiutando convergenze con quei paesi come l’Italia per i quali è evidentemente ammissibile una vita “indegna”, come segnalano dal comitato scientifico del Basic Income Networw-Italia. Proprio l’assenza di una misura reale di sostegno al reddito ed il taglio in questi ultimi anni di due terzi del fondo nazionale per le poltiiche sociali hanno causato un aumento senza precedenti delle disuaglianze e della povertà: la povertà assoluta e relativa in Italia sono più che raddoppiate.

La Risoluzione conferma e legittima le proposte delle reti sociali e del volontariato italiane impegnate da anni nel chiedere l’istituzione anche nel nostro paese di un Reddito di Dignità basato proprio sull’articolo 34 della Carta di Nizza, così come oggi viene indicato dalla Risoluzione del PE. Per garantire la dignità ed i diritti sociali così come previsto dalla Risoluzione avremmo bisogno nel nostro paese di un investimento di circa 15 miliardi, a fronte invece del miliardo stanziato dal governo nel contrasto alla povertà.

Senza investimenti adeguati ed una reale attenzione alla centralità dei Diritti come garanzia per la qualità della nostra democrazia, povertà e disuguaglianze continueranno a crescere, come ha denunciato il presidente dell’Istat, il prof. Alleva, durante l’ultima presentazione del rapporto Istat 2016 lo scorso 20 maggio in Parlamento.

La Risoluzione contrasta dunque apertamente con le politiche di austerità sinora adottate e propone l’istituzione di un vero e proprio “pilastro europeo dei diritti sociali” attraverso il quale far rinascere una solidarietà paneuropea, superando i limiti degli attuali schemi. Un riconoscimento alla necessità di perseguire la costruzione di un Europa Sociale alla quale siamo tutti e tutte chiamati a dare il nostro contributo.

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risoluzione PE 19 gennaio su diritti sociali

3 Febbraio 2017 / by / in