ARTICOLIGiustizia ambientale ed ecologicaLa via liberaPER APPROFONDIRE

Noi siamo la Terra: impattare meno non basta

Non è sufficiente essere consumatori sensibili: dobbiamo riconoscere diritti, tutela e titolarità giuridica ad altre entità viventi a prescindere dai nostri. Nel nuovo libro “Radical choc. Diritto alla salute, collasso climatico e biodiversità”, le riflessioni di De Marzo per la rubrica de lavialibera

* Che succede se l’economia si scorda di essere un sottosistema finito dell’ecologia? E che succede se si costruisce un’economia che per sopravvivere ha bisogno di disuguaglianze, guerre e che ignora qualsiasi responsabilità verso le generazioni che verranno? Succede che perdiamo tutti. Nel suo ultimo libro “Radical choc”, edito da Castelvecchi e in libreria da oggi, Giuseppe De Marzo traccia un “manifesto del cambiamento” per un nuovo inizio.

Garantire continuità all’esistenza di tutte le specie viventi è l’unica strada per preservare il diritto a vivere nostro e delle generazioni future. Dovrebbe essere questa la grande conquista culturale da condividere per uscire dalla crisi: questo raccontano la “fragilità” e “l’interdipendenza” tra noi e tutto il resto della comunità della vita. La cooperazione, non la competizione, è alla base dell’evoluzione, come da tempo ha dimostrato la biologia. Le specie disposte a cooperare, scambiare e condividere, hanno molte più possibilità di sopravvivere ed evolvere. La vita procede spesso attraverso accordi di cooperazione che consentono di massimizzare il risultato per tutte le parti in causa nel lungo periodo. Il significato

che se ne ricava è semplice quanto immediato: tutte le entità viventi hanno diritto di esistere, perché nessuno è uno scarto.

Negli ultimi anni i problemi più importanti con cui misuriamo la nostra vita sono tutti interconnessi e interdipendenti: collasso climatico, emergenza sanitaria, sicurezza alimentare, sicurezza sociale ed economica, migrazioni, lavoro, energia. Questioni strettamente legate tra loro che non possono non essere affrontate con un approccio sistemico, superando una visione del mondo figlia di una concezione meccanicistica della vita.

L’antropocentrismo radicale espone tutti noi a rischi e catastrofi, mettendo in discussione la permanenza della razza umana su questo pianeta. La crisi che stiamo vivendo scaturisce da questo pensiero irrazionale e malato che pone l’uomo al centro dell’universo, quando invece è la Terra a garantirci la vita. Lei la nostra Costituzione biologica. Ciò che facciamo alla Terra, lo facciamo a noi stessi. Noi siamo la Terra.

Conseguenze dell’antropocentrismo

L’uomo cosiddetto moderno, figlio del liberismo, vede invece se stesso come l’ombelico dell’universo, e vive il rapporto con tutte le altre entità viventi solo in funzione del proprio scopo. Mette patenti sulla vita, impone diritti dove non ne ha, trasforma in oggetto da vendere beni essenziali e persino soggetti vivi, riducendoli in schiavitù. Prende dalla Terra molto più di ciò di cui ha bisogno e ignora le capacità di rigenerazione e autoregolazione del pianeta, esponendo se stesso e le generazioni future a rischi enormi. È responsabile con il suo modello energivoro dell’aumento della temperatura del pianeta e del suo collasso climatico, con tutte le drammatiche conseguenze sociali che questo genera, a partire anche dalla diffusione di nuove patologie. I focolai sono purtroppo legati ad attività antropiche: perdita di habitat naturali, aumento dell’allevamento intensivo, urbanizzazione selvaggia, caccia di animali selvatici.

Esiste una relazione, anche se non diretta, tra Covid-19 e collasso climatico. Le infezioni virali, batteriche o da parassiti, e l’alterazione dei loro processi di trasmissione, risentono delle trasformazioni in corso. Grazie all’interdipendenza che caratterizza la vita sul nostro pianeta e l’elevata capacità di connessione raggiunta dalle società contemporanee, ci sono molte più opportunità per un’ampia e rapida diffusione dei virus. Circa il 60 per cento delle malattie infettive emergenti hanno origine negli animali. I focolai sono purtroppo legati ad attività antropiche: perdita di habitat naturali, aumento dell’allevamento intensivo, urbanizzazione selvaggia, caccia di animali selvatici. Ad esempio, Sars ed Ebola sono stati causati dall’aver cacciato i pipistrelli, costringendoli a vivere in luoghi ad alta densità umana. Il consumo di suolo, l’inquinamento e l’urbanizzazione selvaggia sono invece co-fattori che amplificano l’impatto del Covid.

Ma il virus non ci rende tutti uguali, espandendo piuttosto le distanze tra chi ha una casa, un lavoro, un reddito, un buon ospedale pubblico, una medicina territoriale, una buona scuola, accesso alla cultura, servizi sociali di qualità, un territorio meno inquinato e chi non ha niente di tutto questo o ne ha solo una parte.

Diritto della natura, a prescindere da noi

Solo oggi, attraverso il dramma del coronavirus, capiamo che il liberismo economico ci ha reso tutti più insicuri, soli, impauriti. E allora che fare? Non basta cambiare i nostri stili di vita… [CONTINUA A LEGGERE SU LA VIA LIBERA]

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