L’appetito vien mangiando: l’accordo tra governo e PD per i poteri straordinari di Roma Capitale

Il governo Meloni, un governo di destra, ha deciso, con l’appoggio del PD, la presentazione alle Camere di un ddl di revisione dell’art. 114 della Costituzione per dare poteri legislativi al Comune di Roma, elevata tra gli enti costitutivi della Repubblica. Sarà attribuita all’Assemblea capitolina potestà legislativa concorrente sulle seguenti materie: ‘trasporto pubblico locale, polizia amministrativa locale; governo del territorio; commercio; valorizzazione dei beni culturali e ambientali; promozione e organizzazione di attività culturali; turismo; artigianato; servizi e politiche sociali; edilizia residenziale pubblica; organizzazione amministrativa’. Da tempo – grazie anche alla vigilanza che l’associazione Carte in Regola ha esercitato su questo ennesimo affronto alla Carta – sottolineiamo come Roma capitale sarà il primo ente istituzionale a fruire dell’autonomia differenziata. Il ddl di revisione dell’art. 114 Cost. ha, dunque, a nostro avviso, anche una finalità tutta politica: aprire il varco all’autonomia differenziata su scala nazionale.

Alla fine di luglio, il via libera del Consiglio dei Ministri al ddl, suggerì al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, di parlare di una “riforma storica” e di appellarsi ad un “atteggiamento bipartisan”. Detto fatto; come le ciliegie, una tira l’altra. E quindi – mentre il centro destra ratifica le preintese con Veneto, Liguria, Piemonte e Lombardia su 4 materie “non Lep”; mentre il testo del cosiddetto ddl Calderoli sulla determinazione dei Lep AS1623 continua il suo iter al Senato – il fuoco presunto “amico” sferra un ulteriore attacco. Dopo una serie di incontri tra Giorgia Meloni, Francesco Rocca, presidente della Regione Lazio e Roberto Gualtieri è stato raggiunto l’accordo per emendare il testo su “Roma capitale”. Nella serata del 27 febbraio è stata definitivamente approvata la formulazione al ddl di riforma costituzionale (l’ennesima!) dell’art. 114, inserendo il seguente emendamento: “la legge dello Stato può attribuire ai Comuni capoluogo delle Città metropolitane specifiche e ulteriori funzioni amministrative sulla base dei principi di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza”. Per ricapitolare, il centro destra – anche in violazione, come abbiamo più volte ripetuto, della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale – porta avanti l’autonomia differenziata; non basta: il centro destra, con il consenso del PD, differenzia a sua volta Roma città metropolitana; non basta ancora: le grandi città metropolitane (i capoluoghi di quelle regioni che hanno maggiormente spinto per l’autonomia differenziata e che ambiscono a rimanere attaccate alla “locomotiva europea”, ma non solo), pretendono di rimanere al passo con la Capitale (che un po’ ladrona pur sempre è…) e quindi non rinunciano (sempre con l’assenso del PD) a esigere a loro volta poteri amministrativi differenziati rispetto al resto del territorio, contrattando con lo Stato poteri amministrativi di competenza statale. Un mosaico indecente, una frammentazione addirittura a tre livelli differenti (ma chi sa ancora dove saranno in grado di arrivare), che sottolinea un unico esplicito punto di convergenza e di interesse, comune, ahimè, ai partiti della maggioranza ma, a quanto pare, non solo a loro: gestire potere. Zaia sogna Venezia Città-Stato, Sala vuole che Milano sia sempre più città globale e tutte le città metropolitane mirano a divenire metropoli inserite nei circuiti economici mondiali, dove si concentreranno ricchezza e potere, esasperando ancor più squilibri territoriali e disuguaglianze sociali.

Questa frenesia appropriativa viaggia a marce forzate e rapidissime, secondo il progetto della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: concludere l’ennesima procedura di revisione costituzionale entro la fine del mandato governativo, confidando nell’approvazione per via parlamentare. La decentralizzazione del potere va incontro alle esigenze dei cacicchi locali, i sedicenti “governatori” (sia regionali, che comunali) che – in ossequio a tali esigenze, stanno letteralmente distruggendo le istituzioni della Repubblica – e, con esse, l’uguaglianza dei diritti sociali, politici e civili. Chiediamo quindi alla segretaria del maggior partito dell’opposizione: dobbiamo fidarci delle parole o dobbiamo guardare ai fatti?

Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei
diritti e Tavolo NO AD

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