La narrazione ufficiale da parte del governo parla di 100.000 alloggi in dieci anni e di un piano che intende affrontare il disagio abitativo. Ma le cose stanno così?
6 maggio 2026 – Massimo Pasquini | Il Fatto Quotidiano
E’ francamente difficile condensare in poche righe il Piano casa che il governo ha varato. La narrazione ufficiale da parte del governo parla di 100.000 alloggi in dieci anni e di un piano che intende affrontare il disagio abitativo. Ma le cose stanno così? Leggendo l’articolato del decreto legge il governo sta spacciando con parole accattivanti quello che non è.
Per motivi di spazio mi riferisco ad alcune parti ma significative. A partire dalle finalità. Fin dal primo articolo si parla di misure urgenti, parliamo di un piano decennale, per la realizzazione e la valorizzazione, termine sempre pericoloso quando si parla di alloggi sociali, da destinare alla vendita e alla locazione a prezzo calmierato. Da subito appare evidente che non si parla di case popolari ma di un obiettivo per l’incremento dell’offerta sostenibile di alloggi a prezzi accessibili. Il decreto legge chiarisce che il Piano è finalizzato a rispondere al fabbisogno di giovani, studenti e lavoratori fuorisede, giovani coppie e genitori separati. Il governo non tiene in alcuna considerazione le famiglie nelle graduatorie, quelle sfrattate, anzi queste le tiene in considerazione con una liberalizzazione delle esecuzioni di sfratto in un disegno di legge che è complementare al decreto legge del Piano casa. Così come non si riferisce al 50% dei 2 milioni di famiglie in povertà assoluta e in affitto. Del resto se il Piano casa intende offrire alloggi a prezzi accessibili e di una offerta di alloggi sostenibili appare evidente che studenti e lavoratori possono pagare affitti calmierati e superiori ai canoni sociali, anche se nessuno sa cosa siano gli affitti calmierati, tenuto conto che non c’è traccia di affitti agevolati e coinvolgimento dei sindacati inquilini.
All’articolo 2 si erge il primo scoglio, è vero che c’è un finanziamento di 970 milioni ai Comuni ed enti gestori case popolari, a fondo perduto, previa firma di una convenzione con Invitalia, che riceverà un corrispettivo del 2% per l’attività prestata.
In realtà l’articolo 2 non parla solo di recupero ma afferma che i 970 milioni dovranno essere utilizzati sia per la manutenzione che il recupero di alloggi di edilizia residenziale pubblica e anche di alloggi sociali. Quindi non tutti destinati a case popolari. Così come non garantisce affatto che le case popolari recuperate vadano tutte alle famiglie nelle graduatorie.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/05/06/piano-casa-decreto-legge-analisi-notizie/8375767/