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16/11 “Sei 1 di Noi”: Il dovere di accogliere. Incontro pubblico

Cosa vuol dire “accogliere”?

 

È vero che tagliare i costi, ridurre i servizi, concentrare le persone in grandi centri rappresenta un risparmio per la collettività?

 

Se ragioniamo solo in termini di spesa pubblica, senza indagare nel profondo i significati e le ripercussioni che questa ha in termini di obiettivi e risultati, rischiamo di ignorare la complessità della questione. In un momento in cui, stiamo assistendo alla discussione parlamentare di un decreto che mette insieme immigrazione e sicurezza, trattando la prima come un ostacolo alla realizzazione della seconda, abbiamo il dovere di affermare e ribadire che la realtà sta da tutt’altra parte.

 

Privare i richiedenti asilo, che spesso arrivano qui con un bagaglio di esperienze traumatiche, della possibilità di imparare la lingua, inserirsi nel mondo del lavoro, svolgere attività e iniziative che li mettano in contatto con il nuovo contesto in cui si trovano, non è solo miope ma è anche totalmente in contrasto con quella promessa di sicurezza che ha ormai fatto dello “straniero” il capro espiatorio e il nemico da combattere.

 

Sappiamo bene quanto la sicurezza, quella vera, si fa garantendo i diritti e non eliminandoli, e ora più che mai è necessario mettere in campo le idee, i racconti, le esperienze e le professionalità di chi in questi anni ha lavorato, tra enormi difficoltà, sapendo bene quale dovesse essere l’obiettivo: permettere alle persone che scappano dai loro paesi di avere gli strumenti per affrontare una nuova vita e riempire di senso, significato e opportunità il doloroso percorso migratorio di ognuno di loro.

 

Non dobbiamo sottrarci a un’analisi di quanto non ha funzionato, di quanto sarebbe potuto essere fatto meglio e di quanto sarà complicato fare in futuro. Ma pensiamo sia fondamentale in questo momento dare voce agli operatori che rischiano di perdere il lavoro e che spesso vengono trattati come criminali, alle donne e agli uomini che sono fuggiti dai loro paesi e che qui in Italia hanno trovato riparo, accoglienza e la possibilità di avere ancora fiducia nel futuro, a tutte quelle esperienze che partendo dal basso hanno colmato vuoti e ridato dignità, spinti da una profonda convinzione: accogliere è giusto e la solidarietà nei confronti di altri esseri umani non può essere un reato.

 

Mai.

 

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12 novembre 2018 / by / in
Iniziano i laboratori di mutualismo sociale alla Romanina!

Sono iniziati ieri i laboratori di mutualismo sociale portati  avanti dalle Realtà della Rete dei Numeri Pari che operano nel quartiere della Romanina a Roma, come la Camera del Lavoro, Cinecittà Bene Comune, il Comitato di quartiere, Libera e la Rete Nobavaglio.

Al momento sono attivi i laboratori di letteratura dell’infanzia con la scuola materna e le prime elementari – sui temi della non discriminazione e dell’inclusione – e i laboratori sul tema della giustizia sociale portati avanti da Libera nelle classi della scuola primaria e secondaria. Nelle prossime settimane saranno attivati anche i laboratori di scrittura e lettura critica dei giornali, ideati dalle giornaliste e dai giornalisti della Rete Nobavaglio e il laboratorio radiofonico.

L’obiettivo del percorso portato avanti dalle diverse realtà che operano sul territorio è quello di attivare anche dei laboratori extra scolastici destinati a tutto il quartiere e andando a coinvolgere tutta la cittadinanza. Verranno realizzati cineforum, laboratori teatrali con attrici professioniste e l’apertura di uno sportello di assistenza ai lavoratori e alle lavoratrici da parte della Camera del Lavoro.

 

9 novembre 2018 / by / in
Il 9 novembre Terra! presenta l’Orchestra dei braccianti

Da oggi Terra! abbraccia una nuova sfida: combattere il caporalato con l’arma della musica. Nasce così l’Orchestra dei braccianti, un nuovo progetto che riunisce musicisti, lavoratori agricoli e migranti di varie nazionalità uniti dal forte legame con la terra.

In questi anni abbiamo portato avanti ricerche e campagne sui temi dell’agricoltura delle filiere alimentari, per denunciare le cause dello sfruttamento del lavoro nei campi e l’insostenibilità di un’industria che troppo spesso produce povertà, segregazione e diseguaglianza. Con l’Orchestra dei braccianti vogliamo dare voce a chi subisce gli impatti sociali di un sistema iniquo, a chi vive nei ghetti, a chi si batte per i diritti dei lavoratori della terra.  

In ricordo di Giuseppe Di Vittorio e nella settimana di celebrazione dei 61 anni dalla sua scomparsa, il 9 novembre 2018 l’orchestra terrà il suo primo concerto a Cerignola, presso il Teatro Mercadante (Piazza Matteotti 1). Due spettacoli gratuiti – uno per le scuole alle 10.30, uno per il pubblico alle 20.30 con prenotazione obbligatoria a eventi@terraonlus.it – apriranno il percorso di questa formazione artistica, che andrà completandosi nei prossimi mesi. Ad oggi ne fanno parte 16 elementi di 9 nazionalità diverse: Italia, Francia, Gambia, Ghana, Nigeria, Libia, Tunisia, India e Stati Uniti. Grazie alla loro musica  vogliamo raccontare le storie di chi ieri e oggi, in diverse parti del mondo, lavora la terra. La narrazione viaggerà sulle note delle musiche tradizionali, dei ritmi e delle melodie dai cinque continenti. Ciascuno darà il proprio contributo con il suo strumento, la sua voce, la sua memoria, alla costruzione di una nuova comunità armonica e solidale.

L’Orchestra dei braccianti, sostenuta dal Fondo di Beneficenza Intesa Sanpaolo S.p.A., si inserisce all’interno del progetto “Voci Migranti“, finanziato dall’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo. L’evento di lancio ha ottenuto la partnership delComune di Cerignola e della Flai-Cgil. Ha sposato inoltre il progetto Salvatore Villani, musicista, etnomusicologo e direttore del Centro Studi Tradizioni Popolari del Gargano e della Capitanata.

6 novembre 2018 / by / in
Lettera delle donne occupanti di Roma alla città. Per Desiree, per l’autorganizzazione, contro ogni violenza di genere!

Come donne abitanti delle occupazioni di Roma sentiamo il bisogno di prendere parola dopo l’orribile violenza avvenuta nel quartiere di San Lorenzo su Desirée Mariottini, ancora di più dopo la vile operazione di sciacallaggio del Ministro Salvini che, respinto dalla reazione determinata che si è prodotta nel quartiere, ha comunque minacciato ritorsioni contro le occupazioni abitative con una nuova campagna di sgomberi.

Il ministro dell’Interno, incurante delle dinamiche e dei numeri che sottendono la violenza quotidiana contro le donne, ha approfittato del terribile massacro di una sedicenne per paragonare strumentalmente un luogo abbandonato, e lasciato volontariamente in stato di degrado, alle occupazioni abitative della città. In questo modo, la terribile violenza subita da Desirée diviene il pretesto per rafforzare le misure repressive contenute nel Pacchetto Sicurezza e nella Circolare Salvini, nonché per ribadire la sua linea di sostegno alla proprietà privata, inviolabile e esente da qualunque responsabilità sociale. Un attacco frontale, dunque, a chi ha scelto di reagire alla propria condizione di difficoltà economica organizzandosi in maniera autonoma e collettiva, dentro percorsi di lotta.

Come donne occupanti conosciamo bene la differenza tra posti abbandonati e spazi occupati, di fatto liberati non solo dal predominio della rendita, dove il rifiuto di qualunque forma di violenza, inclusa quella di genere, è parte del nostro sforzo quotidiano di costruire comunità solidale. I percorsi di lotta che abbiamo deciso di intraprendere sono incompatibili con ogni forma di sfruttamento, di autoritarismo, di fascismo, di razzismo e di sessismo.

Molte di noi sono arrivate nelle occupazioni dopo aver subito violenza dai propri partner o in famiglia, spesso nella totale indifferenza dei propri familiari e della società attorno; dopo aver subito uno sfratto o essersi trovate nell’impossibilità di avere una vita indipendente, autonoma e piena; dopo aver avuto un figlio o una figlia ed essersi ritrovate di fronte alla necessità di scegliere tra l’affitto e le esigenze di base della propria famiglia; dopo aver toccato con mano l’impossibilità di pagare un affitto o attendere per decenni una casa popolare a fronte di redditi precari, discontinui e ancora più a rischio per le donne; dopo aver affrontato lunghi viaggi da altri paesi per costruirsi una vita migliore e piena.

In questi spazi liberati, abbiamo trovato il coraggio per riprendere in mano la nostra vita, essere indipendenti, sperimentare la solidarietà nella lotta così come nella vita di ogni giorno, condividere il ‘lavoro di cura’ troppo spesso scaricato solo ed esclusivamente sulle spalle delle donne. Per questo le occupazioni sono luoghi dove ci sentiamo protette, e non nei termini paternalistici e infantilizzanti con cui le istituzioni vorrebbero costringerci a percepirci come fragili e incapaci di scegliere.

Rifiutiamo qualunque tentativo di controllo sui nostri corpi e sulle nostre vite da parte di chi sta provando cancellare decenni di lotte delle donne attraverso provvedimenti come il ddl Pillon, criminalizzando l’aborto, tagliando i fondi per i consultori, per i centri antiviolenza, per l’istruzione, la sanità e il welfare, mentre si trovano i soldi per proposte che ci rimandano dritte al periodo fascista come la concessione di terre alle famiglie disposte a fare il terzo figlio.

Continueremo a difenderci con ogni mezzo necessario dall’atteggiamento violento delle istituzioni, che provano a etichettarci come fragili e a infantilizzarci con proposte tese alla dipendenza invece che all’autodeterminazione, e non consentiremo a nessuno di speculare sulle nostre vite ne sulla memoria delle vittime di una violenza maschile che non passa dalla linea di colore ne dal censo.

La sicurezza di cui abbiamo bisogno sono i diritti, alla casa, al reddito, alla salute, alla cultura. Per questo saremo in piazza il 10 novembre contro il ddl Pillon e il decreto Salvini e il 24 novembre all’interno della mobilitazione di Non Una Di Meno, continuando a combattere quotidianamente contro la violenza delle istituzioni e il patriarcato nelle nostre comunità aperte, includenti e meticce.

Giù le mani dai nostri corpi e dai nostri spazi!

Le donne delle occupazioni di Roma

 

http://www.abitarenellacrisi.org/wordpress/2018/11/02/lettera-delle-donne-occupanti-di-roma-alla-citta-per-desiree-per-lautorganizzazione-contro-ogni-violenza-di-genere/

3 novembre 2018 / by / in
Rimaflow vivrà: appello a tutti e tutte!

HANNO COSTRETTO LA COOPERATIVA RIMAFLOW ALLA CHIUSURA E ARRESTATO IL SUO LEGALE RAPPRESENTANTE CON ACCUSE INFAMANTI. NON RIUSCIRANNO A CANCELLARE IL SUO PROGETTO SOCIALE!
MASSIMO DEVE TORNARE LIBERO SUBITO !!!

Ci hanno provato in tutti i modi a mettere i bastoni tra le ruote a un progetto mutualistico di recupero di una fabbrica abbandonata a Trezzano sul Naviglio dopo il licenziamento di 330 persone. La forza del ‘fare solidale’, l’impronta ecologista, la capacità di creare senza aiuto alcuno 120 posti di lavoro, la costruzione di una rete di economia sociale popolare Fuorimercato, l’impegno contro la criminalità organizzata – in cui sono state coinvolte imprese e istituzioni di tutto il SudOvest milanese – hanno dato la forza di resistere per quasi sei anni e di far vivere una delle più significative esperienze di autogestione operaia.

Hanno trovato l’occasione della sperimentazione del recupero di materie prime da carta da parati (il 3,6% del bilancio di RiMaflow, in realtà una perdita economica trattandosi di investimento per formazione!) per presentare RiMaflow come parte di un’associazione a delinquere finalizzata al trattamento illecito dei rifiuti: l’accusa più paradossale e infamante che ci potrebbe essere rivolta!!!
Il coinvolgimento in attività criminogene di società a cui RiMaflow si è rapportata per i macchinari e gli scarti di produzione da lavorare non significa nel modo più assoluto la partecipazione della Cooperativa e del suo legale rappresentante Massimo Lettieri in tali vergognose attività. E lo dimostreremo!

Ma intanto il sequestro dei beni mobili e immobili, dei conti correnti e del sistema informatico dell’amministrazione ha cancellato violentemente la Cooperativa in tutte le sue regolari attività, impedendo di pagare stipendi, contributi, fatture e adempimenti fiscali (IVA, tasse,…) che graveranno drammaticamente nel tempo.
Questo non è giusto. Questo non è tollerabile!!

Il momento è gravissimo: occorre una straordinaria campagna di resistenza. Ogni realtà solidale si mobiliti in tutte le forme possibili: è il momento di dimostrare da che parte stare!!!

Cooperativa RiMaflow
Associazione Occupy Maflow
Fuorimercato, autogestione in movimento

www.rimaflow.it
www.fuormercato.com

10 agosto 2018 / by / in
Luigi Ciotti su braccianti morti in un incidente stradale: domani raduno a Foggia per mostrare vicinanza e solidarietà

Questo sistema sembra aver dimenticato che il lavoro è la base della dignità della persona, e che questa dignità si garantisce con i diritti, con la sicurezza, con la giusta retribuzione. Altrimenti abbiamo lo sfruttamento se non la schiavitù.

 

Oggi, 12 persone morte, tre ferite. Sabato scorso, 4 persone morte, 4 ferite. Tutti migranti impegnati in Puglia nel lavoro dei campi. Non possiamo parlare di fatalità. Incidenti di questo genere si ripetono da tempo, da anni, dall’epoca in cui a lavorare nei campi erano soprattutto nostri connazionali. Abbiamo oggi una buona legge sul caporalato, che però deve essere messa in condizione di funzionare. Ma c’è a monte una questione più generale che riguarda il lavoro. Questo sistema sembra aver dimenticato che il lavoro è la base della dignità della persona, e che questa dignità si garantisce con i diritti, con la sicurezza, con la giusta retribuzione. Altrimenti abbiamo lo sfruttamento se non la schiavitù. Di fronte a quelle morti bisogna stare in silenzio, ma poi occorre chiedersi in che genere di mondo vogliamo vivere. Se in quello dove il lavoro è un diritto e un libero contributo al bene comune, o in quello, che sempre più cupamente si annuncia, dove l’essere umano sfrutta il suo prossimo e c’è solo posto per gli egoisti, per gli indifferenti, per i potenti e per i corrotti. Perché se è il primo mondo quello che vogliamo, non è più possibile assistere inerti a questo olocausto di vita e di speranza.

Luigi Ciotti, presidente Libera e Gruppo Abele


L’associazione “Libera” aderisce alla manifestazione che si terrà domani, 8 agosto, a Foggia per mostrare vicinanza alle vittime delle due stragi di migranti avvenute a Castelluccio dei Sauri e a Lesina. “16 morti in 3 giorni: la strage a cui stiamo assistendo – scrivono in una nota -, al netto delle maggiori informazioni che attendiamo dalle indagini, ci riconsegna, in un momento in cui il caporalato sembrava fosse uscito dal dibattito pubblico, il quadro reale, il disegno doloroso di un pezzo di Italia che produce ancora dolore, sfruttamento e vittime invisibili”.

“Di fronte a quelle morti bisogna stare in silenzio, ma poi occorre chiedersi in che genere di mondo vogliamo vivere. Se in quello dove il lavoro è un diritto e un libero contributo al bene comune, o in quello, che sempre più cupamente si annuncia, dove l’essere umano sfrutta il suo prossimo e c’è solo posto per gli egoisti, per gli indifferenti, per i potenti e per i corrotti. Perché se è il primo mondo quello che vogliamo, non è più possibile assistere inerti a questo olocausto di vita e di speranza”. Così ha commentato Luigi Ciotti le notizie giunte dalla Capitanata, sede nazionale dell’ultima “Giornata della memoria e dell’impegno in ricordo delle vittime innocenti delle mafie”. Simbolo di quella giornata era proprio una piantina di pomodoro, emblema della ricchezza di questa terra, l’agricoltura, ma anche, purtroppo, di una piaga che ha radici profonde e storiche nella nostra terra.

“Mercoledì alle 18 saremo davanti alla stazione per il corteo con i sindacati e tante altre associazioni per rivendicare dignità e diritti per tutti i lavoratori, per protestare contro lo sfruttamento in agricoltura”, aggiunge Sasy Spinelli, coordinatore provinciale di Libera Foggia. “È il momento di stare uniti, di stringerci intorno alle famiglie delle vittime, agli amici, ai sopravvissuti e a tutti i braccianti che continuano a lavorare nelle campagne. Ma auspichiamo, subito dopo, uno scatto in più, una maggiore presa di coscienza della problematica che non può esaurirsi solo con la repressione ma coinvolge la struttura stessa del sistema economico della nostra provincia”.

Strage migranti, corteo a Foggia con raduno davanti alla stazione. L’adesione di “Libera”

7 agosto 2018 / by / in
TERZA SEDUTA DEL TAVOLO ISTITUZIONALE: BALDASSARE APRE A COPROGETTAZIONE PER L’ASSEGNAZIONE DI UN IMMOBILE IN AUTORECUPERO MA ANNUNCIA L’IMMINENTE SGOMBERO DEL PRESIDIO PERMANENTE DI VIA SCORTICABOVE

Un colpo al cerchio ed uno alla botte: così si può sintetizzare l’esito del terzo incontro che abbiamo avuto con l’assessora Laura Baldassare, il capo staff Emanuele Montini e la coordinatrice dei servizi per l’accoglienza e l’emergenza sociale Angelina Di Prinzio, nella giornata del 6 agosto.

Infatti, nella prima parte della riunione l’assessora si è dimostrata disponibile in merito alla fattibilità di una co-progettazione finalizzata all’assegnazione, tramite bando o convenzione, di un bene pubblico in auto-recupero alla nostra comunità.
In questo terzo incontro, infatti, abbiamo deciso di arrivare preparati dimostrando all’istituzione comunale – tramite un parere legale relativo alla normativa di riferimento su cohousing ed autorecupero – la fattibilità della strada che stiamo prospettando ed evidenziando come stiamo lavorando alla scrittura di un progetto in cui saranno descritte tutte le attività ed i servizi che realizzeremo all’interno dell’immobile eventualmente assegnato: sportelli di orientamento legale, sanitario, lavorativo per richiedenti asilo; scuola di arabo ed italiano; realizzazione di un banco alimentare; avvio di una sperimentazione di ristorazione sociale con prodotti a km 0. Queste sono solo alcune delle tante attività che stiamo immaginando all’interno di un immobile che vogliamo rendere un bene comune per tutta la collettività.

Inoltre, ben consapevoli dell’impegno necessario per dar vita ad una esperienza di auto-recupero e rigenerazione urbana, ci siamo messi in contatto con alcuni docenti della facoltà di architettura dell’Università Roma Tre che si sono detti disponibili a collaborare con noi alla stesura del progetto. Infine, sapendo come per la gestione di un bene siano necessarie specifiche professionalità, stiamo procedendo a redigere un bilancio delle nostre competenze, anche al fine di avviare corsi di formazione specifici. Aspetti che abbiamo ben evidenziato all’assessora Baldassare per farle comprendere la serietà con cui stiamo affrontando questa possibilità, speriamo concreta, di assegnazione di un immobile.

Questa parte dell’incontro si è, dunque, conclusa con la volontà di avviare un tavolo tecnico con i funzionari degli assessorati competenti in materia di politiche sociali e patrimonio, al fine di definire le modalità concrete di assegnazione di un bene alla comunità, previa ricognizione del patrimonio pubblico inutilizzato da parte dei Municipi, con un nuovo incontro fissato per il 5 settembre.

Fin qui potevamo dirci abbastanza soddisfatti dell’esito del tavolo istituzionale ma purtroppo, sul finire dell’incontro, alcuni nodi sono venuti al pettine.

L’assessora Baldassarre dinanzi al nostro ennesimo rifiuto di accettare i soli quaranta posti messi a disposizione nei circuiti dell’accoglienza istituzionale, ha annunciato l’imminente sgombero del presidio permanente di via Scorticabove; affermando che numerose sono state le segnalazioni al IV Municipio da parte dei residenti e che le forze dell’ordine si sarebbero mosse di conseguenza.
Posto che dubitiamo fortemente che ci possano essere state richieste di sgombero da parte di una cittadinanza che, al contrario, ci sta dimostrando tutta la propria solidarietà, abbiamo evidenziato come un imminente sgombero comporti un evidente cortocircuito.

Infatti, posto che la situazione in cui ora ci troviamo è conseguenza della mala-accoglienza e dell’incuria istituzionale, la stessa assessora Baldassare ha evidenziato come la risposta solo emergenziale a problematiche strutturali porti esclusivamente a un vicolo cieco. Per questo se l’istituzione – come ha affermato – riconosce l’enorme valore sociale della nostra esperienza di autogestione tanto da dimostrarsi disponibile ad un percorso di co-progettazione finalizzato all’assegnazione di un bene, come può poi quella stessa istituzione non tutelarci dinanzi a uno sgombero oramai dato per certo?
Questa è la domanda che abbiamo rivolto all’assessora, convinti che una “soluzione ponte”, in attesa dell’individuazione dell’immobile da destinare alla nostra comunità, si possa e si debba trovare, evitando che per l’ennesima volta questioni sociali vengano trattate come meri problemi di ordine pubblico.

Se si ha l’ambizione istituzionale di dar vita ad un processo complesso che possa portare a delle sperimentazioni innovative in questa metropoli, poi non si possono percorrere le solite scorciatoie inutili e dannose.

Non ci fa paura uno sgombero, resisteremo con dignità e tenacia anche dinanzi all’uso della forza pubblica. Ciò che temiamo è la mancanza di coraggio da parte di un’istituzione che non si assume fino in fondo le proprie responsabilità.

In tutto questo, abbiamo però una grande certezza: continueremo a resistere e a lottare, a rimanere uniti e a pretendere che la nostra Comunità non si disperda.

Sappiamo che la nostra battaglia è quella di tanti e tante che, come noi, sono stati sfrattati o sgomberati e che nulla hanno ricevuto dalle istituzioni.
Per questo, oggi, dobbiamo continuare a lottare anche per loro, per dimostrare che grazie all’ostinazione di chi sa di essere dalla parte della ragione, alla fine, riusciremo a vincere.

[La vignetta fatta per noi da (Z)ZeroCalcare
Scorticabove resiste! Ma abbiamo bisogno anche del sostegno di tutti/e voi! Venite a trovarci]

7 agosto 2018 / by / in
Giù le mani dalla Ri-maflow: solidarietà e sostegno alla cooperativa e al Presidente Massimo Lettieri.

Il coordinatore nazionale della Rete dei Numeri Pari, Giuseppe De Marzo, esprime la sua solidarietà e il suo sostegno ai lavoratori, alle lavoratrici e al Presidente della Cooperativa Ri-maflow, Massimo Lettieri, per quanto accaduto oggi.

“È gravissimo e paradossale – afferma De Marzo – che sia stata colpita una cooperativa e il suo presidente, che da anni si impegnano nella difesa dei diritti dei lavoratori e dell’ambiente in un territorio in cui per anni hanno rappresentato l’unico presidio di legalità e contrasto alla criminalità organizzata”.  Continua affermando che “tutte le attività portate avanti dalla cooperativa, hanno come unica colpa quella di aver dimostrato che è possibile coniugare la riconversione ecologica  delle attività produttive con la creazione di posti di lavoro e la difesa del territorio”.

Infine “chiediamo quindi che Massimo Lettieri venga rimesso in libertà e che gli venga restituita la dignità che merita per l’impegno che ha da sempre dimostrato accanto ai lavoratori e alle lavoratrici della cooperativa Ri-maflow”.

 

Comunicato stampa:

TRAFFICO RIFIUTI IN LOMBARDIA. RIMAFLOW È NATA PROPRIO PER IL ‘RICICLO PULITO’ CONTRO LE BANDE CRIMINALI!

Tra gli arrestati e i siti sequestrati stamattina dai carabinieri ci sono anche il presidente della cooperativa RiMaflow e il capannone dove si è sperimentato per un periodo il recupero di materia prima da carta da parati.

Con le ditte che ci hanno conferito macchinari e materiali con regolari documenti di trasporto – alcune delle quali figurano tra quelle indagate –  non abbiamo nulla a che fare per qualsiasi altra loro attività.

La nostra unica ‘illegalità’ è quella di essere ancora in attesa di un titolo di utilizzo del sito da quando quasi sei anni fa la Maflow ha chiuso licenziando 330 persone e abbandonando la fabbrica. Gli operai si sono ricostruiti un lavoro con una regolare Cooperativa, sono nate molte botteghe artigiane che – insieme – hanno dato vita a un centinaio di posti di lavoro, mentre un business plan è stato preparato con il concorso di varie Università.

La sperimentazione sul riciclo è stata condotta acquisendo materiali (scarti di produzione di carta da parati) da ditte a cui lo restituivamo lavorato (con fatture di lavoro conto terzi) o vendute a ditte con regolari fatture. Non sappiamo l’iter successivo di questi materiali.

La sperimentazione, peraltro onerosa e quindi una perdita per noi, è terminata mesi fa, in attesa di una regolarizzazione del sito ormai in dirittura d’arrivo. Quindi nessuna attività lucrativa da parte della Cooperativa!!!

Nel capannone posto sotto sequestro abbiamo invitato a più riprese molti enti, tra cui Città Metropolitana, AMSA e A2A, con la massima trasparenza rispetto ai nostri progetti.

I lavoratori di RiMaflow non c’entrano con lo smaltimento illecito di rifiuti per cui sono implicati altri soggetti. Massimo Lettieri deve essere rimesso in libertà e deve essergli restituita tutta la dignità per il lavoro che ha sempre fatto per tutti i lavoratori e le lavoratrici e anche per la città di Trezzano sul Naviglio.

Solidarietà  è stata espressa stamattina da don Massimo Mapelli di Caritas Milano, da don Franco Colombini parroco di Trezzano, da Marco Cabassi, don Gino Rigoldi e Giuseppe De Marzo, che da anni seguono e sostengono attivamente il progetto RiMaflow.

Cooperativa RiMaflow (Luca Federici 349.6489063)

Associazione O. Maflow (Gigi Malabarba 335.1213067)

 

Trezzano, 26 luglio 2018

26 luglio 2018 / by / in
COMUNITÀ SUDANESE DI VIA SCORTICABOVE: ECCO IL RESOCONTO DEL TAVOLO ISTITUZIONALE DEL 23 LUGLIO CON L’ASSESSORA BALDASSARRE

L’UNICA OFFERTA: “POSTI IN EMERGENZA”. ECCO PERCHÉ LI RIFIUTIAMO

Dopo lo sfratto del 5 luglio e dopo essere giunti quasi al ventesimo giorno di presidio permanente in via Scorticabove, lunedì 23 luglio abbiamo incontrato l’assessora alle politiche sociali del Comune di Roma, Laura Baldassarre.
Siamo arrivati a questo secondo appuntamento del tavolo istituzionale riaffermando quelle che sono le nostre tre rivendicazioni fondamentali: non si può risolvere la nostra situazione attraverso la “risposta emergenziale” dei centri istituzionali temporanei; non si può più parlare di “accoglienza”, trovandoci in Italia da ben 15 anni; deve essere riconosciuto il fondamentale ruolo sociale che la nostra comunità ha svolto in questi anni.
Per questo abbiamo nuovamente rifiutato l’unica proposta che la Giunta capitolina ha messo in campo rispetto alla nostra situazione, ossia offrire temporaneamente un posto alloggio presso i centri istituzionali. Proposta che non tiene conto di un percorso di autonomia da noi faticosamente messo in campo ed attuato non tramite l’aiuto delle istituzioni ma completamente realizzato da noi stessi.

ABBIAMO SUBITO LA MALA-ACCOGLIENZA E DA SOLI ABBIAMO COSTRUITO PERCORSI DI AUTONOMIA

Abbiamo ricordato all’assessora Baldassarre che la cooperativa cui era stata data in gestione l’accoglienza nell’immobile di via Scorticabove non solo non ha mai messo in campo quei servizi -come scuola di italiano e supporto nella ricerca di lavoro- cui era preposta ma non ha neanche provveduto al pagamento delle utenze e dell’affitto; non a caso è finita all’interno dell’inchiesta “Mafia Capitale”. Quindi, nell’incontro si è evidenziato come noi stessi abbiamo provveduto alla nostra accoglienza, seguendo autonomamente corsi di lingua e di formazione professionale, ricercando dei lavori per poter sopravvivere dignitosamente. Dopo l’abbandono dell’immobile da parte della cooperativa, abbiamo dato vita ad un percorso di autogestione, creando un fondo comune per pagare le utenze e per garantire il soddisfacimenti dei bisogni primari di chi, tra noi,si trovava in difficoltà; prestando servizi di assistenza ed orientamento per i richiedenti asilo appena arrivati in città.
Abbiamo fatto tutto questo solo attraverso la forza della nostra comunità, avviando sperimentazioni di mutualismo e sopperendo alle mancanze istituzionali, altro elemento che abbiamo messo in evidenza nell’incontro con l’assessora.

NON ERAVAMO “FRAGILI”, LO SIAMO DIVENTATI PER COLPA DI UNA COOPERATIVA DISONESTA E DELLE ISTITUZIONI
Noi, dunque, non eravamo “fragili”, lo siamo diventati il 5 luglio a causa di uno sfratto che si è attuato per colpa di una cooperativa disonesta, lasciata operare nel completo silenzio delle istituzioni competenti.
Uno sfratto di cui l’attuale amministrazione capitolina era ben a conoscenza, avendo la stessa assessora Baldassarre effettuato un censimento nell’immobile di via Scorticabove nel febbraio 2018 ma non avendo, poi, dato seguito in maniera preventiva ad una collaborazione con noi inquilini per immaginare già allora soluzioni strutturali da proporci.
Per questo, ora, non possiamo accettare di essere risucchiati nei circuiti dell’accoglienza emergenziale, spazzando via la nostra conquistata autonomia e l’esperienza di solidarietà ed autogestione da noi messa in campo.

ABBIAMO PRESENTATO ALL’ASSESSORA UNA PROPOSTA PER L’ASSEGNAZIONE DI UN BENE PUBBLICO, DIMOSTRANDO LA FATTIBILITA’ GIURIDICA E LA SOSTENIBILITA’ ECONOMICA
Nell’incontro del 23 luglio abbiamo dimostrato all’assessora Baldassarre che vi è la possibilità di adottare una soluzione che mantenga unita la nostra comunità, preservando l’importante lavoro sociale da noi svolto in questi anni.
Si tratta di una proposta che potrebbe vedere l’assegnazione alla nostra comunità di un bene pubblico inutilizzato, per avviare una sperimentazione di rigenerazione urbana e di co-hounsing.
Si tratta di una proposta che abbiamo presentato all’assessora Baldassare, corredata da normativa di riferimento (legge regionale n.7/2017 sulla rigenerazione urbana); da valutazioni sulla sostenibilità finanziaria (fondo sociale europeo; pon metropolitano; fami); dalla richiesta di effettuare un appello ai municipi per la ricognizione dei beni pubblici dismessi esistenti, con l’individuazione altresì di una struttura -“Tenuta del Cavaliere”- su cui effettuare una immediata verifica della disponibilità.
L’assessora si è dimostrata ben propensa a vagliare la proposta di assegnazione di un bene da noi effettuata, rimandando tuttavia la possibilità di avviare una co-progettazione sul co-housing ad una richiesta di parere da parte dell’Avvocatura di Stato.
Questione che ci preoccupa rispetto ai tempi di rilascio del suddetto parere, constatando inoltre che la normativa regionale di riferimento non pone limiti rispetto alla possibilità di una co-progettazione, che rientra tra gli strumenti giuridici di cui un’amministrazione può e deve servirsi.

IL PROSSIMO INCONTRO ISTITUZIONALE SARA’ IL 6 AGOSTO, NEL FRATTEMPO RIMANIAMO PER STRADA E NON CI SONO STATE DATE RASSICURAZIONI SULLA POSSIBILITA’ DI NON ESSERE SGOMBERATI
Il prossimo incontro fissato con l’assessora è per lunedì 6 agosto. Auspichiamo che in quella sede si possa sciogliere il punto giuridico della fattibilità di una assegnazione con l’individuazione di un bene su cui avviare tale sperimentazione. Noi annunciamo già che ci presenteremo a tale incontro con la prima bozza di un progetto di co-housing, che verrà elaborato tramite il contributo delle realtà solidali e di alcuni docenti universitari. Un progetto in cui non parleremo solo di alloggi per la comunità ma anche di servizi ed attività che intendiamo offrire e dell’avvio di sperimentazioni di start-up.
Speriamo davvero che la Giunta capitolina dimostri la capacità di avviare un progetto che potrebbe rappresentare una conquista innovativa non solo per noi rifugiati ma per l’intera città di Roma.
Nel frattempo, noi continuiamo a rimanere in presidio permanente a via Scorticabove, con una minaccia di sgombero rispetto alla quale l’assessora Baldassarre non ha voluto dare rassicurazioni.

Rimaniamo per strada, convinti che sia necessario lottare per la nostra dignità ed autodeterminazione e vi invitiamo a venire a trovarci, per conoscerci e sostenerci.
D’altronde la battaglia che stiamo portando avanti ci racconta della possibilità di realizzare una nuova idea di convivenza, della capacità di una comunità -che ha subito sulla propria pelle le conseguenze della mala-accoglienza- di avviare dei percorsi di autonomia ed autogestione; della volontà di preservare il lavoro di mutualismo effettuato e di poterlo, anzi, potenziare.
Una sfida ambiziosa che abbiamo intenzione di vincere e che vogliamo condividere con tutti coloro che vorranno essere con noi solidali.

La Comunità sudanese di via Scorticabove

26 luglio 2018 / by / in
“FAREMO OPPOSIZIONE A TUTTO CAMPO”: risponde la Casa Internazionale delle Donne!

Roma, 25 lug. – “L`assessora Rosalba Castiglione ci ha annunciato che la memoria da noi consegnata a fine gennaio 2018 è stata respinta in toto, comprese le proposte di riduzione del debito da noi formulate.

L`assessora Castiglione ha quindi annunciato anche la revoca immediata della Convenzione che regola il rapporto fra la Casa internazionale delle donne e Roma Capitale”. Cosi` in un comunicato le esponenti del direttivo della Casa Internazionale delle donne.

“Noi- continuano le esponenti del direttivo presenti alla riunione, la presidente Francesca Koch, Lia Migale, Giulia Rodano, Maria Brighi, Loretta Bondi`- faremo opposizione a tutto campo. Non possiamo non rilevare che l`annuncio della revoca della Convenzione avviene alla vigilia di agosto, nella peggiore tradizione di ogni vertenza pubblica e privata nel nostro paese.

La Casa Internazionale delle donne e tutte le attività e servizi che al Buon Pastore vengono erogati rischiano la chiusura a causa di questo ulteriore incomprensibile attacco della giunta Capitolina al femminismo e alla vita associata a Roma”. “Noi, al contrario, abbiamo proposto una transazione che chiuda definitivamente la questione del debito. Grazie al grande sostegno che abbiamo ricevuto con la `Chiamata alle arti` e con la grande mobilitazione in Campidoglio del 21 maggio, c’è a Roma e nel paese la consapevolezza di quanto negativo e grave sarebbe scrivere la parola fine alla esperienza della Casa Internazionale delle donne.

Ci sentiamo per questo di chiedere a tutte e a tutti- conclude la delegazione di ritorno dall’incontro all’assessorato al Patrimonio, al quale erano presenti anche le assessore Laura Baldassarre e Flavia Marzano e la consigliera Gemma Guerrini- di sostenerci, di continuare la campagna di solidarietà e di mobilitazione, e anche di sottoscrivere”.

(Com/Mtr/ Dire18:19 25-07-18 .NNNN)

25 luglio 2018 / by / in